Ieri è morto un giovane operaio nella centrale dell’Enel Torre Valdaliga nord a Civitavecchia [Roma]. Solo pochi giorni fa, il 9 ottobre, un altro giovane operaio aveva perso la vita e tredici erano rimasti feriti nella fabbrica di armi Simmel a Colleferro [Roma]. Morti bianche, come ancora vengono chiamate, che in realtà nascondono lavoro nero e precario. Sembra che la Simmel faccia contratti di un mese, mentre l’Enel ha subappaltato i lavori di riconversione a carbone della centrale, che si sono tradotti in occupazione in nero, caporalato, assenza di diritti. In aggiunta, sono stati imposti turni massacranti, anche di notte e nei giorni festivi, perché l’Enel vuole chiudere in fretta il cantiere.
E non c’è solo il problema della sicurezza sul posto di lavoro ma ci sono anche i rischi per la salute e per l’ambiente che derivano da queste produzioni. A dirlo sono sia il Coordinamento contro la guerra-valle del Sacco di Colleferro, che denuncia da anni il gravissimo inquinamento causato dalle industrie chimiche dell’area, sia il movimento No coke dell’alto Lazio, che combatte contro il carbone per difendere la salute dei cittadini e dell’ambiente. Riconvertire queste produzioni e renderle più sicure è possibile, perché allora non si fa?






