Dunque con grande soddisfazione generale ecco finalmente il testo definitivo del nuovo accordo tra governo e parti sociali sul welfare. Il ministro del lavoro Damiano e il presidente Prodi hanno annunciato l’avvenuto parto dopo una convulsa giornata, ieri, di consultazioni con i sindacati, con Confindustria e infine nel consiglio dei ministri. C’è da dire che il presidente ne ha parlato spiegando «è il meglio che possiamo fare in questo momento», mentre Epifani ha usato maggiore entusiasmo parlando di «grande soddisfazione». Ora – dopo la ratifica delle segreterie confederali annunciata nel primo pomeriggio di oggi e arrivata senza bisogno di votare– naturalmente il testo passa al parlamento, dove Rifondazione per prima intende lavorare insieme gli altri partiti a sinistra del Pd per modificare soprattutto la parte sulla precarietà. Gennaro Migliore, capogruppo del Prc alla camera, ha spiegato che «su questo tema l’ultima versione del provvedimento contiene un peggioramento. Sono state accolte le richieste di Confindustria, noi crediamo vada ristabilito il principio contenuto nel programma dell’Unione. Il Parlamento sovranamente potrà e dovrà decidere. Pensiamo di ottenere una convergenza su una proposta giusta, all’interno del dibattito in maggioranza». Vedremo, certo quello della precarietà resta il nodo da sciogliere.
Lo dice anche Bruno Papignani, segretario della Fiom di Bologna, con il quale abbiamo ripercorso i punti più significativi del «nuovo» protocollo [premettendo che l’analisi per ora può essere fatta solo dai resoconti della stampa]. A partire dalle quattro finestre di uscita per le pensioni di anzianità [con 40 anni di contribuzione]. Spiega Papignani: «C’era già nel testo che abbiamo discusso nelle assemblee e non so perché venga data come una novità. Certo noi restiamo sui 35 anni e poi c’è l’incognita del 2011, che viene considerata la data entro la quale sarà avviata una nuova riforma delle pensioni. Vorrei essere ottimista e pensare che arrivati a quel punto si migliorerà la situazione, ma chissà perché non ci riesco». Sul mantenimento di almeno il 60 per cento di retribuzione per le future pensioni dei giovani, Papignani spera: «Spero che nel nuovo testo questa cosa sia scritta a chiare lettere e data come certezza. C’era già anche nel testo precedente, ma in maniera fumosa». Veniamo all’eliminazione del tetto per i lavori usuranti. Dice Papignani: «Era una formulazione ridicola. Ottimo togliere il tetto di 5 mila, ma la domanda è: come? Se le spese sono restate invariate, allora è una presa in giro».
Veniamo ai contratti a termine. Su questo Papignani è molto chiaro: «La cosa peggiore è questa idea della contrattazione individuale del datore di lavoro con il lavoratore. Certo si dice che la proroga deve avvenire ‘con l’assistenza di un rappresentante sindacale’, ma ci credo poco. Immagino già la scena. Il datore di lavoro chiede al lavoratore: ‘ti mando a casa o mi dai la proroga?’».
Non solo: a rendere la parte sulla precarietà assolutamente insufficiente è soprattutto, per Papignani, la mancanza di due cose: «La prima sono le causali cui un datore di lavoro dovrebbe ricorrere per spiegare la necessità di una proroga di un contratto a termine. La seconda è una percentuale unica e di soglia del lavoro precario usato dentro l’azienda, una percentuale che non possa essere superata. Senza questi due semplici elementi, che del resto mancavano anche nel protocollo per come l’abbiamo discusso nelle assemblee, non cambia il segno dell’intervento sul dramma della precarietà, che resta aperto. In questo senso, non aiuta neanche il ‘regalo’ di 15 mesi di proroga del contratto a termine per sarà ‘in scadenza’ a gennaio 2008…».
L’ultima domanda per Papignani riguarda, dopo l’incredibile circolare della Cgil, l’uso delle bandiere. La porterai, sabato a Roma? «Non mi pongo il problema–risponde Bruno–sono abituato ad andare in piazza senza esporre nessun ‘logo’».






