A Milano manifestare diventa reato

Mentre per il processo di Genova i pm Canepa e Canciani cercano di riscrivere la storia del G8 chiedendo la condanna per i 25 manifestanti a 225 anni per devastazione e saccheggio, a Milano è iniziato oggi l’appello per i 18 ragazzi condannati per lo stesso reato. L’accusa riguarda gli scontri avvenuti l’11 marzo scorso in corso Buenos Aires, durante una manifestazione antifascista organizzata per protestare contro una sfilata di nostalgici fascisti, autorizzata a pochi giorni dalla ricorrenza della morte di Dax.
Stamattina i legali dei 18 manifestanti hanno chiesto l’assoluzione per i loro assistiti, condannati in primo grado a 4 anni di reclusione per danneggiamento, devastazione, saccheggio e incendio. L’accusa ha invece chiesto la conferma della condanna.
L’avvocato Mirko Mazzali ha contestato la mancata concessione delle attenuanti generiche in primo grado, con riferimento al fatto che la manifestazione si svolse per protestare contro un corteo fascista. «Se scendo in piazza a difesa della Costituzione – ha detto – e impedisco un corteo pro-fascismo, non riesco a capire perché le attenuanti generiche non siano state concesse. Quel corteo doveva essere impedito da altri, non da quei ragazzi». L’avvocato ha invitato i giudici della corte d’assise d’appello a riflettere sulla pericolosità di una sentenza di condanna per concorso morale in devastazione e saccheggio, sentenza che ha in sé un forte «valore etico» condannando persone per la semplice partecipazione ad una manifestazione. Stasera alle 21 appuntamento presso il Barrio’s in via Barona 51 a Milano per continuare a parlare dell’11 marzo in un’assemblea pubblica su «processi repressione e lotte».

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