Nel giorno in cui il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi afferma che «in Italia i salari sono troppo bassi rispetto agli altri paesi dell’Unione europea», milioni di lavoratori del pubblico impiego hanno scioperato per 8 ore. Erano in duecentomila in piazza San Giovanni, e l’80 per cento di loro ha aderito allo sciopero di 8 ore convocato dai sindacati confederali.
Lo striscione dietro il palco diceva «Rinnovare i contratti, stabilizzare il lavoro, migliorare i servizi, tutelare i diritti». Tutte cose che la claudicante legge finanziaria in discussione al senato non contempla. «Lo sciopero di oggi è contro le misure sbagliate del governo, anzi molto sbagliate perché si aumenta la precarietà, si privatizzano servizi utili ai cittadini e per di più non ci sono soldi per i lavoratori derivanti dal rinnovo del contratto di lavoro», dice il segretario generale Fp Cgil Carlo Podda. Poi, riferendosi agli emendamenti predisposti dai partiti della sinistra dell’Unione dice: «È giusto che la politica faccia il suo mestiere – afferma Podda – Così come noi facciamo il nostro. Ma non vorrei che questi emendamenti dell’ultima ora fossero un modo per salvarsi la coscienza. Forse bisognava essere più attenti quando la Finanziaria è stata discussa in consiglio dei ministri. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: i lavoratori non avranno soldi, aumenterà la precarietà e con essa gli sprechi», conclude Podda. Guglielmo Epifani, invece, dal palco in piazza San Giovanni si è rivolto direttamente al presidente del consiglio Romano Prodi. «Ascolta questa piazza – ha detto il segretario Cgil–O meglio: anche questa piazza ascolti le ragioni di questa lotta e se ritroverà la sintonia con il popolo, la gente, forse troverà la rotta per andare avanti nel senso giusto». In piazza c’erano anche i lavoratori della sanità e anche una delegazione di metalmeccanici, che hanno programmato uno sciopero per martedì prossimo per il rinnovo del contratto.
Domani, invece, sciopereranno e scenderanno in piazza a Roma i lavoratori del comparto scuola. Lunedì toccherà inoltre al personale dell’università e della ricerca. Si sciopera nonostante il rinnovo del contratto. Come mai? « L’accordo dello scorso 7 ottobre – spiegano dalla Flc Cgil–riguarda il biennio economico 2006-2007. Per il secondo biennio 2008-2009 le risorse deve stanziarle la Finanziaria 2008. Nella proposta del governo, invece, non c’è nemmeno un centesimo di stanziamento per il rinnovo dei contratti. Il rischio è che le scadenze contrattuali continuino a slittare, e tutto questo è inaccettabile. La proposta di Finanziaria, inoltre, è deludente da tanti altri punti di vista: non è coerente con quel piano di investimenti strategici che l’Intesa sulla conoscenza firmata nel giugno scorso presuppone, non risolve il problema del precariato nella scuola statale, non attiva la leva fiscale a favore del lavoro dipendente». Lunedì 29, infine, sciopera per l’intera giornata il comparto università e ricerca. È previsto un sit in a Roma, la mattina, davanti a Palazzo Vidoni, dove si trova la sede del dipartimento della Funzione pubblica del Consiglio dei ministri. «Con l’Intesa per la conoscenza il governo si era impegnato a investire su scuola, università e ricerca, di dare centralità al sapere come investimento per il futuro di questo paese – ci spiega Enrico Panini, segretario generale Flc Cgil – Non chiedevamo tutto subito ma almeno qualche passo in questo senso. Invece, con la Finanziaria si decide di dare un messaggio politico chiaro, di dare dei segnali precisi: il precariato è stato dimenticato, non si stanzia niente per il rinnovo dei contratti, si tralascia l’accordo che era stato firmato. Il precariato è un problema enorme sia per la scuola che per l’università, dove ci troviamo a fronteggiare una situazione ottocentesca. La legge di bilancio invece spalma gli stanziamenti favorendo soprattutto Confindustria».






