«Si parla del comportamento criminale di individui specifici e questo non è causato dall’allargamento o dal libero movimento dei cittadini». E’ quanto ha dichiarato Johannes Laitenberger, portavoce del presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso a proposito dell’«emergenza sicurezza» in Italia. «L’allargamento e il libero movimento non rappresentano un ostacolo per contrastare in maniera efficace la criminalità organizzata», ha aggiunto il portavoce comunitario. E da Bruxelles arriva anche l’annuncio di possibili procedure di infrazione in caso di applicazione discriminatoria del decreto.
L’esternazione del portavoce europeo smaschera il fantasma del «pericolo rumeno», evocato a furia di dichiarazioni politiche e campagne di stampa. Ma non ferma la classe politica, che lo scavalca convinta, nonostante i dati ufficiali–ricordati nei giorni scorsi da Curzio Maltese su Repubblica–parlino chiaro: «meno del 3,5 per cento degli stupri commessi in Italia lo sono da cittadini stranieri. Eppure occupano tra l’80 e il 90 per cento dell’informazione». A testimonianza dell’aria di xenofobia che si è impossessata dall’Italia, qualcuno ha scritto sui muri di Pescara, «Cappio ai Rom».
L’ex disegno di legge sulle espulsioni, trasformato in decreto per fronteggiare «l’emergenza», nel migliore stile sarkozista, approderà domani al senato, nella Commissione affari costituzionali. La Commissione giustizia dovrà probabilmente dare il suo parere. Per Maria Luisa Boccia, senatrice di Rifondazione, «questo decreto è pessimo, innanzitutto perché la responsabilità dei reati è personale e non si può affatto procedere per gruppi. L’espulsione, poi, non può essere legata a una generica pericolosità. Rimane inoltre da vedere chi controlla i prefetti», che saranno dotati del potere di «allontanare» dal territorio nazionale cittadini comunitari per ragione di pubblica sicurezza, con divieto di reingresso. La violazione di questo divieto diventa un delitto, punito con la reclusione fino a tre anni. E secondo il ministro della solidarietà sociale Paolo Ferrero, il decreto deve contenere anche norme «contro la xenofobia».
Il decreto verrà discusso dopo la Finanziaria, il cui voto finale è previsto per il 14 novembre. Romano Prodi lo difende come «doveroso oltre che giusto», in una lettera pubblicata oggi dal Messaggero. «Quello che non possiamo permetterci – scrive Prodi–è la criminalizzazione di un popolo intero per colpa di un singolo o di una minoranza». Quella rom per l’appunto. Stessa linea per il partito degli immigrati. Dumitru Iliaca, consigliere nazionale del partito, ritiene che «le proposte del leader di An, Gianfranco Fini, sul pacchetto sicurezza, siano le più idonee per affrontare l’attuale situazione di emergenza». Ospite a Domenica in, su RaiUno, l’esponente rumeno ha chiesto «leggi più severe e soprattutto la certezza della pena. In Romania i cittadini non si permettono di delinquere perché la giustizia è meno intransigente che qui. In Italia, gli stranieri senza lavoro e senza scrupoli hanno la certezza che si possa farla franca e quindi propendono a intraprendere la strada criminale».
Intanto dal vertice della Casa della libertà sulla sicurezza arriva il no di Gianfranco Fini al decreto così com’è. Verrano quindi presentati «pochi e qualificati emendamenti al decreto sicurezza del governo»: se non verranno accolti, il centrodestra voterà contro.
La maggioranza appare divisa. Il capogruppo di Rifondazione alla camera Gennaro Migliore, vede nell’accordo «un segnale politico molto grave». Per Franco Turigliatto e Salvatore Cannavò di Sinistra Critica, la misura è colma: «Un’altra diga a sinistra è saltata–affermano–La diga della civilta’ giuridica, della tolleranza, della diversità sostanziale rispetto alle destre».






