Firenze. Tredici anni di condanna per le proteste contro la guerra nei Balcani

Il Tribunale di Firenze ha condannato a sette anni di reclusione tredici persone per gli incidenti al Consolato Usa del 13 maggio 1999 in occasione dello sciopero/manifestazione indetto dal sindacalismo di base contro la partecipazione dell’Italia alla guerra nei Balcani.
Il 13 maggio 1999 ltremila prsone manifestarono contor la guerra. A corteo concluso davanti al Consolato Americano partirono, senza preavviso, durissime cariche poliziesche: candelotti sparati ad altezza d’uomo, 5 manifestanti costretti alle cure ospedaliere, mentre tanti altri contusi evitarono gli ospedali. Un video mostrò l’esatta dinamica delle cariche.
Adesso le condanne a sette anni. «Sette anni per aver preso un sacco di legnate a mani nude – denuncia un comunicato del Movimento antagonista toscano e dei Cobas – Sette anni a conferma che nella società contemporanea non c’è più misura. Nello sfruttamento come nelle sentenze dei tribunali. Sette anni vengono dati per omicidio (con le attenuanti). Cinque per banda armata. Qualche manciata di mesi per stupro, nulla per gli omicidi sul lavoro. Non parliamo della signora Dini e dei suoi traffici internazionali finiti con una pena abbondantemente sotto l’indulto. Questi giudici ci fanno tornare in mente i colonnelli greci e lo Shakespeare di “Misura per misura”: viviamo la nostra contemporaneità nella svalutazione dei valori, dunque il dramma è quanto mai attuale. La Magistratura interpreta la crisi verticale della rappresentanza politica, quella società dello spettacolo andata in onda anche pochi giorni fa al Senato, e della sua incapacità di controllare spinte e conflitti sociali. Non si deve manifestare, tanto meno contro la guerra. E poi, se al governo c’è il centrosinistra è ancora più grave, viene meno ogni “giustificazione politica”. E’ il trend giudiziario di Genova e di Cosenza. E’ l’altra faccia del delirio securitario che vuole incarcerare tutti i romeni che scappano dalla Romania a causa dei “nostri” imprenditori arrivati a sfruttare la forza lavoro locale per 80 euro al mese. C’è la mano precisa dei DS in questa sentenza. Dopo aver riesumato le ordinanze del 1933 del Podestà per deportare i lavavetri, hanno dichiarato la guerra ai poveri colpevoli di avere cattiva incidenza sul turismo – come se Firenze non fosse una città internazionale e cosmopolita. Ed ora indicano nelle case occupate, nei richiedenti asilo che esodano dalle guerre il prossimo nemico da colpire.
La città va affidata a guardie pretoriane che devono esercitare il controllo assoluto non solo sui movimenti, ma sui corpi e sulle menti, perchè cresce la marea dei senza reddito, senza casa, senza cittadinanza e che devono rimanere anche senza voce.
Queste sentenze vogliono sancire lo slittamento del conflitto sociale all’interno della normativa penale. Imputate/i capri espiatori, diversificati per provenienza ed estrazione, per poter esercitare su di loro una giustizia altrettanto diversificata. Per sperimentare la tenuta di ‘nuovi’ reati, quali devastazione e saccheggio, mantenendo i ‘vecchi’ resistenza e danneggiamento. Daremo vita ad una campagna nazionale su questa sentenza capace di coinvolgere tutto quanto si muove nella società italiana per garantire la libertà di movimento e la demolizione di questa e delle altre sentenze».

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