Bush ha vinto (e noi siamo dei presuntuosi)

Poche cose mi infastidiscono quanto la presunzione della sinistra. Che si fonda su un concetto stravagante, fatto passare per scientifico: “noi” siamo migliori di “loro”.
Come spiegare altrimenti la certezza per cui all’aumentare della partecipazione al voto, sarebbe stato Kerry il beneficiato? Accade anche in Italia, dove si parla solo dell’astensionismo di sinistra, che andrebbe continuamente “recuperato”, e ci si dimentica la vecchia “maggioranza silenziosa”, la destra profonda, quella che–per esempio–non è andata a votare al Collegio 3 di Milano, consentendo la vittoria del centro-sinistra alle recenti suppletive.
Nel caso delle elezioni americane, la convinzione che se aumentavano gli iscritti alle liste elettorali era senz’altro meglio per Kerry, mi è sempre sembrata stupida. Ma lo si poteva leggere ovunque: da Repubblica al Corriere, al manifesto, dall’Unità a Liberazione. Ci sono politologi improvvisati che pretendono di descrivere un mondo (occidentale) dove la sinistra vince se porta più gente ai seggi, mentre la destra sarebbe, di per sé, favorita dall’astensionismo.
Immaginate il mio fastidio nel dover dare ragione al mio vecchio professore, Angelo Panebianco (almeno lui non è un politologo improvvisato) che ieri sulla prima pagina del Corriere sprizzava gioia da tutti i pori, potendo festeggiare la vittoria di Bush e la figuraccia di tanti suoi allievi.
La “nostra” boria intellettualistica ci fa sopravvalutare Michael Moore e sottovalutare il voto degli Amish… ci scalda il cuore perché vediamo Springsteen e i R.E.M., e i più amati fra gli attori hollywoodiani schierarsi contro Bush, ma gli unici attori che hanno sfondato su quella scena politica sono stati Reagan e Schwarzenegger… Continuando così, potremmo sorprenderci anche della rielezione di Berlusconi.
Jeremy Rifkin, l’autore di Entropia e Guerre del tempo, ha scritto (per Repubblica) che nessuno dei due candidati offriva risposte a un problema elementare di giustizia: negli Usa “il divario tra i redditi ha raggiunto livelli record. Oggi siamo al ventiquattresimo posto fra le nazioni industriali quanto a disparità reddituale, che separa i ricchissimi in alto dalla moltitudine dei lavoratori poveri in basso. Solo il Messico e la Russia ci seguono in questa classifica”.
Primo: sarei curioso di sapere in quale posizione si colloca l’Italia (e quali effetti avrebbe il taglio delle tasse ai più ricchi che adesso Berlusconi porterà in approvazione).
Secondo: mi piacerebbe che qualche dirigente della Gad dicesse che ridurre “la disparità reddituale”–cioè ridurre le ingiustizie–sarà una priorità del futuro governo. E’ chiedere troppo?

Rudi Ghedini

Mail_long
20 ottobre 8 luglio 8 marzo abbonamenti abiti puliti aborigeni acqua Afghanistan africa agricoltura agricoltura biologica agricoltura biologica. decrescita agricoltura. decrescita Aiab Aids altra economia altra politica Amazzonia ambiente America latina animalisti Annapolis antifascismo antimafia antirazzimso antirazzismo antirzzismo anziani api Argentina Armenia armi Atene 2006 atomiche Australia auto autoproduzione aziende Balcani Bali Banca mondiale Bangladesh banlieues basi militari Basilicata bene comune beni comuni bilanci partecipativo biocarburanti biologico Birmania bitch Bolivia Bolkestein Bologna Brasile brimania Britel Bulgaria Calabria calcio cambiamenti climatici cambiamento climatico Campania cantautore cantieri cantieri sociali Caracas 24/29 gennaio carbone carcere Casa catania Caucaso cemento censura centri sociali cgil Chavez chiaiano chiapas Ciad ciampino cibo Cile Cina cinema Cipro città cittadinanza clandestini clandestino clima Colombia commercio commercio equo commercio equo. decrescita comunicazione conoscenza consumi consumo critico contadini controvertice cooperazione cornelio cornelio bizzarro cosa rossa cpt crisi alimentare critical mass Cuba De Gennaro Deavos decrescita decrescita. agricoltura biologica democrazia detenuti detenzione diritti diritti globali diritti umani disarmo documentario donne droghe ecologia ecomafia economia Ecuador editoria Egitto