Sessanta milioni di statunitensi (il 51 per cento dei votanti) governano di fatto il modello di vita economico-politico-militare di sei miliardi di esseri umani viventi sul loro stesso pianeta.
Quando ho visto, la mattina del 29 ottobre, i capi maschi dei governi europei riuniti sui colli di Roma, avevo pensato ad un incontro tra feudatari. Il nuovo che avanza, mi sono detto.
Oggi so e capisco che la situazione assomiglia di più ad un misto tra medioevo ed impero romano.
Potenza del sistema maggioritario: una dittatura oligarchica che si fa chiamare democrazia.
Galtung sarà contento: con la rielezione di Bush, aveva detto, il declino dell’impero americano sarà anticipato ulteriormente al 2015 !
Saranno anni terribili, ma la catastrofe si avvicinerà con più rapidità.
Se si deve soffrire, che sia breve!
Per quel che conta, concordo.
Anche Osama ed il cambiamento climatico collaboreranno certo con giubilo ad una tanto entusiasta ‘cupio dissolvi’…!
Il razionalismo pensava di aver distrutto i miti e di averli consegnati alla preistoria.
Roba da primitivi.
Ha isolato nelle riserve l’estetica, chiamandola arte.
Ha staccato il cordone tra politica ed etica, tra mezzi e fini.
Ora la razionalità tecnica fa alleanza con le fedi e spazza via i sogni illuministi.
Ritornano parole inquietanti come ‘valori’.
I nostri opachi, slavati ‘valori democratici’ (tolleranza, solidarietà, dialogo, pace…) si sciolgono come neve al sole davanti alla potenza dei loro ‘valori’
Scopriamo ancora una volta che non sono (soprattutto) gli interessi materiali o le informazioni consce a guidare le matite dell’elettore, ma la sua adesione a simbologie, metafore, mitopoiesi.
Perchè esse vengano (quasi) sempre da destra?
Perché il progressismo ha deciso che avere convinzioni, non tattiche e non negoziabili, sia un crimine: infatti offre interpretazioni lasche anche del verbo ‘ripudia’…
E ha deciso che le emozioni e le passioni non contano.
Quel che contano sono le informazioni razionali, il calcolo delle promesse mancate, dei soldi che mancano… Si è visto.
Ma gli statunitensi ‘non hanno la storia e la coscienza politica degli europei’…
‘C’è un abisso’, si dice, tra un texano ed un milanese.
Ne riparleremo alle elezioni italiane del 2006.
La cultura della modernizzazione-globalizzazione è una sola e procede rapida come il riscaldamento del clima.
Ed è una svolta antropologica già in corso da almeno quarant’anni nel nostro paese: Pasolini (l’antiprogressista) docet.
Non è qualcosa che si affronta con operazioni di maquillages o di lifting.
Non si ci si può neppure provare a contrastarla con facce (e parole) come quelle di Kerry o D’Alema. L’incoerente bluff riformista esce spacciato da questa buona sconfitta…
Bush e i suoi elettori di Bush sono persone normali. Normalmente folli, come tanti.
Quel che abbiamo davanti a noi è infatti un processo psicopatologico su scala di massa, con tratti accentuati di tipo ossessivo-paranoide.
Il fondamentalismo, islamico o puritano, è questo.
E noi ci siamo in mezzo, non fuori.
Con i fondamentalisti non serve apportare argomentazioni o informazioni alla Michael Moore.
Non servono appelli ad assumere ‘un volto umano’.
Gli stereotipi e i fanatismi sono, per definizione, impermeabili a tutto questo.
E più crescono lo stress e la paura e più lo diventano.
Se si cerca di cavalcare, assecondandola, la deriva securitaria come risposta alla paura, il potere politico della destra non potrà che crescere.
E’ quel che sta accadendo, e non solo oltre Atlantico…
George Marshall, ricercatore ecologista inglese, scrive:
‘Le persone possono prendere atto di ciò che gli viene detto, senza accettarne le conseguenze. Secondo Cohen, questo diviene normale in società sature di informazione. I meccanismi di difesa e di rifiuto possono assumere varie forme:
1. si rinnega da subito rabbiosamente il problema;
2. si cercano capri espiatori;
3. si assecondano i comportamenti distruttivi;
4. si proiettano le proprio ansie su un problema più limitato;
5. si cercano di ignorare tutte le informazioni in proposito.
Quando la catastrofe accadrà, possiamo aspettarci un ’no, non lo sapevo’, oppure un ‘no, non sono stato io’ e comunque ‘non potevo farci niente’. Oppure ancora ‘nessun altro faceva niente’ o ’ sono stati loro, gli americani, le multinazionali..!’
Gli ambientalisti sono relitti viventi della fede illuminista nel potere della conoscenza: ‘se solo le persone lo sapessero, agirebbero!’. Dedicano la maggior parte delle loro risorse alla produzione di relazioni o alla pubblicazione di articoli e opinioni sui media. Come strategia non sta funzionando. I sondaggi rivelano alti livelli di sensibilità ai problemi ambientali, ma praticamente scarsissimi segni di cambiamento nei comportamenti…Chiedere semplicemente alla gente di cambiare le lampadine, piantare un albero o inviare una donazione, per quanto siano in se stesse attività auspicabili, non costruirà un movimento sociale. Non sono attività proporzionate al livello della minaccia, e non persuaderanno nessuno…Le persone hanno bisogno di sentirsi coinvolte in azioni cariche di emotività, dibattiti, proteste e alternative sensate e visibili…!’…
Dobbiamo ammetterlo: i ‘guerrieri’ sono più forti, e non solo perché hanno più soldi e più mezzi.
Perché sono più convinti, più coerenti, più convincenti e più coordinati di noi.
Fanno quello che dicono di fare, e realizzano quel che pensano sia giusto, semplicemente.
Noi no. Non abbastanza, al momento, per poter essere credibili in questa lotta titanica…
Conservatorismo compassionevole: un suadente cioccolatino pralinato, con un ripieno di alta aggressività ricoperto da una zuccherata patina di empatia solidale.
Imbattibile richiamo.
Per contrastarlo e lottarci contro ci vorrebbe un dolce molto attraente, sinceramente empatico dentro e chiaramente assertivo fuori.
Una torta alla nonviolenza attiva, insomma.
Ma pasticcerie di questo tipo sono attualmente in funzione su una scala ancora troppo piccola per poter competere con la multinazionale che produce cioccolati per la Bush & C.






