Perché la Cgil è dentro il «Progetto Calabrie»

La Camera del lavoro ha formalmente deciso, con decisione unanime del suo esecutivo, di promuovere e fare parte di “Progetto Calabrie “. Un nome insolito per definire una rete, attraverso la quale, in piena autonomia, insieme a tanti altri soggetti, incontrati in questi anni di forte conflitto sociale e democratico: della società civile, del movimento, della politica, delle professioni e della cultura, si cerca di: far affermare una nuova idea di Calabria; dare un contributo alla costruzione di un programma del centro/sinistra in grado di rappresentare una radicale alternativa alla fallimentare azione di governo del centro destra; attivare un metodo democratico e partecipato per selezionare le persone cui affidare il governo della Calabria.
La Camera del Lavoro, insieme a tutta la Cgil regionale, in questi ultimi anni ha provato e saputo ancorare la sua iniziativa, su solide basi rivendicative, su proposte coerenti in difesa e per la promozione dei diritti dei lavoratori e dei pensionati, dei disoccupati e degli inoccupati, dei cittadini.
In questo cammino di lotta, mobilitazione, conflitto sociale, abbiamo via via incontrato, corrisposto relazioni ed impegno con tanti altri soggetti che, come noi, pensano che un’altra Calabria è possibile, e sono disposti a spendersi per realizzarla, con i quali è stato “naturale” trovare sintonia di analisi e posizioni anche simboliche forti come il No al ponte, il Sì ai diritti sociali e di cittadinanza, il Sì alla difesa e valorizzazione di beni comuni come l’acqua.
Tanti soggetti protagonisti, disposti a fare la propria parte, a cui i partiti del centro sinistra, dovrebbero riconoscere ruolo e pari dignità per vivificare anche la loro azione, spesso chiusa in logiche nominaliste, politiciste ed autoreferenziali.
Tutti insieme nelle forme più democratiche e partecipative pensiamo che oggi occorra in primo luogo ridisegnare una “missione” politica, sociale, economica, della Regione nel Mezzogiorno, nel Mediterraneo, in Europa, nella pace e nella solidarietà.
Per quanto ci riguarda pensiamo che il paradigma del degrado e del declino della Calabria sia prima di tutto il lavoro, la sua riduzione a merce acquistabile al prezzo più basso, la sua precarizzazione, la ricerca di un suo “ basso costo” che alimenta un moderno caporalato di massa in primo luogo verso gli immigrati, e segna la marginalità sociale per migliaia di precari, inoccupati, disoccupati, non più solo nelle aree interne e rurali ma negli spazi urbani ed in tanti luoghi degradati e depredati.
Al contrario riconoscere al lavoro, ai lavori, qualità, funzione sociale, diritti, tutela, dignità e valorizzazione, è il centro di qualsiasi programma alternativo alle logiche neoliberiste e parassitarie oggi in voga.
In questo ottica la difesa del CCNL baluardo di coesione nazionale anche in Calabria assume un valore straordinario. Coerente con questa visione è l’impegno, a tutti richiesto, per l’abolizione: della L.30, della L. Bossi/Fini, della L. Moratti e di tutta la legislazione che introduce esclusione sociale e negazione di diritti come la destrutturazione del sistema fiscale progressivo e l’iniqua riforma delle pensioni.
A nostro parere e con la misura della centralità del lavoro che il programma deve affrontare: 1) l’arretratezza del sistema produttivo; 2) la fragilità del sistema sociale; ) il degrado del territorio, dell’intera Regione.
Con la convinzione che la Calabria ha risorse umane e territoriali, saperi sociali e produttivi, beni pubblici su cui fare leva.
Come si può cogliere, lo sforzo da compiere è immane e per realizzarlo occorre la massima determinazione e volontà unitaria. Per questo riteniamo legittimo e necessario rivendicare pari dignità nell’affermazione di un metodo che esalti la democrazia partecipata, nello sforzo di selezionare la migliore e la più adeguata classe dirigente per questa Regione, ancorando le scelte a quell’indispensabile contenitore democratico che è stato definito “costituente programmatica”.
Troppi ritardi si stanno accumulando in questa direzione. Il rischio è che tante energie collettive e singole, di fronte ai tentennamenti ed alle manfrine, possano pensare che il rinnovamento della politica sia una utopia.
Dobbiamo essere consapevoli che per la costruzione di un’altra Calabria c’è bisogno di tutti.

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