Era ora! Viene da dire ascoltando le notizie relative all’inchiesta che ha portato all’arresto di alcuni “tour-operator” italiani che promuovevano un lucrosissimo “turismo sessuale”.
Salutare comunque degli arresti, come una buona notizia è una cosa che stride con la nostra cultura, la galera è comunque la galera ed è difficile rallegrarsi della privazione della libertà. Così come è difficile rallegrarsi leggendo i resoconti dell’inchiesta, l’età delle vittime, veri e propri oggetti vivi, venduti come “souvenir” di viaggio, la tristezza e la povertà culturale di questi “viaggiatori”, tristi ambasciatori di una “cultura occidentale” che tutto mercifica, luoghi, persone, sentimenti.
Ci rallegriamo quindi per una inchiesta, per la punizione dei colpevoli soltanto perché significa un mutato atteggiamento giuridico, un’inversione di tendenza rispetto al recente passato; ma è una goccia, una piccola goccia rispetto alla vastità del fenomeno.
Questa vicenda però, al di là del testimoniare un atteggiamento finalmente rigido delle istituzioni, deve diventare spunto per una riflessione complessiva sul “turismo”, sull’industria turistica e sulla cultura che lo sostiene…Forse l’aspetto legato alla mercificazione dei corpi, al turismo sessuale, non è appunto che un aspetto che testimonia però, ancorché in maniera eclatante, come il ”viaggiare” vada riconsiderato nel suo insieme.
Senza affrontare gli aspetti legati al turismo sessuale o ancor peggio pedofilo che sarebbe troppo semplice censurare in maniera categorica, proviamo a chiederci però quale è il messaggio che si lancia, farcendo depliant di viaggi con foto di bellissime signorine in posa su spiagge da sogno.
Non è forse riproporre il binomio esotico/erotico in forma più educata?… secondo i più beceri miti coloniali, ben esemplificati dall’inno fascista “Faccetta Nera”, la donna e la terra sono entrambe da conquistare….
E i villaggi turistici, le catene dei super alberghi sono molto spesso fantastiche “cementificazioni” che invadono territori fino ad allora incontaminati. La sottrazione di queste terre, il loro sfruttamento non è giustificato nemmeno da ipotetici ricadute economiche a vantaggio delle comunità locali: nella quasi totalità dei casi, sono proprietà di multinazionali dell’Occidente Ricco, del Nord del Mondo e i flussi di denaro là ritornano. In queste strutture solo gli impieghi più umili, giammai ruoli di responsabilità e prestigio, sono riservati ai locali.
Questo turismo dei grandi numeri che non è rispettoso dei territori, non lo è delle persone, non lo è neppure delle “culture locali” che sono, quando va bene, ridotte ad un mero aspetto folkloristico: fenomeni da baraccone, o da Hall di albergo, per far divertire il “turista” e rassicurarlo della sua diversità.
Occorre, a nostro avviso, una riflessione complessiva sul “turismo”, senza dimenticare la sua rilevanza economica (il suo fatturato è circa il 7 per cento del Pil dell’intero pianeta) e contemporaneamente le sue conseguenze in termini di impatto ambientale, culturale e sociale; impatto “… spesso devastante, soprattutto nei paesi del sud del mondo, dove la perdita di valori e tradizioni, la sottrazione di risorse, il disagio sociale dovuti all’invasione del turismo di massa non viene nemmeno compensata da un’equa redistribuzione del reddito generato” (Carta Aitr, Associazione italiana turismo responsabile).
Bisogna rimettersi in gioco proponendo una cultura diversa del “Viaggiare”, una cultura consapevole e quindi responsabile.
Bisogna essere consapevoli dei propri desideri, ma anche delle proprie azioni e dell’impatto di queste sulle persone e sull’ambiente che ci ospiterà.
La meta delle nostre vacanze non deve essere il paese del Bengodi dove tutto ci è permesso solo perché mediato dalla disponibilità economica; l’andare in ferie, direbbe il papa, non deve essere “ il riposo dei valori”.
Al contrario bisogna affermare una maniera Etica del viaggiare ed etica proprio perché consapevole.
Nel nostro piccolo, abbiamo cercato di lanciare un segnale in questo senso, proponendo un progetto: il viaggio di Martinez “per un mondo possibile”; un viaggio solidale in barca a vela attraverso luoghi e culture con un atteggiamento curioso e rispettoso delle diversità. È solo un messaggio, un segnale per affermare una maniera consapevole e responsabile di viaggiare, attenta all’aspetto ecologico e quindi al rispetto dell’ambiente, ma in egual misura attenta all’ambiente umano e sociale, al rispetto delle genti e delle culture.






