Una striscia di futuro

Per l’Annuario della pace del 2002, Luisa Morgantini ha scelto di scrivere una recensione del libro di Giuliana Sgrena «Alla scuola dei Talaban», edito da Manifesto libri, che pubblichiamo di seguito.

È un libro per la pace, quello che Giuliana ci offre, si merita molto di più di un premio giornalistico, dona strumenti a noi tutti per uscire dalla dicotomia degli assi del male e del bene, per affermare il diritto di cittadinanza nel mondo con giustizia e pace.

Sempre più difficile tenere insieme bisogno e costruzione di mondo altro, dove i conflitti e le contraddizioni vengono agiti con la mediazione e non con le guerre e i diritti umani, chiamati universali, diventino pratica quotidiana e non enunciazioni cartacee.

Si vive nella follia delle danze macabre di figure negli specchi, da una parte la politica militare e fondamentalista di unica potenza degli Stati Uniti, dall’altra il terrorismo e i fondamentalismi simbolizzati nell’Islam radicale e nell’immagine dello sgretolamento delle Torri gemelli, l’11 di Settembre.

Ma è tra queste due radicalità e apparenti dicotomie che teniamo aperta una striscia di futuro. La nostra cultura di pace attraversa i vari colori, lavora sulle contraddizioni di un liberismo e terrorismo che rende gli abitanti del pianeta e il pianeta stesso sempre più a rischio.

In nome della difesa dei diritti umani, civili, politici, di genere, la comunità internazionale legittima guerre, come in Iraq, nel Kosovo, in Afghanistan mentre crescono gli arsenali militari e torna l’angoscia del nucleare. In nome di masse oppresse, il terrorismo fanatico di islamici fondamentalisti vuole imporre una visione di religione che è la negazione di ogni libertà individuale e collettiva e rende le donne inesistenti e schiave.

Eppure in ogni situazione, in ogni paese vi sono forze e voci che si oppongono alla follia, voci che si rifiutano di far parte della danza macabra: in Israele soldati che non abdicano all’esercito, ma si rifiutano di andare nei territori palestinesi " per distruggere un altro popolo con una politica coloniale e razzista", e donne e uomini israeliani e internazionali che insieme ai palestinesi manifestano pacificamente per il diritto a due popoli e due stati, a palestinesi che rifiutano la logica della vendetta e si oppongono alla pratica del “martirio” suicida e omicida, in Afghanistan, donne e uomini che hanno resistito nei campi profughi o nelle città e villaggi al terrore-orrore dei Taliban , nella ex-yugoslavia donne e uomini contro le divisioni etniche, e più in generale il movimento che pur con le sue contraddizioni si esprime globalmente da Seattle in poi.

Tra queste forze e voci vi è quella di Giuliana Sgrena, ed il libro da lei scritto: “Alla scuola dei Taleban”, collana la Talpa, edita dal Manifesto Libri. Giornalista, ma in primo luogo donna con bisogno libertà-liberazione per tutte e tutti. Giuliana, da molti anni “pratica” con intelligenza e coraggio luoghi di guerra e di fondamentalismi: Iraq, Somalia, Algeria, Afghanistan, Israele, Palestina, Africa, Asia. Anche a lei, noi Donne In nero, ma ovviamente ogni lettore del Manifesto o dei suoi libri, dobbiamo la conoscenza della violenza e delle responsabilità in Algeria, così come l’essere soggetto politico e la complessità della condizioni delle donne nel mondo islamico. Il suo sguardo sa essere interno ed esterno, nei luoghi dove è inviata crea relazioni che non tiene segrete, come quasi ogni giornalista fa, le socializza con donne e uomini nei movimenti.

Una figura minuscola, voce bassa e piana, una forza straordinaria, forse le viene dall’essere nata tra le montagne dell’Ossola, le mie stesse montagne, mio padre e suo padre partigiani nella prima area liberata dai fascisti e nazisti nel 1943, la repubblica dell’Ossola, lasciata morire dalla forze dell’Alleanza.

Il libro che ci offre è l’uscita dagli stereotipi e dai luoghi comuni e ci mostra la vastità e complessità dell’ Islam politico e religioso, gli intrecci con le potenze occidentali, i legami tra i vari gruppi terroristici dall’Arabia Saudita, all’Egitto, alla Bosnia di Izetbegovic. I luoghi le persone che ha frequentato prima e dopo l’11 settembre, sono rappresentate come la Kabul distrutta visitata durante la presenza dei Taleban e dopo i bombardamenti Usa che hanno sconfitto i Taleban ma non la loro ideologia, anzi dice Giuliana, “la risposta dell’occidente agli attentati dell’11 Settembre ha ridato paradossalmente fiato a un movimento fondamentalista che sembrava minato nella credibilità e nel consenso dalle azioni aberranti dei fautori del jihad”.

Ed è qui che bisogna rompere la spirale perché proponendo uno “scontro tra civiltà” sia Bush che Osama Bin Laden alimentano le reazioni più estreme, una intolleranza senza mediazioni che schiaccia sempre di più anche le aspirazioni alla libertà, alla democrazia, alle secolarizzazione che vengono da paesi islamici governati da regimi autoritari e nel mondo occidentale la campagna contro il terrorismo avalla la perdita di ogni pensiero critico, repressione e guerre diventano sempre più globali.

E’ un libro per la pace, quello che Giuliana ci offre, si merita molto di più di un premio giornalistico, dona strumenti a noi tutti per uscire dalla dicotomia degli assi del male e del bene, per affermare il diritto di cittadinanza nel mondo con giustizia e pace.

Luisa Morgantini, parlamentare Europea del Gue-Ngl, verdi nordici, Donne in Nero, Associazione per la Pace

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