La Regione e il Comune di Firenze, che hanno ospitato il Forum Mondiale Alternativo dell’Acqua nel 2003 e accettato il dialogo con i movimenti, hanno una grande opportunità da cogliere in questi giorni: essere i primi enti locali in Italia a sostenere e dotarsi di una legge quadro che riconosca l’acqua come bene comune e ne renda pubblica la gestione degli Ambiti Territoriali Ottimali.
Il governo del ciclo delle acque deve essere pubblico.
Si tratta di una scelta ineludibile affinché l’acqua sia garantita come bene comune per tutti.
In tal senso le istituzioni devono prestare ascolto alla società civile organizzata dei loro territori, e far propria la proposta di legge d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua, per difendere i diritti universali e costruire la pace.
Il governo, che manca della razionalità strumentale tipica della società civile, invece di badare ai mezzi (risorse finanziarie e tecniche) rinvia alla cultura dei fini e opera nel campo dei diritti/doveri; ciò spiega perché governare è rendere possibile l’impossibile, dandosi i mezzi per realizzare gli obiettivi fissati, e non viceversa. E’ importante saper gestire «come» fare, ma ancor più importante e pregiudiziale è saper definire il «cosa» fare e il «perché». Più si é chiari quanto alle finalità, più si é capaci di agire sui mezzi. Non vi è niente di male in una cultura aziendale, ma questa non può essere applicata al campo dei diritti/doveri.
Se nel XX secolo la classe dirigente italiana ebbe la missione di portare nelle case degli italiani l’acqua potabile, nel XXI secolo essa ha il dovere di garantire l’accesso all’acqua per tutti come diritto umano individuale e collettivo, nella quantità e qualità sufficiente alla vita ed alla salute, nel rispetto degli ecosistemi, nel quadro di uno stato moderno efficace, trasparente e democratico, capace di mobilitare le risorse del tesoro pubblico per gestire un servizio pubblico sottratto alle logiche mercantiliste e finanziarie degli operatori privati del libero mercato.
Il potere politico deve dimostrare, a partire dall’acqua, di essere capace di declinare la democrazia dei e con i cittadini. Il tempo delle s.p.a. e del profitto sui beni comuni è terminato. La gestione in società per azioni è in contraddizione aperta con il governo pubblico di un diritto umano e sociale, e di un bene essenziale alla sicurezza dell’esistenza collettiva.
La nuova trincea è quella di evitare la liberalizzazione dei servizi idrici.
Il Comitato Italiano per il Contratto Mondiale sull’Acqua propone che la Regione Toscana, all’interno dell’attuale ordinamento italiano e comunitario, adotti la modalità dell’affidamento diretto a società con capitale interamente pubblico, cioè la cosiddetta gestione in house, magari affiancate a forme di gestione diretta, in economia, laddove quest’ultima modalità si riveli più pertinente ed efficace.
La gestione in house, è opportuno ricordarlo, non costituisce un’eccezione al diritto della concorrenza, ma rappresenta una gestione diversa, alternativa, che deriva la sua legittimità dalla potestà di auto-organizzazione dello stato (amministrazione centrale e locale). Ove l’amministrazione intenda affidare un appalto di servizi ad un organismo di diritto pubblico, non è necessario ricorrere alle regole proprie del diritto della concorrenza.
E’ tempo che la politica–cioè le scelte operate alla luce e sulla base di una visione coerente e globale del vivere insieme e dell’interesse collettivo, compreso quello delle generazioni future–riprenda il primato sulla non-politica, sull’arroganza dei poteri forti, sulla miopia degli interessi settoriali e corporativi.
Nel campo dell’acqua, l’Italia non ha bisogno di leggi finanziarie annuali che sconvolgono regolarmente, atomizzandolo, il quadro legislativo, regolamentare e istituzionale. Il Paese ha soprattutto bisogno di darsi un governo pubblico dell’acqua chiaro, coerente, stabile ed efficace, grazie anche alla partecipazione attiva dei cittadini, a partire dai Comuni e dagli Ato.
La Toscana, e per Toscana intendo quel ricco tessuto politico e culturale costituito da enti locali, partiti e società civile organizzata, può fare bene la sua parte. Allo stesso tempo il Comune di Firenze avvii un processo di ripubblicizzazione del servizio idrico attualmente gestito da Publiacqua s.p.a., della quale è azionista di maggioranza. Introduca inoltre a livello cittadino norme funzionali al risparmio idrico e di valorizzazione dell’acqua di rubinetto.






