Una nuova galera etnica è in cantiere nella cittadina di Gradisca d’Isonzo [in provincia di Gorizia]. I lavori d’allestimento di un Cpt nell’ex caserma Polonio sono iniziati più di un anno fa, nonostante l’opposizione della comunità e degli enti locali. A dire il vero, sono andati avanti per ben otto mesi nel segreto totale, giustificato da un presunto stato di «emergenza immigrazione», finché un gruppo di Disobbedienti ha aperto la prima «finestra» sul cantiere. Un vero e proprio varco nel muro di cinta.
Ritenuto assolutamente necessario dal ministro dell’interno Giuseppe Pisanu, nella linea di chi affronta l’immigrazione non come fenomeno sociale, ma come un problema di «impacchettamento e smaltimento clandestini», il centro sarà tra i più grandi d’Italia, 254 posti, e farà da riferimento per tutto il nord-est, visto che diventerà il più vicino anche per Trentino e Veneto.
Dall’esecutivo annunciano un «centro a 5 stelle»: miniappartamenti [camerate da otto posti letto] dotati di bagno, tv, aria condizionata e cortiletto esterno [una sorta di gabbia delimitata da reticolato metallico]: le immagini del progetto su http://www.globalproject.info.
Sarà presidiato da oltre sessanta uomini della polizia e suddiviso in tre blocchi separati per donne, uomini e «isolati». Come se non lo fossero tutti, isolati, dal muro esterno in cemento armato alto 8 metri, da un’ulteriore cintura metallica di sicurezza, da cancellate e sale di perquisizione agli ingressi.
Un iter piuttosto controverso, quello che ha portato all’attuazione del progetto, con un corollario di irregolarità: l’assenza di un rappresentante regionale nella commissione tecnico-amministrativa preposta all’approvazione.
A tal proposito, il consigliere regionale dei Verdi Alessandro Metz ha presentato un’interpellanza alla Regione, affinché presenti ricorso al Tar, contro il ministero dell’interno, per il mancato rispetto dell’ordinanza governativa. E poi c’è la presenza di amianto nell’edificio e nell’area immediatamente circostante. Dai cassetti del Viminale, inoltre, pur di scavalcare l’opposizione al Cpt degli enti locali, hanno tirato fuori un ordine del giorno del 2000, con cui il comune di Gradisca dava il via libera a strutture di accoglienza [e non di detenzione] per i migranti.
«La fermezza e la sordità, dimostrata nelle visite del ministro Pisanu e di funzionari del ministero, mirano a far credere che nulla si possa fare per annullare la decisione del governo, ma ciò non è vero–spiega la rete che si oppone al Centro, cui aderiscono partiti, sindacati e associazioni del territorio–Nel 1998 un’azione congiunta della società civile e del mondo politico ha portato alla chiusura di un Centro di detenzione a Trieste; ciò dimostra che anche dinanzi le imposizioni dall’alto, i cittadini, con la loro determinazione, possono far valere i loro diritti e migliorare la loro terra».
Secondo Metz, uno dei protagonisti di quella protesta, «la contestazione a Gradisca deve essere massiccia e costante. L’intera comunità, con in prima linea le istituzioni, deve dire no al centro che è un corpo estraneo in un territorio da sempre aperto all’accoglienza e all’integrazione». «Sicuramente rispetterà tutti i parametri igienico-sanitari, ma non quelli civili – aggiunge il consigliere–I migranti sono essenzialmente cittadini stranieri e non c’è bisogno di corsie preferenziali, dal momento che con noi italiani condividono problemi quali la precarietà e la lotta per il diritto alla casa».






