Forma e sostanza: i due candidati Casson e Cacciari a confronto

Il 17 e 18 aprile veneziane e veneziani sono chiamati a votare uno dei due candidati Sindaci al ballottaggio, Felice Casson (sostenuto dalla coalizione di centrosinistra) o Massimo Cacciari (a favore del quale si e’ dichiarato tra gli altri l’economista di Forza Italia Renato Brunetta, al di là dell’immagine ‘’di sinistra’’ di Cacciari). Gli esiti prevedibili con la vittoria dell’uno o dell’altro candidato sono drammaticamente diversi, non tanto o solo per le differenze che li caratterizzano come persona, ma soprattutto per i percorsi che hanno portato alle loro rispettive nomine, per le coalizioni e gli interessi di riferimento, per le conseguenze sul funzionamento delle cosiddette “istituzioni democratiche”.
Dopo una lunga discussione interna ai partiti del centrosinistra, e l’offerta a Cacciari della candidatura unitaria, da lui rifiutata dichiarando la sua non disponibilità a fare ancora il Sindaco, con una procedura palese e collegiale è stato candidato Casson; la sua accettazione ha comportato l’impegno ad adottare il programma concordato dall’intera coalizione, da Rifondazione alla Margherita. All’ultimo minuto, dopo aver proposto candidature di area Margherita non adeguate alle attese e rifiutato di assumersi in prima persona il ruolo di rappresentare l’intera coalizione, Cacciari si auto-candida spaccando la stessa Margherita, che insieme all’Udeur ne costituisce lo sponsor formale.
Al di là dei partiti (o di componenti più o meno riferibili a interessi di partito) di centrosinistra che sostengono i due candidati dall’inizio, nel corso della campagna elettorale sono venute definendosi due aggregazioni di interessi ben distinte, centrali per determinare in un senso piuttosto che un altro il futuro di Venezia. Cacciari è sostenuto da esponenti di Forza Italia e Alleanza Nazionale, e da molti monopoli e oligopoli economici; se i suoi impegni espliciti sono vaghi, i candidati delle liste che lo sostengono non risparmiano promesse. Casson, in aspettativa come magistrato (ruolo forse in conflitto d’immagine con la candidatura a Sindaco, ma certo né disonorevole né “di parte” per ragioni materiali), ha come sostenitori moltissime cittadine e cittadini che ripongono in lui e nella coalizione che lo appoggia una ragionevole speranza di migliorare il futuro di Venezia; ha preso impegni per una trasformazione di Porto Marghera che arrechi beneficio ai veneziani (prima che alle multinazionali), per una salvaguardia della città che garantisca la riproduzione dell’ambiente lagunare ereditato dalla plurisecolare Repubblica, per un maggiore governo anche della macchina comunale.
Infine, le conseguenze della vittoria di Casson piuttosto che di Cacciari sulla composizione del Consiglio Comunale. Questa istituzione, la cui efficacia sostanziale è da tempo erosa dal conferimento ad aziende di diritto privato di molti beni comuni (o servizi pubblici ) all’origine della concezione moderna del Comune, nonché dai maggiori poteri attribuiti alla giunta comunale nell’ultimo decennio, se vincesse Cacciari vedrebbe fortemente ridotta anche la propria legittimità formale. Grazie al premio di maggioranza che attribuisce alla coalizione vincente il 60% dei seggi, una coalizione composta da Margherita e Udeur che non arriva insieme al 10% dei voti totali “sbancherebbe“ il consiglio comunale, ottenendo 28 seggi su 46 complessivi.
E’ una constatazione sempre più frequente che la democrazia rappresentativa così come correntemente praticata non sia soddisfacente, e vada vivificata con pratiche più assidue di democrazia diretta. La distruzione delle procedure e delle istituzioni proprie della democrazia rappresentativa evidenziata dalla candidatura a Sindaco di Massimo Cacciari non solo non aiuta ad andare in questa direzione, ma apre le porte a pratiche di spregiudicato populismo, già conosciute a livello nazionale e le cui conseguenze negative per l’interesse collettivo sono evidenti, da cui ci illudevamo che le elezioni locali fossero meno direttamente minacciate. E’ un dato di fatto che l’eventuale vittoria di Cacciari finirebbe, in queste circostanze, per essere determinata dagli interessi della coalizione di centro-destra, rappresentando inoltre la negazione di una cultura democratica in cui l’espressione della forma va di pari passo con la sostanza. Venezia è da secoli il simbolo di una straordinaria capacità di governo collegiale: sarebbe un’amara beffa se divenisse un esempio di scempio della democrazia locale.
Anna Marson, docente Università IUAV di Venezia (anna.marson@iuav.it)
aderiscono:
Pier Francesco Ghetti, rettore Università Cà Foscari di Venezia
Marino Folin, rettore Università IUAV di Venezia
Edoardo Salzano, docente Università IUAV di Venezia
Ludovica Scarpa, docente Università IUAV di Venezia
Donata Gottardi, docente Università degli Studi di Verona
Paola Bonora, docente Università degli Studi di Bologna
Alberto Tarozzi, docente Università degli Studi di Bologna
Paul Ginsborg, docente Università degli Studi di Firenze
Francesco “Pancho” Pardi, docente Università degli Studi di Firenze
Giovanni Allegretti, docente Università degli Studi di Firenze

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