Da Ruini a Nesi si salda il fronte moderato

Non conta se sarà o meno eletto papa, il vero lavoro profondo il cardinale Ruini l’ha già fatto, rimpastando insieme i cocci del “partito cattolico” che proprio in queste ore sta spiazzando il “partito mediatico”.

Il tradizionale, obsoleto partito cattolico forse soppianta il rutilante e moderno partito marketing oriented, costruito dai maghi della consulenza mediatica. Parrebbe proprio.

Il contendere non è solo il povero governo Berlusconi, il nodo è l’egemonia sulla piattaforma Italia, regione chiave fra l’Unione europea e il Mediterraneo.

Certo Follini fa calcoli, forse, più immediati ma il terreno dove si muove ha al centro questa contesa, ovvero la forma politica della destra, meglio il vestito culturale e politico della conservazione, del blocco moderato.

Abbiamo da un lato, infatti, derivante dal vuoto della fine della Dc, il partito-azienda, costruito dai consulenti di marketing che senza radicamento territoriale e sociale deve vendere “mediaticamente” l’unico prodotto, il presidente, dall’altro il mondo dei valori, la strategia di azione dei cattolici, organizzati e rappresentati direttamente attraverso media e lobbies, attorno al sistema sviluppato da Ruini.

Questo è il vero scontro, questo è il punto del contendere, da un lato i media potenti del presidente e i “mille della resurrezione” come li ha definiti Marcello Dell’Utri, persuasori professionali del porta-a-porta che dovrebbero vendere sul territorio il prodotto Berlusconi, ormai un po’ sbiadito e dall’altra lato il circuito Ruini in cui confluiscono 25.000 parrocchie, 40.000 preti ma soprattutto le lobbies più vicine con Dino Boffo per i media e con Giuseppe Betori per le associazioni.

Fra i media abbiamo l’Avvenire, la rete satellitare Sat 2000 e il circuito radiofonico Blusat ma ciò che più conta sono le associazioni (Forum della Famiglia, Azione cattolica, Acli, Coldiretti e Comunione e Liberazione) governate e gestite dal gregario di Ruini, Giuseppe Betori, mediatore “politico” e segretario generale della Cei.

Proprio nella gestione delle organizzazione emerge la parte innovativa che garantisce un differenziale politico positivo ai cattolici sul territorio e la capacità di manovra rispetto al partito mediatico.

Questa doppia strategia ha permesso al trasversale “partito cattolico” di raggiungere più obiettivi di quando c’era la Dc: legge sulla fecondazione, finanziamenti agli oratori e alle parrocchie, finanziamenti alle scuole private e questi risultato paradossalmente non rafforza il governo che l’ha concesse ma l’asse trasversale cattolico già attivo e con una forma-lobby già consolidata: il Comitato Scienza e Vita.

Tale comitato è esattamente quel luogo semi-ufficiale dove si consolida quell’azione trasversale che ricompone il mondo cattolico e sposta al centro un asse conservatore che con Berlusconi rischia il disfacimento.

Altrimenti detto con il modello Berlusconi si rischia di rafforzare e unire la sinistra, mentre con Follini si riaprono i giochi cercando un terreno più solido dove appoggiare il “blocco moderato”. Il paradigma del Comitato Scienza e Vita illustra la realtà e la solidità del terreno su cui innestare “il blocco moderato”, infatti nel comitato convivono Azione cattolica e Comunione e Liberazione, le Acli e i focolarini, i reazionari del centro Lepanto e i volontari del Terzo Settore, Sant’Egidio e l’Opus Dei.

Questo sono le complesse e solide basi sociali che rappresentano un ampio e valido terreno di coltura per il blocco moderato, cosi che nel comitato si trovano già fianco a fianco FI, Udc e Margherita con An, cioè quell’ampio e trasversale schieramento su cui potrebbe fare affidamento la Cei e forse anche il centrista Follini.

Un sensore attento alla geopolitica profonda come l’amico Nerio Nesi, ha anticipato il riassestamento al centro approdando allo Sdi, a riprova che lo spostamento centrista della macchina politica è in atto.

Il rischio, meglio la sicurezza è la subalternità ds al nuovo blocco moderato dipinto come vittorie dell’Unione mentre rinasce l’egemonia delle lobbies “moderate”. Sconfitto Berlusconi non ci saranno più limiti alle larghe intese conservatrici dentro alla maggioranza stessa unionista.

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