L’assemblea dei soci di Banca etica che si è svolta a Bologna il 28 maggio scorso ha elencato i numeri di una impresa sociale ormai davvero matura: più 28 per cento di risparmio raccolto rispetto al 2003; 25 mila soci, per un capitale sociale di 17,5 milioni di euro. Non c’è dubbio: la finanza etica in Italia sembra piuttosto vivace.
Dopo l’assemblea, Carta ha incontrato Fabio Salviato, presidente di Banca etica.
Quali sono le novità più significative emerse durante l’assemblea?
Oltre alle elezioni per il Comitato etico, abbiamo presentato ai soci le nuove e importanti cooperazioni avviate con altri movimenti internazionali di finanza etica. Si tratta di progetti differenti, ma che segnano una svolta nella storia dei movimenti sociali attenti alla finanza responsabile. Con la società civile dei Paesi Baschi, ad esempio, Banca etica ha avviato una collaborazione che porterà alla costituzione di un istituto di credito di finanza etica, presente in tutta la Spagna: dopo i primi contatti con i movimenti sociali di Bilbao attenti ai temi dell’economia solidale, abbiamo avviato relazioni con la società civile catalana, in particolare con la Fondazione Fiare, e di altre regioni della Spagna. Poi, nonostante quei gruppi avvertano forti differenze tra loro, dopo circa un anno hanno presentato insieme a Banca etica un progetto per sostenere il loro percorso, che segue molto quanto vissuto in Italia dalle associazioni che hanno dato vita a Bana etica. Il mese scorso abbiamo firmato un accordo ufficiale: dal 20 giugno alcuni operatori spagnoli saranno nella nostra sede di Padova per un periodo di formazione. Il prossimo ottobre saranno loro a inaugurare la prima sede della nuova banca etica a Bilbao. Nell’arco di circa tre anni saranno completamente autonomi e in grado di gestire numerose sedi in tutta la Spagna.
A parte la Spagna, in quali altri paesi avete avviato cooperazioni interessanti?
In Francia abbiamo avviato un importante lavoro comune con Nouvelle economie fraternelle. Ma merita una segnalazione anche il caso della Svizzera: nel paese delle grandi banche c’è spazio anche per una piccola ma importante realtà di finanza responsabile. Grazie all’iniziativa di soci italiani di Banca etica, emigranti a Lugano, è nato un piccolo istituto di credito, chiamato Spes, simile alle nostre Mutue di autogestione, con una partecipazione del 10 per cento di Banca popolare etica. Per avviare lo Spes sono stati raccolti 75mila euro. E anche con alcuni istituti di credito di Svezia, Norvegia e Danimarca abbiamo costituito una rete di piccole banche pronte confrontarsi e a lavorare insieme. Con molte di queste reti, stiamo studiano soprattutto un modo per sostenere le rimesse dei migranti, i soldi cioè risparmiati dagli immigrati di tutti questi paesi e inviati nei paesi d’origine.
Quale spazio per il protagonismo del sud del mondo?
Il 12 maggio scorso sono stato a Lima, in Perù, come rappresentante di Etimos, il consorzio di microfinanza, al quale aderiscono, tra gli altri, Caritas italiana, Banca etica, la cooperativa La Tortuga e l’associazione Overseas. Erano presenti ben trentatré rappresentanti di piccoli istituti di credito del sud del mondo, provenienti da tutti i continenti. È stato straordinario: per la prima volta nella storia dei movimenti che sostengono la finanza responsabile, si è riunita ufficialmente una rete nella quale c’erano anche rappresentanti di paesi africani come Mozambico e Kenya. Si è deciso che i coordinamenti che entreranno presto in funzione sono innanzitutto quelli regionali. L’America latina, dove l’economia solidale è molto diffusa e creativa, è al momento il coordinamento regionale più attivo.
Torniamo in Italia: come si muoverà nei prossimi mesi Banca etica?
Banca etica ha chiesto a Banca d’Italia l’autorizzazione per l’apertura di quattro nuovi sportelli. I dirigenti di Banca d’Italia erano piuttosto sorpresi quando abbiamo mostrato che la finanza etica incontra sempre più consensi, ma soprattutto la richiesta di aprire tre dei quattro nuovi sportelli al sud… a Palermo, Bari e Napoli, entro il 2006. Inoltre, abbiamo avviato un progetto perché anche in Calabria, Sicilia, Puglia, Campania, Molise e Basilicata siano presenti e attivi quelli che noi chiamiamo banchieri ambulanti. Ma abbiamo verificato con molto soddisfazione, in particolare, il decentramento realizzato con i soci locali, attraverso i “Forum d’area”. Le circoscrizioni dei soci, avranno gradualmente più conoscenze e più poteri, insomma più autonomia, in modo da concretizzare questa forma di democrazia partecipata anche a livello finanziario.






