I promossi

Prendiamo Alessandro Perugini, il dottor Alessandro Perugini. E’ uno dei dieci-quindici poliziotti più famosi d’Italia. Deve la notorietà soprattutto a un filmato, che lo ritrae davanti alla questura di Genova nei giorni caldi del G8. A quel tempo Perugini è vice capo della Digos genovese. E’ in borghese, jeans e maglietta gialla, e porta occhiali da sole. Il filmato lo riprende mentre si avvicina a un ragazzino–poi si saprà che è minorenne–appena arrestato e chinato verso terra, circondato dagli agenti. Perugini prende la rincorsa per sferrare un calcio al volto del ragazzo; scivola sul piede d’appoggio ma riesce a restare in piedi e a indirizzare l’altra gamba verso l’obiettivo, “salvando” anche gli occhiali che stavano per cadere a terra.

Per questo episodio il dottor Perugini è stato rinviato a giudizio con cinque colleghi, un sesto ha ottenuto il rito abbreviato e una condanna a venti mesi: il ragazzino, prima di finire nel raggio d’azione del vice capo della Digos, era stato picchiato e arrestato senza alcuna ragione. La videocamera, riprendendo tutta la scena, ha dato ai magistrati gli strumenti per smascherare gli agenti e i loro falsi verbali.

Chiunque abbia visto il filmato e seguito la vicenda giudiziaria, ha provato orrore e vergogna per questa “impresa” del gruppetto di agenti. Eppure nessuno li ha toccati: sono tutti rimasti in servizio. Ai vertici della polizia di stato non hanno pensato che fosse opportuno infliggere una sospensione, o allontanare dall’ordine pubblico agenti così compromessi. Hanno preferito confermare a tutti la piena fiducia, nel totale disprezzo delle legittime attese della cittadinanza, che vorrebbe guardare agli uomini in divisa senza avere nulla da temere.

Ma torniamo a Perugini e alla sua “chiara fama”. Durante l’inchiesta sull’episodio del calcio trovò una giustificazione forse peggiore del fatto: disse, pensando di discolparsi, di non aver colpito il ragazzino. Può darsi. Ci vorrebbe la moviola per stabilire se la scivolata abbia deviato il piede al punto di evitare l’impatto con la testa del giovane arrestato, ma che cosa cambia? Come può un funzionario di polizia accampare una giustificazione tanto aberrante? Quel calcio al volto Perugini lo voleva sferrare e ha preso la rincorsa per colpire: se poi il caso–una buccia di banana, una macchia d’olio, qualunque cosa–ha risparmiato al ragazzo un’ulteriore percossa, non importa. La gravità dell’atto resta intatta.

Ma questi sono discorsi che nell’Italia degli anni Duemila non ascolta nessuno. In un paese che sembra avere smarrito il senso della misura, sopraffatto com’è da pulsioni autoritarie sempre più scoperte e da logiche corporative scarsamente compatibili con una democrazia matura, accade allora che il dottor Perugini, con questi precedenti, riceva niente meno che una promozione. E’ diventato “primo dirigente”, nello stessa infornata che ha protato al grado di “dirigente superiore” un altro poliziotto famoso, quel Vincenzo Canterini che guidò il suo reparto speciale nella gloriosa conquista a colpi di manganello della scuola Diaz.

Il nostro a ottobre si presenterà alle udienze del processo forte dei “complimenti” della polizia di stato, della protezione del suo capo e del suo ministro, che hanno pensato bene di premiarlo, fingendo di non conoscere gli atti del processo e il filmato e le foto che milioni di persone in Italia hanno scolpite nella memoria. Va ricordato, in aggiunta, che il dottor Perugini da ottobre in poi dovrà dividere il suo tempo fra il nuovo e prestigioso incarico, che certamente arriverà insieme con la promozione, e le aule del tribunale di Genova, visto che anche un altro processo lo attende. E’ quello per le belle gesta compiute dalle nostre forze dell’ordine dentro la caserma di Bolzaneto. Il dottor Perugini è fra i 45 rinviati a giudizio, addirittura è l’imputato che all’epoca ricopriva il grado gerarchico più alto.

In altri paesi, con un curriculum del genere e con impegni così gravosi in arrivo per l’autunno, più che una promozione si sarebbe proposto al funzionario un cambio di mestiere. Ma il dottor Alessandro Perugini è uno dei poliziotti più famosi d’Italia e questo è sufficiente–a quanto pare–per guadagnarsi la stima e la protezione del capo della polizia, del ministro, del governo di una delle maggiori, per quanto tristi e declinanti, democrazie europee.

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