Una telefonata alle 6,30 del mattino di lunedì 27 giugno preannuncia a chi scrive che “A Sassuolo stanno sgomberando tutte le famiglie del palazzo verde, è stato anche arrestato un ragazzo”. In attesa di ricostruire più tardi nei dettagli quello che è accaduto alle prime ore di oggi, vale spiegare cosa è successo nei giorni scorsi e nelle ore precedenti. In ogni caso questo secondo sgombero segnala il precipitare di una vicenda drammatica e che per molti versi appare incredibile.
Una diecina di giorni fa molti utenti della rete erano trasecolati nel leggere notizie che arrivano da Sassuolo. “Possibile? Proprietari di appartamenti, alcuni con mutui da estinguere, sgomberati all‚alba da forze dell‚ordine?” In rete girano i messaggi di Felicita e di Paolo Brini, dirigente nazionale Fiom, su una vicenda che a molti sembra non avere precedenti: è noto che spesso si sgomberano occupanti, nomadi (veri o presunti) oppure inquilini morosi ma proprietari, è senz‚altro insolito.
Invece in rete si afferma che il 24 giugno, mentre i più sono al lavoro, si allontanano, manganelli alla mano, tredici nuclei familiari e poi si murano gli appartamenti; si promettono indennizzi ridicoli; non si discute Di certo la stampa locale “motiva” il tutto con accenni tanto apocalittici quanto confusi al degrado tecnico del palazzo (vecchio di 30 anni) ma anche al “disagio sociale” (intorno girano spacciatori): un corto circuito logico e giuridico ma ad alto tasso emotivo. Accade a Sassuolo, pezzo importante della ricca e democratica Emilia, famosa per le ceramiche e purtroppo anche per l‚altissimo inquinamento.
La domanda “possibile?” si riempie di ulteriori inquietudini visto che si parla di un palazzo abitato da extra-comunitari (più che in regola evidentemente, visto che hanno contratto mutui) e da qualche immigrato dal Meridione. E visto anche che qui non comanda la Lega Nord; anzi, nella giunta di centrosinistra, l’assessore alla casa è di Rifondazione, partito che certo non sembra ostile gli immigrati.
Il palazzo verde
Quartiere Braida a Sassuolo: nel caldissimo pomeriggio di sabato 25 giugno gli abitanti del palazzo e altri cittadini solidali si riuniscono in assemblea. Vale la pena ascoltare quel che raccontano e le loro ragioni che, per ora, ben pochi sembrano aver preso in considerazione, men che meno il sindaco Graziano Pattuzzi, per la cronaca della Margherita.
All‚inizio sembra più che altro una riunione di italiane e italiani solidali: militanti politici di Rifondazione, i delegati di 5 fabbriche della zona ma anche persone che abitano nei palazzi vicini. Gli abitanti dell’edificio, migranti in grandissima maggioranza, sono lì e ascoltano; solo alla fine prenderanno la parola in tanti, talvolta in un fluido italiano venato da cadenze emiliane e talora con qualche difficoltà linguistica in più ma comunque tutti chiari nel dire “no allo sgombero senza giusti rimborsi” e saranno poi in prima fila nel volantinaggio che si allarga alle case intorno, ai semafori, persino nella vicina Modena.
Difficile anche all’ombra trovare tregua dall’afa ma gli organizzatori dell’assemblea hanno riserve d‚acqua sufficienti per il centinaio di persone presenti. Gira l’idea di un corteo (il secondo dopo quello di sabato 18) ma si preferisce puntare alla prossima settimana, cioè al 2 luglio.
A introdurre il dibattito è Francesco: “Una trattativa bidone, il sindaco ci riceve (giovedì 23) malvolentieri e il giorno dopo si scatena la polizia, murando 13 appartamenti. Evidentemente non c‚era volontà di dialogo”. Propone di mobilitarsi il 28 in occasione del consiglio comunale e di organizzare turni contro altri sgomberi mentre “si cercano soluzioni vere per tutte le 58 famiglie del Palazzo verde”. Come altri Francesco dirà–gli applausi sono davvero scroscianti–che vengono cattivi pensieri quando il sindaco non risponde a una semplice domanda: cosa si prevede di fare qui dopo aver demolito l’edificio?
Prende la parola Paolo Brini, fra i primi a lanciare l’allarme per quanto stava accadendo a Sassuolo. Le famiglie già sgomberate “sono in luoghi indecenti come quel palazzo-palafitta di San Michele, sotto cui passa un canale, sperduto in campagna e senza una strada asfaltata”, i singles hanno un posto letto nel dormitorio di Ponte Fossa. Si parla di rimborsi ridicoli: chi ha pagato 45 mila euro ora dovrebbe accettare un rimborso di 15 mila e trasferirsi in un posto letto sborsando anche 280 euro al mese? “Le bugie fioccano e i giornalisti locali non sentono altre campane che il sindaco” insiste Francesco: “E se il palazzo verde è così mal messo come mai le banche hanno acceso mutui persino a maggio 2005?”. Infine, conclude Francesco: “Non dimentichiamo che è stato arrestato, senza spiegazioni, Khalid Soukri, residente al Palazzo verde. E‚ forse un arresto politico visto che i vigili lo avevano fotografato mentre diffondeva volantini del Comitato casa San Pietro davanti alla moschea? Perciò se Khalid non viene rilasciato martedì faremo un presidio a Modena, al carcere Sant’Anna. Intanto chiediamo che l’assessore di Rifondazione esca dalla giunta come aveva annunciato se l’ordinanza di sgombero non fosse stata revocata”.
A margine dell’assemblea circola un comunicato di solidarietà (del 22 giugno) di Rifondazione–ma qualcuno poi dirà che è solo una bozza–di Reggio Emilia. Ma è noto che per ora gran parte del partito tace. Di sicuro nel pomeriggio del 26 giugno la giovane segretaria di Rifondazione modenese, Romina Bertoni preannuncia a chi scrive (una lunga chiacchierata al telefono) come quel che dicono e scrivono al Comitato casa San Pietro sia pieno di inesattezze, in sostanza difende le ragioni del sindaco di Sassuolo, puntualizza che alcuni degli sgomberati erano “consenzienti” e preannuncia un comunicato.
Un altro elemento di cronaca, strettamente politica, può essere interessante. Proprio sabato 25 e domenica 26 giugno, ovviamente per una coincidenza, si svolge (a Imola) il congresso regionale di Rifondazione: sulla vicenda di Sassuolo alcuni dei militanti sopra citati presentano una mozione che la “commissione politica” di Rc prima dichiara irricevibile perché “troppo locale” poi riammette al voto, poi di nuovo cerca convincere i promotori a ritirarla e alla fine, giunti alla votazione, boccia sonoramente. “Mi spiace che la maggior parte dei delegati di Rifondazione creda che i problemi sociali si risolvano con gli sgomberi” commenta un delegato, precisando: “Non lo dico per spirito di frazione visto che non appartengo alla ex mozione 3 o alla ex mozione 5”.
Baciami altrimenti ti spacco la faccia
Un passo indietro, cioè torniamo all’assemblea di sabato. Fra gli interventi è particolarmente applaudita la proposta dell’anagrafe auto-gestita, ovvero “visto che si insinua che nel palazzo abitino spacciatori, faremo un album con tutte le nostre facce spiegando dove lavoriamo, siamo lavoratori, operai e ci guadagniamo da vivere con il sudore non con le droghe”.
“Grazie” dice un ragazzo maghrebino: “le autorità cercavano di ingannarci e dirci che non potevamo abitar qui né pretendere soldi, che non possiamo protestare o manifestare. Invece voi ci avete ricordato che in Italia esistono ancora diritti, validi per tutti”. E poi molte parole amare e dure arrivano da altri immigrati: “Il sindaco ha detto a uno di noi: che ti lamenti, tanto sei abituato a dormire nelle stalle”. E ancora: “hanno messo alcuni sgomberati in posti dove non dormirebbero neanche i cani, se volete vi mostriamo le foto. Sì alcuni si erano fatti convincere e altri impaurire, ma poi quando hanno visto dove li stavano sbattendo hanno capito che era tutta una bugia”.
Scandendo le parole, a volte come sgranasse un rap, un altro immigrato chiede: “Voglio sapere dal sindaco p-e-r-c-h-é n-o-n s-i p-u-ò r-e-s-t-a-u-r-a-r-e i-l p-a-l-a-z-z-o? È vero, qui intorno c’è spaccio: ma perché fanno la guerra a noi proprietari e affittuari invece che ai delinquenti? Questi appartamenti sono di privati e allora come si permette il sindaco di intervenire senza neppure sentirci? E‚ vero che una banca offre miliardi all‚amministrazione per questo posto? Mi spiegate cosa significa questa parola magica d-e-m-o-c-r-a-z-i-a che tutti usano? Io per ora la traduco così: baciami o ti spacco la faccia”.
Un terzo immigrato parla in difesa del “nostro fratello arrestato” e altri invitano all’unità, a non cedere.
“È un buon segno che il contro-comitato, insomma il presunto gruppo di cittadini pro-sgombero sia abortito, vuol dire che il sindaco non ha convinto tutti. Quanto alla lotta contro la delinquenza, beh noi siamo d’accordissimo”. Ad assemblea conclusa ancora storie, molte voci (alcune credibili altre più fantasiose) e l’invito al giornalista–“chiederai al sindaco di rispondere a te visto che a noi non vuole farlo?”–con l’ovvia promessa: “certo, questa storia è troppo strana perché i giornalisti non guardino un po’ dietro le vetrine”.






