Nel nostro paese si è da poco festeggiato il trentennale dell’obiezione di coscienza. Hanno festeggiato sicuramente quei 771.100 giovani che dal 1972, anno in cui è stata approvata la prima legge, ad oggi, dichiarandosi obiettori, hanno difeso il paese svolgendo il servizio civile. Hanno festeggiato anche diversi milioni di italiani che in questi anni hanno visto garantiti i loro diritti, che hanno trovato compagnia, che vivono in un ambiente più sano anche grazie al lavoro di questi ragazzi. Non hanno certamente festeggiato molti militari e diversi politici, che, anzi sono sempre pronti a “fare la festa” all’obiezione, nel senso negativo del termine, cioè a farla fuori. Infatti non è mai stata una vita facile quella dell’obiettore: i primissimi, prima dell’arrivo della legge hanno pagato con il carcere la loro scelta, poi con un servizio civile più lungo rispetto al servizio militare, ed infine con tanti piccoli sgambetti fatti dal Ministero della difesa che fino al 1998 ha gestito il servizio civile. Si sono però ottenuti anche importanti risultati. Tante sentenze della Corte Costituzionale di cui una ha sancito che il servizio civile concorre pienamente alla difesa della Patria. Una nuova legge nel 1998 e grazie a questa la possibilità per i giovani di partecipare a missioni umanitarie all’estero e l’avvio di una commissione per la difesa popolare nonviolenta.
Inoltre oggi con il congelamento della leva obbligatoria, e se passa la riforma ora bloccata al Senato dovrebbe partire già dal prossimo anno, sia il servizio militare che quello civile saranno volontari, ma con una piccola differenza. Per i militari si è deciso che per assolvere ai compiti istituzionali occorrono 190.000 uomini e quindi si trovano le risorse economiche necessarie, sempre in crescita per inventarsi incentivi per rendere appetibile il servizio militare e per l’acquisto di nuovi sistemi d’arma (nel 2004 si spendono19.670 milioni di euro più 1200 milioni di euro per le missioni). Per il servizio civile si è deciso che si stanzia una cifra (quest’anno 119 milioni di euro) e che si fanno partire tanti giovani quanto ne permette di fare quella cifra. Infatti se le risorse con la prossima finanziaria non saranno aumentate il servizio civile volontario è destinato a morire in tenera età. Ma non basta come al solito si sta lavorando energicamente per sganciare totalmente il servizio civile volontario, dalla sua culla culturale legata all’obiezione di coscienza. L’obiettivo è evidente: nascondere la critica dell’obiezione ad un sistema che genera guerra e violenza. Io ho sempre pensato all’obiezione di coscienza ed al servizio civile come due facce della stessa medaglia. L’obiezione esprime uno stile di vita, un modo di porsi di fronte ai problemi del mondo, analizzarli ed agire secondo coscienza. Il servizio civile è un modo di vivere da cittadini del mondo, rimboccarsi le maniche ed operare per cambiare alcune anomalie del pianeta. Se viene meno una delle due parti l’operato è monco. Se manca l’obiezione si rischia di diventare crocerossine al servizio dei potenti, che da una parte devastano il pianeta, e dall’altra elargiscono elemosina usata come silenziatore dell’urlo dei poveri. Se manca il servizio civile si rischia di non mettere in pratica ciò che si denuncia. La riprova di questa operazione è la Festa della Repubblica, dove già dallo scorso anno, in mezzo alle migliaia di militari che sfilavano per via dei Fori Imperiali a Roma sono comparse alcune volontarie in servizio civile. La leva forse si congela, ma purtroppo non si congelano le guerre, le spese militari, la militarizzazione della società, ecc.. Ed è per questo che non congeliamo la nostra associazione, continuano a lavorare per proporre un modello di difesa alternativo dove vogliamo usare la forza della ragione contrapposta alla ragione della forza. Secondo noi la solidarietà e la nonviolenza restano i cardini di questo cambiamento.
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