Arezzo Wave Love Festival 2005 si è da qualche giorno concluso, ma suona ancora nelle immagini di una sei giorni vissuta al limite. Se si immagina il “solito” festival rock, di grandi dimensioni, ci si sbaglia. Arezzo Wave è l’orologio che scandisce il tempo della culture giovane in Italia. Che scova il gruppo della Valle da Osta come quello della Sicilia che mai ci sarebbe capitato di ascoltare. Oppure c’è un ottimo fumettista che ha vinto il concorso e ora ha la giusta vetrina, così come quello che a CabaWave prova a fare ridere e ci riesce. Musica ovvio, sopratutto musica come calamita attorno cui far gravitare il teatro, il cabaret, le parole, le immagini, il sociale. Cosa è successo dunque quest’anno? La “solita” magia: tanti palchi, tanti eventi in contemporanea.
Scherzando Mauro Valenti, cuore e cervello del festival, alla conferenza stampa di presentazione a Roma disse: “Un premio a chi riesce a vedere più cose in questi sei giorni”. In effetti mai come in
questa occasione il dono dell’ubiquità avrebbe dato una mano. In ordine sparso, come le immagini che scorrono in random, l’esibizione dei Soulwax, di Kusturica, dei Liars e dei The rakes, dei The Kills e di Lcd Sound System, dei brasiliani Instituto o dei francesi Le peuple de l’herbe, degli Afterhours (e di molti altri ancora) hanno infuocato il mainstage allo stadio comunale di Arezzo. Nei palchi “minori”, gli Yuppie Flu, i Mambassa, gli …A toys Orchestra, la scatenata Miss Violetta Beuregarde, gli impolsivi Jhon Merrick, gli elettronici CtLab. Ci sono stati anche esibizioni assolutamente inutili, ma questo rientra nella legge dei grandi numeri. E poi il festival
nel festival. Elettrowave non era solo una mega discoteca con più sale. E’ stato uno spazio pensato alla musica elettronica come cultura e spazio legato all’arte. Non solo dj, ma anche visual, istallazioni sonore esperimenti vari. Poi ti capita di incontrare un Fabio De Luigi in splendida forma che ti fa morire dalle risate durante il suo workshop, o un Kusturica, che sembra sempre incazzato per quel suo aspetto da orso e quella sua vociona, che ti spiega due o tre cose su come lui fa i film. Cammini e vai al Cinema Corso e ti trovi una retrospettiva su Pasolini piena di ragazzi, con tantissimi articoli di giornale dell’epoca su di lui, le sue polemiche, la sua morte. Ma più che i nomi dei gruppi o degli attori o degli scrittori ciò che accade è che si riesce a far cultura in una maniera fresca, divertente, senza mitizzazioni, a contatto con la gente.
L’atmosfera è rilassata, giocosa, tranquilla. Arezzo Wave suonerà ancora per un altro anno fino alla prossima nuova edizione, suonerà nelle immagini e nella memoria di chi era presente e di chi attenderà la 20 edizione. Sono vent’anni che Arezzo suona.






