Fioccano i nomi per le prossime primarie. Prodi, Bertinotti, Di Pietro, Mastella, Pecoraro Scanio. C’è chi (giustamente) fa notare la totale assenza di candidate. Il centro sinistra si è dimenticato che il genere umano è formato da due sessi. Ne parlano Lanfranco Caminiti, Bia Sarasini, Letizia Paolozzi e Alberto Leiss, in tre lettere che ridono, piangono, spiegano che forse, in Italia, la politica dovrebbe aprire la testa e capire che il radicale “blocco maschile” in parlamento rappresenta un’arretratezza, una chiusura e che una candidatura al femminile avrebbe dato un respiro al soffocante gioco dei nomi. Gioco che difficilmente porterà ad una sorpresa. Circola uno strano sentimento, alquanto sgradevole, che l’Unione abbia su di se una specie di corazza che respinge i desideri, i conflitti e le tensioni che hanno cambiato i rapporti tra uomo e donna nella società.
E sul sesso del candidato nessuno scommette. Non si augura a nessuna donna di entrare a far parte di questo “gioco al massacro”, se le cose stanno così. Troppa carne maschile al fuoco. Ma almeno si spera che in un’eventuale vittoria nel 2006, ci sia posto nei ministeri. Difficile però raggiungere le sei Ministre del governo D’Alema.
Scrive Bia Sarasini: “Cosa si intende fare per la legge di procreazione assistita? E via, siamo volgari, quante donne intendete inserire nel vostro governo? Quali patti si intendono stringere con l’elettorato femminile?”
Il monosex delle candidature si evince anche dal documento di identità prodotto dall’Unione, dove la parola “donna” compare una sola volta, tra gli “anziani” e i “giovani”, in un contesto in cui si parla di “promozione, di tutela sociale e con programmi pubblici per i servizi e per l’abitazione”. Il testo integrale delle lettere si può trovare su http://www.donnealtri.it/articoli/locale_globale/locale_globale.html






