“Ho allontanato ambulanze dagli ospedali, ho ucciso civili, ho torturato delle persone….e me ne vergogno." Il sergente maggiore Camilo Meja è stato condannato ad un anno di prigione militare per essersi rifiutato di tornare in Iraq. Parla al Convegno dei Veterani per la Pace, svoltosi a due ore da Dallas il 5 agosto. “Ho chiuso la bocca e fatto il mio lavoro”, dice.
C’è tristezza, rabbia e consapevolezza nelle parole di chi sembra uscire da un incubo. Quando ad Abdul Henderson, caporalmaggiore dei Marine, è stato chiesto cosa direbbe a Bush se avesse la possibilità di incontrarlo a quattr’occhi, il militare risponde: “Si sentirebbero due colpi. Io che lo colpisco e lui che colpisce il pavimento.
Charlie Anderson, un altro veterano non nasconde il risentimento. Ha parole forti verso il suo presidente: "Ci hai corrotto, hai distrutto le nostre vite. Voglio le tue dimissioni nelle mie mani. Fai le valigie Georgie”.
Queste nuove “reclute” dei Veterani, sottoscrivono la dichiarazione d’intenti dell’organizzazione: consapevolezza dei costi della guerra; impedire al governo di intervenire negli affari interni di altre nazioni.
“Non volevo essere coinvolto in un crimine contro l’umanità”, afferma Harvey Tharp, un altro veterano.
“ Vedo questo tizio nell’ufficio più prestigioso del mondo, e questo tizio dice “provocateli”. Un tizio a cui non hanno mai sparato, che non ha mai visto nessuno soffrire, che dice “provocateli”? Si comporta come un cowboy in un film western. Mi dà la nausea”, dice ancora Herderson.
Centinaia di storie. Centinaia di racconti dell’orrore. Molti dei veterani dopo essere stati in Iraq, hanno cambiato idea sulla guerra come risoluzione delle controversie internazionali: “Stavamo sparando su piccole città. Vedevi persone che correvano e basta, persone che cadevano dalle biciclette. Era così triste. Sei seduto lì e guardi con i tuoi binocoli e vedi cose che saltano in aria e pensi: non hanno acqua, vivono nel terzo mondo, e noi che li stiamo bombardando. Facciamo saltare in aria gli edifici, facciamo piovere sharpnel che riducono le persone a brandelli”, dice Trarp in un silenzio assoluto.
Come relatrice all’incontro era presente anche Cindy Sheehan, che il giorno dopo (6 agosto), si è accampata fuori del ranch di Crawford dove Bush sta trascorrendo le vacanze: “Non avrei mai immaginato di venire qui al vostro convegno. Non lo avrei mai immaginato ma la vita lo ha portato con sé. E non avevo mai sentito parlare dei Veterani per la Pace, non prima del 4 maggio del 2004, quando vidi un servizio sulla Cnn. Mio figlio era morto da un mese esatto. Sarò felice di ascoltare le parole di chiunque, perché qualcuno deve fermare questi bugiardi.
Bush ora deve fare i conti con un’opinione pubblica che si è risvegliata dalla “sindrome da attacco terroristico”, che sta subendo i costi troppo alti (economici ed umani) di una guerra che ogni giorno assume i contorni di un’operazione disperata, senza senso e senza soluzione di continuità.






