Badakhshan
Due giovani candidate della provincia del Badakhshan sembrano avere grosse opportunita’ di ottenere un seggio alle elezioni di domenica. E questo grazie alla loro bellezza che risplende dai manifesti elettorali. Centinaia di fans stanno comprano le foto delle avvenenti candidate. Molti le hanno appese nei negozi altri sulle auto rilevando la vera natura di queste elezioni.
Le due candidate, Fauzia Gilani e Fauzia Kofabi, hanno dichiarato che non era affatto loro intenzione scatenare un tale pandemonio. E che non hanno intenzione di sfruttare il loro aspetto fisico a fini elettorali: “Vogliamo servire il nostro paese e la nostra gente. I cittadini dovrebbero votarci per il nostro programma politico e non per la nostra fotografia”.
Ma fatto sta che le rivali piu’ anzianotte non hanno digerito questo fuori programma. Jamshida Ahmadi anch’essa candidata ai pochi seggi riservati alle donne, ha denunciato questa “subdola tecnica”: “Qualcuno cerca di sfruttare il proprio aspetto esteriore per rastrellare voti”. Ma Shabana membro dell’entourage di Fauzia G. rigetta le accuse “E’ solo invidia”.
Mohammed Kari negoziante, ha coperto i muri del suo chiosto delle foto delle belle Fauzie e afferma sorridente: “Alla fine votero’ per la candidata piu’ bella”. Samidullah Ghiasi, tassista, dice invece che e’ riuscito a comprare le foto a soli due dollari giu’ al bazar e che da quando le ha appese sul vetro del suo taxi i clienti sono aumentati: “Evviva le elezioni”.
Mentre il caso delle belle Fauzie anima una campagna elettorale altrimenti sotto tono, gli osservatori cominciano a tirare le somme. In un paese che stenta a rialzarsi dopo 24 anni di guerra, c’e’ poco spazio per la teoria e i bei discorsi. In assenza di uno Stato, la gente votera’ a seconda della propria etnia e del proprio clan. Inutile farsi illusioni, in Afghanistan non c’e’ ancora spazio per le belle Fauzie.
I nomadi e il gioco della democrazia afgana
Oltre il 10 per cento degli afgani sono nomadi, e in qualche modo queste discusse elezioni afgane riguardano anche loro. Nella remota provincia del Badakhshan, sono i Kuchis (dal persiano kuchi – migrare) i nomadi piu’ numerosi, seguono i Kirghiz e i Jughi. I Kuchis migrano seguendo le stagioni in cerca di pascoli trasportando i loro villaggi in groppa ad asini e cammelli. Ma quest’anno la loro migrazione cominciera’ in ritardo per colpa delle elezioni. I Kuchis hanno infatti diritto a 10 seggi su 249 nel neo parlamento afgano e i 532,826 Kuchis registrati potranno scegliere tra 60 candidati di cui 7 donne – i Kuchis possono votare solo candidati Kuchis – recandosi nelle 1600 postazioni di voto riservate a loro, 6 nel solo Badakhshan. Passando ai contenuti, il programma elettorale dei candidati Kuchis e’ monotono: conquistare una vita sedentaria anche se questo gli costera’ il privilegio odierno di non pagare tasse e non fare il servizio militare.
Poi vengono i Kirghis che vivono a 4000 metri di quota sull’altopiano del Pamir, la sponda nord del Whakhan Corridor, quella fascia di territorio afgano che si estende verso est dalla provincia del Badakhshan fino a toccare la Cina. Il corridoio e’ un ramo dell’antica via della seta che Marco Polo attraverso’ nel 1273 riportando nel Milione la presenza di pecore enormi. Pecore che ancora oggi portano il suo nome, e che i Kirhiz si portano dietro nelle loro brevi migrazioni. Di Kirghiz ne sono rimasti circa 3.000, troppo pochi per presentare un candidato anche perche’ nessun’altro gruppo voterebbero per uno di loro. Abdul Rashid, leader della comunita’ Khirghiz, ha dichiarato in quel di Faizabad che nonostante tutto la sua gente si presentera’ in massa a votare nelle due postazione di voto gentilmente concesse nel suo Pamir.
Infine ci sono i Jughi, piccoli artigiani ed artisti, considerati gli zingari locali per la loro originalita’ di tradizioni, per i vestiti colorati e per le doti di preveggenza delle loro donne. Anch’essi migrano e le 16 famiglie presenti in Badakhshan si sono tutte registrate per il voto pur non avendo candidati propri, per loro i 200 dollari e le 300 firme necessarie per candidarsi erano una barriera insormontabile. I nomadi che popolano quest’antica terra afgana, persi in un mare di poverta’, hanno deciso nonostante tutto di partecipare a questo strano gioco collettivo. A loro non interessano le mire delle potenze straniere, i sofisticati giochi politici o i progetti dei signori della guerra. Per loro conta sapere di esserci, conta sentirsi come gli altri. Anche solo per un giorno.






