L’Algeria sta per vivere un nuovo appuntamento storico. Giovedì 29 settembre si voterà per il referendum di revisione della costituzione nazionale. Di che si tratta?
I cambiamenti sono vari, ma il pezzo grosso è la parte che riguarda l’amnistia generale per i reati commessi durante il periodo ormai conosciuto in tutto il mondo come la sporca guerra. Amnistia dei guerrieri islamisti e delle forze dell’ordine. Fine delle “persecuzioni giudiziarie” contro chi è stato coinvolti nei gruppi armati, in atti violenti o in operazioni di sostegno a gruppi armati. Ovviamente non a tutti, precisa il presidente Bouteflika nei suoi ultimi discorsi: non ci sarà amnistia per chi ha partecipato a massacri, violenze sulle donne o ha messo bombe nei luoghi pubblici. “Ma se si impedisce a chiunque, sia all’interno che all’esterno, di indagare su quello che è successo, chi saprà mai, chi ha commesso o ordinato quegli atti?” risponde in coro il fronte del rifiuto di questa revisione.
In questo fronte dell’opposizione alle proposte di Bouteflika, c’è di tutto. Ci sono le famiglie delle vittime del terrorismo e le famiglie delle vittime delle forze dell’ordine, le famiglie degli scomparsi (i rapiti dagli integralisti e quelli rapiti dalle forze dell’ordine), le due leghe rivali per i Diritti dell’Uomo in Algeria, alcuni reparti delle forze dell’ordine, soprattutto quelli non militari, “Sradicatori” e “Riconciliatori” (cioè quelli che durante la guerra prediligevano la soluzione militare e quelli che invocavano il negoziato)… Un mondo molto colorato. Strano però che in prima linea non ci siano quei generali (e i giornali che sono a loro fedeli) che giuravano di farla finita, definitivamente, con l’islamismo armato.
“Bouteflika vuole fare sua l’espressione ‘mai più questo’, che simbolizzò la fine della dittatura in argentina e l’avvenimento di un lavoro di memoria. Però in Algeria, questa parola d’ordine è martellata come una minaccia per imporre il silenzio”, si legge sulla petizione che Algeria-Watch, il sito dedicato allo stato dei diritti dell’uomo in Algeria, fa circolare questi giorni, alludendo alle pressioni subite dai membri delle varie associazioni che tentano di fare campagna contro l’amnistia. Primo firmatario dell’appello Habib Souaidia, l’ex ufficiale autore del famoso libro la sporca guerra. (http://www.algeria-watch.org/fr/article/pol/amnistie/petition.htm)
Ci sono varie poste in gioco, in realtà. Per lasciare fette sempre più ampie del potere finora nelle loro mani, i generali hanno bisogno di garanzie. Una di queste è che nessun giudice venga mai a ficcare il naso nella storia recente dell’Algeria per capire, per esempio, chi ha fomentato i massacri o dove sono finite le 20.000 persone scomparse dopo aver ricevuto una visita della polizia o dell’esercito a casa loro. C’è anche che le multinazionali, ormai padrone del paese con l’ultima legge (scritta in uno noto studio newyorkese) sull’energia adottata in un tempo record dalle due camere del parlamento algerino, che Bouteflika ha appoggiato con tutte le sue forze, hanno bisogno di tranquillità per lavorare in santa pace.
C’è in fine, anche se non esce chiaramente, un cambiamento importante che permetterà al presidente in titolo di correre, nelle prossime elezioni presidenziali, per un terzo mandato, vietato dalla costituzione precedente.
Conoscendo da una parte l’alta competenza (ormai pluridecennale) del ministero degli interni algerino nel falsare i risultati di qualsiasi tipo di elezioni, e dall’altra l’alta stima di cui gode Bouteflika presso la Casa Bianca, scommetto che il popolo Algerino continuerà a vederlo tutte le sere in televisione, ancora per un bel po’.






