Pubblichiamo un resoconto di Marco Trotta dell’assemblea di movimento del 2 novembre a Bologna, mentre Cofferati presentava l’ordine del giorno sulla legalità. È la migliore risposta a chi vuole che invece che dei contenuti e delle proposte dei movimenti si parli di pacchi-bomba.
“Da quanto tempo non la vedevi così piena?”. La stessa domanda rimbalza tra i molti capannelli di persone che si sono fermate all’ingresso di Sala Farnese. Qualcuno prova a fare un paragone con l’assemblea insieme a Nichi vendola ospite del locale comitato d’appoggio elettorale. Stessa sala, al secondo piano del palazzo comunale, tante facce diverse e gente seduta per terra. E anche quella volta il sindaco non c’era, ma mandò il suo fido braccio destro Gibelli ad annusare l’aria per presentarsi molto più tardi a “salutare il candidato dell’Unione in Puglia”. Altri tempi.
Bologna, 2 Novembre, giorno dei morti e della legalità. Questa volta Cofferati non è invitato. Anzi, ufficialmente gli organizzatori dell’assemblea autoconvocata “Di nuovo in Comune” si sono ripromessi di non volerlo neanche nominare insieme alla parola più gettonata nei suoi discorsi da qualche settimana a questa parte: legalità. Solo poche ore prima tre pagine dal titolo “Legalità e solidarietà per lo sviluppo economico, la coesione e la giustizia sociale” e firmate “Sergio Cofferati” avevano sancito la rottura con Rifondazione Comunista, che si dice “comunque aperta al dialogo”, attirando anche critiche dagli altri alleati e dall’opposizione di destra.
Il Polo aveva annunciato che avrebbe sostenuto qualsiasi odg, e invece si è trovato un testo molto più cauto rispetto a quanto ci si aspettasse visto le dichiarazioni della vigilia. Cauto ma netto: “L’illegalità, qualunque sia la ragione che la determina, non può trovare giustificazioni”.
Troppo poco per la destra locale, ma forse anche il segnale che il Sindaco ha cominciato a fare i conti con l’opposizione in città.
E che la città cominci a rispondere sembra dimostrarlo almeno 500 persone in risposta ad un appello che aveva al primo punto la condanna delle cariche della polizia avvenute lunedì scorso contro 200 studenti che chiedevano di essere ricevuti dal consiglio comunale in corso. Gli stessi studenti, qualche ora prima erano tornati sul “luogo del delitto” per rappresentare a loro modo quei fatti. Da una parte gli indiani, dall’altra Tex Willer, il personaggio dei fumetti preferito da Cofferati. Qualche agenzia rispolvera gli “indiani metropolitani” dopo una settimana che lo spettro del ’77 è stato agitato praticamente su qualsiasi media, ma questa è un’altra generazione e il tutto finisce in una festa dentro le mura di Palazzo D’Accursio con la polizia municipale che rimane a guardare.
Non è l’unica buona notizia della giornata. L’assemblea viene aperta da una comunicazione. Nel pomeriggio la cassazione ha rigettato l’appello fatto, per conto della procura di Bologna, dal pubblico ministero Paolo Giovagnoli contro Fabiano, Vittorio e Carmine, tre ragazzi del movimento finiti prima in carcere e poi in custodia cautelare per le mobilitazioni nell’università di questa estate. L’appello era stato chiesto contro la decisione del tribunale del riesame, presieduto da Libero Mancuso, che aveva rigettato l’accusa di eversione. “Finalmente Giovagnoli è stato stoppato”, la sala applaude. E così si infrange il primo taboo, con la “legalità” che torna al centro. Difficile fare altrimenti. Proprio oggi la procura ha comunicato l’inizio delle indagini su 34 delle persone presenti lunedì scorso di fronte al comune, quando ci sono state le cariche della polizia. Anche per questo Alvin Palmi apre gli interventi come studente universitario raccontando il percorso fatto in città. “Lunedì volevamo parlare col sindaco perché come studenti viviamo in città con i nostri bisogni. Uno di questi è il diritto allo studio, ma parlarne per noi significa affrontare anche il diritto alla casa con 7 mila case sfitte di cui l’assessore Amorosi non vuole parlare, con i costi esorbitati per gli studenti fuori sedi e gli studentati che non bastano”. Qualche settimana prima l’associazione studentesca Apertamente aveva presentato l’aggiornamento di un rapporto del professor Renzo Orsi che dimostra che ogni giorno la città incassa 1,5 milioni di euro in beni, affitti e servizi da questa parte della città (www.bolognafuorisede.tk).
“E poi c’è la mensa, qui è la più cara d’Italia, il costro dei trasporti, quello dei libri con un ragionamento sul copyright– continua Alvin – Per questo crediamo che le nostre lotte siano anche quelle di altre categorie sociali come i migranti o i precari. Crediamo che siano i temi di cui bisogna parlare anche continuando a praticare lotte nell’illegalità, se serve, per entrare nel merito di come questa giunta amministra Bologna. Vogliamo discutere di spesa sociale, di come rivitalizzare la zona universitaria, della pedonalizzazione del centro storico sul quale, con le recenti dichiarazioni su Sirio, si sta tornando indietro. Tutto quello che abbiamo visto rischia di essere un anticipazione del prossimo governo dell’Unione, mentre noi vogliamo discutere con chi vuole mobilitarsi per costruire percorsi ai autorganizzazione”.
Poi la volta di Luigi Marinelli, sindacalista delle RdB: “Negli ultimi tempi a Bologna sono successe cose gravissime ad abbiamo trovato assurdo che ne discutesse solo tramite i media e nelle sedi istituzionali o di partito invece che in un momento aperto alla città tra le reti sociali e di movimento. La discussione sulla legalità fino ad ora è servita a distogliere lo sguardo sulle cose che questa giunta dovrebbe fare per la città e non sta facendo. In più ha promosso la criminalizzazione dei movimenti con il capo della Procura di Bologna che aveva promesso di spegnere le scintile del conflitto sociale e che prefigura una identità prospettiva per il governo nazionale dell’Unione. Dobbiamo parlare di una nostra agenda sul territorio: la privatizzazione dei trasporti, i servizi sociali a rischio, la precarietà nel mondo del lavoro. Bisogna lavorare per una Bologna città aperta”. “Invece – continua Marinelli – a Bologna sono dominanti i poteri del ‘B8’: l’Assoindustria, l’Ascom e la lobby dei commercianti, le centrali cooperative, gli immobiliaristi, i costruttori, i baroni universitari, Procura e Questura e le fondazioni bancarie”. Qualche sorriso in sala per quella B di Bologna a sostituire la G di ben altri ricordi.
Il microfono passa a Rosario del Livello 57. I centri sociali in città sono stati il terzo fronte aperto dal sindaco, dopo l’ordine del giorno sulla legalità e Sirio, accusati di essere luoghi di privilegio. “Io voglio ragionare più che su un ordine del giorno a proposito dei diritti esordisce–Quelli acquisiti, tra sgomberi e denunce, con i centri sociali. Sia quelli più attuali con la mancanza di spazi sociali aggregativi, le politiche giovanili che mancano, l’emergenza abitativa e gli affitti in nero, l’accoglienza e la solidarietà per i migranti, il lavoro nero e precario, ambiente e qualità della vita. Siamo nella città più cara d’Italia. Questa amministrazione sta dando una risposta cilena, con il concetto di legge e ordine, con l’effetto di spostare i problemi da un quartiere ad un altro, magari in periferie degradate che così diventano ghetti. Per questo serve l’altra Bologna, quella che non vota, degli studenti, dei migranti, delle lavoratrici e lavoratori precari e pendolari, dei pacifisti e dei centri sociali”. “In questi giorni – continua Rosario – stiamo assistendo un attacco ai centri sociali, le case del popolo del terzo millennio. Quelle che negli anni venti venivano assaltate dagli squadristi fascisti e negli anni novanta sono state sgomberare da Walter Vitali. Oggi sono sotto l’attacco di Cofferati. Eppure rimangono l’unico posto di aggregazione per i giovani, di discussione politica e organizzazione delle lotte sociali, dove si fa e sperimenta cultura (con valenza europea), si offrono servizi a prezzi politici e si attuano politiche di riduzione del danno”. “Nei mesi scorsi – ricorda ancora Rosario – era nata una rete che riunisce alcuni di questi soggetti con l’obiettivo di fare progetti culturali comuni e condivisi. Purtroppo le continue emergenze repressive hanno rallentato la realizzazione del progetto. Questa rete propone una mobilitazione cittadina, un happening di 24 ore disseminato nella città, dal titolo ‘Bologna Città Aperta, Aprite le Vostre Menti’ per il prossimo 10 dicembre che vogliamo realizzare con l’altra Bologna”.
“Sono uno di quelli che era sul lungo Reno fino a quando non mi sono messo in regola con la legge criminale Bossi-Fini”: a parlare è Costantin, rumeno, che parla quasi urlando nel microfono strappando applausi. “Volevo dire una cosa per conto della comunità rumena. Cofferati quando ha sgomberato il lungo Reno, ha usato la scusa della pericolosità del fiume ingrossato. Ma non si preoccupa di tanti di noi che lavorano in nero nei cantieri edili. Non li vede mai? Ho sempre lottato per la mia comunità, ora come mediatore culturale. Lui ha sempre detto di denunciare chi lavorava in nero. Noi abbiamo cominciato questo percorso da Gennaio scorso ma tanti ragazzi rumeni ora sono minacciati dai loro padroni. Ma non ci garantisce nessuno. Quando hanno portato le donne e i bambini a Villa Salus, lo hanno fatto con i poliziotti e hanno diviso delle famiglie. Si possono accettare solo delle scuse? Siamo esseri umani anche noi! Dicono che l’Europa è unita. Ma quale Europa? Un’Europa razzista con Blair in Inghilterra e Berlusconi qui. Sono aumentati e oggi un lavoratore con 1000 euro deve mantenere 4-5 persone e pagare l’affitto. Io ne ho sei. Conosco amici che lavorano in alberghi per 400 Euro al mese, mangiando gli avanzi e se si ribellano vengono buttati fuori. Cofferati è stato anche un sindacalista, prima deve pensare a queste cose. Non sono spinto da nessun partito politico, parlo per il bene della mia famiglia e della mia comunità. Non mi interessa la politica italiana perché sono stufo della politica rumena”. Ancora applausi.
Tocca a Gianmarco De Pieri, dei Disobbedienti. " Nessuno aveva scommesso su questa assemblea. Avevano deciso che questo palazzo doveva essere chiuso ai movimenti. Si è operato, senza mai dirlo esplicitamente, affinché fossero la gamba zoppa di questa giunta, che appoggia dall’esterno e non mette in discussione il ‘laboratorio Bologna’. Il nostro tempo comincia adesso come hanno dimostrato migliaia di studenti e studentesse. È un tempo difficile, con la magistratura che si è fatta spesso seguito le indicazioni della politica, come hanno dimostrato Giovagnoli e De Nicola. Oggi la politica torna ai movimenti, non come spazio di mediazione, ma di sperimentazione e ribellione dentro una nuova casa che non rimpiange il passato. È tutta la giunta che non ci appartiene più, non solo Cofferati. È tornato il momento dei movimento che si pongono fuori da questa Unione, senza paura. Non ne abbiamo mai avuta quando abbiamo smontato il Cpt o abbiamo aperto le case vuote dell’assessore Amorosi che sembra più un ispettore di polizia che un assessore del comune di Bologna. Noi non ci dimentichiamo che il vicesindaco Adriana Scaramuzzino quando era magistrato aveva chiesto la chiusura dei Cpt qui come in tutta Italia. Ma ora non è più di competenza della giunta. Allora o si è per la chiusura di questi Cpt o si è complici. Ci sono parti di città che sono state escluse, non solo i migranti, ma anche studenti e lavoratori che contribuiscono al valore economico e relazionale della città per poi venirne espropriati. Altre ne stanno diventando la colonna imponendo ad un assessore di riaprire il centro al traffico. Per questo è importante l’autoconvocazione perché esautora chi vuole mantenere la politica nelle stanze del Sindaco. Per quello che mi riguarda non ho più voglia di fermarmi".
Valerio Monteventi interviene subito dopo. Come consigliere indipendente di Rifondazione aveva già deciso di autosospendersi dopo le cariche sugli studenti. “Nei giorni scorsi ho riletto un volantino del 14 Agosto del 1976 quando le ruspe del comune abbatterono alle 6.30 il primo centro sociale di Bologna alla Berretta Rossa. La motivazione era riportare la legalità e perché servivano le pietre vecchie per ristrutturare le case del centro storico. Oggi ci ritroviamo di nuovo le ruspe che abbattono case, il conflitto con i centri sociali e qualcuno che ci ripropone una nuova guerra tra i poveri. I movimenti nel paese e in questa città sono stati importanti, un punto di riferimento molto più vasto dei militanti storici anche per il popolo della sinistra quando nel ’99 era allo sbando con al destra al governo. Sono stati importanti anche nel risultato elettorale di Cofferati ma ora non servono più. C’è un altro contesto sociale dal ’77, non ci interessa riproporlo, ma qualcuno molto in alto in questo palazzo ripropone questa dinamica. Non si era mai visto, se non nel ’77, dei poliziotti che impedivano l’accesso al consiglio comunale. L’altra sera c’erano 65 posti liberi in sala e si voleva che entrasse solo una delegazione di 5 persone. Oggi, poi, sono arrivate 34 denunce ai compagni davanti al comune, manganellati duramente mentre erano a mani nude a chiedere un loro diritto. Chiederò ad altri consiglieri che erano con me lì di autodenunciarsi. D’altra parte da quando è partito il tormentone sulla legalità, la Procura della Repubblica ha cominciato ad inanellare una serie di inchieste utilizzando delle fattispecie criminose come le finalità eversive. Oggi la cassazione ha rigettato questo utilizzo della legge Cossiga del ’78, ma per i fatti del primo maggio alla stazione ha riproposto la ribellione armata. Ad uno dei compagni viene imputato il fatto che in un anno ha fatto sei volte delle scritte sui muri. Il 12 dicembre ci sarà il processo per lo smontaggio del Cpt. Quello che noi abbiamo definito il ‘più alto gesto di umanità’ che questa città ha visto negli ultimi anni ha prodotto il fatto che di quella situazione si cominciasse a parlare nelle istituzioni. Noi dobbiamo essere quel giorno lì perché quel gesto fu rivendicato da tutto il movimento. Leggendo il documento di oggi sulla ‘legalità’ mi sono detto ‘finalmente liberi’ perché avevo già deciso di autosospendermi mettendo insieme tutta una serie di elementi successi in tutti questi. Esattamente un anno fa, il 2 novembre, Cofferati non volle partecipare ad una veglia pacifista che altri sindaci di Barcellona e Londra hanno fatto in tutta Europa”. Conclude Monteventi: “Sul sito di Cofferati si può leggere nel programma ‘Bologna città gentile con i più deboli’ criticando l’uso della forza della precedente giunta. Se Sergio Cofferati avesse detto in campagna elettorale le cose che sta facendo adesso, io non l’avrei votato e quindi non ha molto senso che continui in questa maggioranza”. Applausi decisi e l’invito a far posta in sala, troppa gente è rimasta fuori.
È la volta di Nicola che parla per il collettivo Passpartout, nato un anno fa, che ha partecipato all’occupazione delle case. “Case vuote – ci tiene a precisare – abbandonate da anni e riqualificando i quartieri. Producendo dal basso un’altra idea di città e di relazione tra le persone. Per questo non ci interessa questa discussione sulal legalità, ma l’esperienza di Sandro Medici, presidente del X Municipio di Roma, che ha requisito uno stabile in disuso da quindici anni per darlo a 40 famiglie sfrattate. Ora è sotto inchiesta”.
“Io sono uno di quelli che nel Natale 2003 ha infranto la legge antisciopero lasciandovi tutti a piedi”. Un applauso divertito accoglie al microfono Italo Quarto, autoferrotranviere. “Oggi siamo alla vigilia della svendita di un bene della città: l’Azienda di Trasporti pubblici di Bologna. Valeva 190 milioni ed è stata ridotta a 24 milioni di Euro e dovrà competere, per scelta della giunta e contro le leggi europee, con colossi come l’ATM di Milano che ha 400 milioni di Euro di capitale o l’azienda di Parigi che è sovvenzionata dallo stato francese. Noi abbiamo fatto 10 scioperi e siamo riusciti a portare sulle nostre posizioni tutti i sindacati all’interno dell’azienda ottenendo, per il momento, di far slittare nel tempo la gara che verrà chiusa il 9 Novembre e bandita entro il 29. Chiediamo che la giunta faccia un atto di coraggio come hanno fatto altre città in Emilia Romagna o il sindaco Veltroni che ha affidato per 9 anni il servizio all’azienda locale mantenendolo pubblico”.
Elia De Caro è un avvocato. “Il documento di Cofferati è assurdo, come se da una parte ci fosse un partito della illegalità e dall’altra quello della legalità. Quando Rosa Parks si sedeva nei posti riservati ai bianchi o i lavoratori facevano giorni e giorni di sciopero per ottenere lo statuto dei lavoratori, non stavano rompendo uno schema di legalità formale?”. E aggiunge “Il comune aveva promesso una agenzia sugli affitti in nero e per fare accedere ai bandi persone che fino ad ora risultano escluse. Invece si continuano a creare sacche di disagio dove le risposte non posso essere diverse da quelle paventate in questo OdG. Ma bisogna cercare un modo più inclusivo”.
Riccardo Paccosi fa parte di Poplab, uno sportello per i precari della cultura e della comunicazione. “Dobbiamo cercare una dimensione di mobilitazione oltre quella studentesca, dei movimenti e dei centri sociali. Bologna è la città con il maggior numero di associazioni culturali per numero di abitanti: più di 500 e ogni anno ne nascono 50 ed è il modo in cui i giovani precari della cultura e della comunicazione cercano di lavorare e non completamente in nero. Il sostegno del comune, in molti casi utile all’avvio dei progetti di queste associazioni, con Guazzaloca si interruppe. Ora è stato approvato un nuovo regolamento per le associazioni che segue la linea precedente e complica le cose. Per poter sostenere delle associazioni culturali, ora, devono avere una sede propria quando spesso sono a casa di qualcuno degli associati. Devono offrire servizi sociali quando quelle giovani non lo possono fare. E’ un ulteriore colpo al mondo giovanile quando, in campagna elettorale, questo sindaco disse ‘i giovani e i loro luoghi di produzione saranno al centro delle nostre politiche’. Se facciamo attenzione a queste cose possiamo coinvolgere altre persone”.
Bas fa parte del coordinamento migranti. “Le questioni migranti sono un aspetto importante di questo movimento. Per dare forza serve il protagonismo dei migranti stessi, ma anche un forte appoggio da fuori. Il 25 giugno ci fu un corte di 1500 migranti contro il decreto attuativo della Bossi Fini, ma da lì non si è fatto più nulla né in Comune né in Prefettura. Sappiamo che è un problema nazionale, ma anche per questo da Bologna bisogna far partire una lotta forte e chiara contro questa legge che sta discriminando gli immigrati”. C’è spazio anche per Osvaldo, storico gestore di un bar in Via del Pratello, costretto a parlare prima di altri perché “mi stanno facendo un controllo di polizia nel locale”. Parla di Bologna laboratorio nazionale ipotizzando un ruolo per Cofferati nel futuro governo dell’Unione, ma anche della necessità di un nuovo soggetto politico che immagini una città diversa e faccia un convegno prima di Natale.
Per Marina Prosperi, avvocato, l’odg del comune è anche scorretto dal punto di vista giuridico. “Anche uno studente del secondo anno sa che ci sono delle condizioni nelle quali certe illegalità, invece, sono legittime. Per questo si sono potuti conquistare dei diritti. Ci interessa superare la Bossi-Fini e dare tutela alle persone che sono sul lungo Reno e di giorno costruiscono case che vengono vendute a 5000 euro al metro quadro. Questo documento non serve alla legalità, ma a dare rilevanza a Cofferati che forse ha fatto un calcolo sbagliato sul suo posizionamento politico e vuole una ribalta nazionale”. “E poi – aggiunge Prosperi – è vero che nel documento è menzionato l’articolo 18 del decreto legislativo del 25 luglio 1998 numero 286 per creare percorsi di fuoriscita dall’illegalità del lavoro nero. Peccato che nel gennaio dello scorso anno, quando noi abbiamo provato questa strada e gli abbiamo sottoposto questo documento, Cofferati non ha fatto altro che rimandarlo ad una magistratura che non vuole altro che criminalizzare chi si occupa di lavoro nero. Una magistratura che non ha interrogato i datori di lavoro, mentre i verbali dei nostri interrogatori sono stati pubblicati il giorno dopo sui giornali”.
“Il Problema – a parlare è Alessandro Bernardi – è cosa facciamo da domani. Per esempio sulla vertenza casa riusciamo a costruire una piattaforma condivisa da tutti i collettivi e gli occupanti? Io mi rifiuto di pensare che la questione sia una contrapposizione tra residenti e non residenti in questa città. Se passasse questa frattura, saremo sconfitti e dobbiamo evitarlo. E ancora: c’è il problema di 12000 tra cassaintegrati e mobilità. Non possiamo ritagliarci un ruolo solo di opposizione di principio, ma costruire vertenze comuni e chiedere conto all’amministrazione”. Michele, invece, dice di non aver mai nutrito nessun dubbio sul fatto che Cofferati si sarebbe comportato così. “La legalità citata nel documento è quella dei potenti, non per chi affitta in nero ed evade le tasse. Bisogna insegnare a Cofferati che molte realtà importanti come il centro di prima accoglienza di Stalingrado nasce da un’occupazione, così come le case in via del Pratello. Invece dei servizi che mancano asili nido e case, ci propongono grandi opere (metrotravia, passante nord, ecc.) per fare un regalo ai costruttori. Bisogna costruire da ora l’opposizione dentro e fuori le istituzioni”.
Carlo Botos fa parte, invece, del direttivo dei Verdi. Da tempo il partito è in rotta con l’assessore Antonio Amorosi che non li rappresenta più in giunta e “infatti voterà l’odg sulla legalità”. “Il comune di Bologna sta mettendo mano al Piano Strutturale Comunale che serve a valutare l’impatto dei piani di questa amministrazione. In questo documento c’è il concetto un ‘city users’, ovvero coloro che attraversano la città pur non essendo residenti, che è abberrante. Non pagano l’Ici, ma creano problemi di mobilità e alloggio su un territorio dove vivono in maniera precaria. Questa contrapposizione già esiste ed è il motivo per il quale Cofferati sta vincendo la sua partita sull’opinione pubblica bolognese. Perché una città che è attraversata da 900 anni da corpi studentesci ed ha oltre 50 mila lavoratori fuori sede che non trovano cittadinanza. Non possiamo votare un piano strutturale che accetta questo stato di cose. Il 12 ci torneranno le mobilitazioni contro lo spegnimento di Sirio che è stato una grande conquista. Possiamo cominciare coinvolgendo anche questa parte di città”.
Marco è uno studente, citazione di Mario Tronti e “ la dittatura delle classi medie” per stigmatizzare il comportamento di un sindaco che dice di operare nel nome della città: “la legalità, così, serve a mantenere i rapporti di forza”. E che Cofferati agisca “come un Principe” lo ricorda anche Massimo Betti, sindacalista delle RdB. “I segnali li abbiamo avuti per tempo. Noi come il suo sindacato fin da quando siamo stati esclusi dalle consultazioni sul bilancio del comune. Abbiamo presentato le nostre proposte mentre eravamo fuori dalla porta e la notte Cofferati firmava l’accordo con gli altri sindacati. Il testo di quell’accordo non fu dato neanche ai consiglieri comunali. Nell’ultimo consiglio comunale utile per votare il bilancio, il 23 dicembre, a una interrogazione di Monteventi che chiedeva la riammissione del sindacalismo di base, Cofferati è riuscito a parlare dieci minuti ammettendo ‘l’errore’ senza mai citarci”. “Noi siamo altra cosa rispetto ai partiti – conclude Betti – ma chiedo anche una riflessione a chi sostiene questa giunta in comune”. Ancora applausi, intanto l’assessore Zamboni arrivato fin dall’inizio dell’assemblea a via e tutta la sala comincia già a svuotarsi. C’è ancora spazio per leggere un documento conclusivo. Qualche faccia perplessa: “è proprio necessario?”.
Nella sorpresa generale si alza Stefano Bonaga, filosofo e ideatore della rete civica Iperbole, che ne contesta il senso: “Bisogna parlare alla città in maniera propositiva, non chiudere dietro una serie di no. Sono stati citati molti tempi importanti, perché non fare altrettanti libri bianchi?”. L’idea comunque è di “non sciogliere l’assemblea” e riconvocarsi tra quindici giorni.
In conclusione anche una lista di scadenze comuni: il 5 di fronte a supermercato Pam con i Comitati della quarta settimana, il 12 la protesta per Sirio, il 10 dicembre l’iniziativa antiproibizionista e il 13 manifestazione di fronte al Cpt di Via Mattei.






