Gay pride 2004 a Roma: nozze in bianco

Roma, sabato 3 luglio, piazza della Repubblica, una folla carnevalesca si prepara. Persone che si travestono finiscono di truccarsi, altri si aggiustano l’acconciatura prima di salire su un carro dove troneggia una gigantesca torta di polistirolo. Si avverte subito che il Gaypride sarà meno imponente di quelli appena avvenuti nelle altre capitali europee, a Roma si parla di circa diecimila persone.
L’unitarietà voluta dal circolo Mario Mieli e dalla sua presidente Rossana Praitano non c’è, testimone lo striscione del gruppo Gayroma “Non ci sono unioni civili senza pace”. Mauro Cioffari, presidente di Gayroma, ci spiega che la dissociazione dal gay pride di quest’anno è dovuta a “questioni di metodo e di merito”. Per Gayroma, le unioni civili sono solo un “traguardo”, il primo passo da compiere è quello di una legge contro la discriminazione.
Le “unioni civili subito”, così recita lo striscione che apre il corteo, chiedendo l’uguaglianza dei diritti tra omosessuali e eterosessuali ma anche tra coppie sposate e coppie di fatto. Si tratta quindi di riconoscere come “soggetti politici e sociali” persone finora escluse dalla legislazione (la recente legge 40/2004 che restringe l’accesso “alle tecniche di procreazione medicalmente assistita [a] coppie di maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi”). La richiesta delle unioni civili, risultato dell’omologazione omosessuale al modello eterosessuale della famiglia, che alcuni giudicano errata, rimane comunque una rivendicazione forte e condivisa. Un passo necessario verso il diritto all’adozione che sperano tante coppie omosessuali. Intanto nel corteo si celebra l’unione di due veri neosposi incrociati per caso, poi è il turno di Vladimir Luxuria che unisce due sognati sposi sullo sfondo della marcia nuziale.
La festa dell’orgoglio glbt si ritrae attraverso baci infiniti e dichiarazioni d’amore pubbliche: un continuo palesarsi di un’identità sessuale che non ha diritti sociali. E se la sovraesposizione provocatoria dei trans che ballano al ritmo della musica house, e l’ipersessualità che caratterizzano il pride generano dissensi all’interno della comunità stessa che non condivide l’immagine degli glbt che viene tramandata, la scelta della teatralizzazione dura il tempo della parata.
A Laltrasponda, dove si svolge la serata ufficiale del Gaypride, è un volto più tranquillo della realtà glbt che si svela, anche più disilluso. La parata è finita, e con essa anche i suoi eccessi. Vito Lamberti ci parla della situazione italiana come di quella di “un figlio ritardato” che patisce il peso del Vaticano, e l’assenza di un vero dibattito politico. Impedita così a seguire le dinamiche europee. Mentre la Spagna si prepara ad aprire il matrimonio e il diritto all’adozione anche ai gay, la Francia, già dotata di Pacs, e malgrado un governo di destra, sta nominando una commissione per esaminare i diritti relativi alle stesse tematiche. In altri paesi, come Olanda o Danimarca, le unioni civili sono già riconosciute da tempo.
Il 6 luglio si apre in Parlamento la discussione sulle coppie di fatto. Ma qui c’è poca speranza. Eppure, sarebbe ora che la camera dei deputati seguisse la società civile. Il paradosso romano è illuminante sulla questione dell’omosessualità. In una città dove il Gay village e Laltrasponda fiancheggiano il Tevere, la visibilità glbt c’è, il problema è il tabù culturale che ancora vige sulle sessualità altre da quella etero. Sembra che l’omosessualità venga accettata nella sfera sociale ma negata sia a livello politico che a livello familiare. Ci viene in mente un partecipante al corteo, che aveva scritto sul dorso della sua maglietta: “ etero per caso”.

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