Gas, mercato e politica

La Gazprom, il colosso energetico russo, nell’ultimo mese ha occupato le prime pagine di tutte le testate mondiali: prima ha assunto nel suo entourage l’ex cancelliere Schroeder, poi ha minacciato di tagliare il gas all’Ucraina, spaventando l’intera Europa, che dal gas russo dipende.
Se ne sono lette di cotte e di crude: i Russi vogliono congelare l’Ucraina, siamo di nuovo al 1973 con la Russia nel ruolo dell’Opec, i Russi son sempre i soliti comunisti e confondono affari e politica. A questa accusa diamo atto a Berlusconi di non essersi unito: non tanto per non fare un dispetto al suo amico Putin, quanto piuttosto per non sentirsi poi dare a sua volta del comunista!
Ma andiamo con ordine, cerchiamo di capire cosa sta succedendo oltre cortina, e non solo.

Quanto costa il Gas?

La Gazprom e’ un ex-ministero sovietico trasformato in impresa privata, e gia’ questo e’ un bel colpo. La maggioranza e’ detenuta dallo Stato, che la controlla con metodi, appunto, ministeriali: il presidente e’ un amico di Putin, il direttore generale addirittura un vice-premier. Non dimentichiamoci che la Russia ha le piu’ grandi riserve ed e’ la piu’ grande esportatrice di gas, appunto. Un bene nazionale, insomma. In cui pero’, da poco, anche gli stranieri possono investire, tanto che il 49% delle azioni viene messo in Borsa. Un affarone, sembra. Pochi rischi e tanti profitti. Ma, lamentano gli auditors internazionali, ci sono tante cose da mettere a posto, in primis le tariffe: i consumatori russi pagano un prezzo di favore rispetto agli standard internazionali, e questo riempie di sdegno i nostri buoni liberali. Anzi: una delle condizioni per l’accesso della Russia al WTO e’ che non ci siano discriminazioni di prezzo tra mercato estero ed interno. Poco importa che i salari russi siano un decimo (nella migliore delle ipotesi) di quelli europei. Avanti.
Oltre i russi, pero’, sono in tanti a pagare il gas meno del prezzo effettivo: ad esempio la Polonia, in nome, pensate un po’, di una ormai datata solidarieta’ socialista. Ad esempio l’Ucraina, forse perche’ una volta l’Ucraina neppure esisteva, e si era tutti allegramente insieme nell’Unione Sovietica. Ora pero’ l’Urss non c’e’ piu’ e nemmeno il socialismo, sempre che ci sia mai stato, ma l’Ucraina continua a pagare un quarto del prezzo internazionale. A Kiev, i cittadini pagano addirittura una bolletta piu’ bassa che a Mosca. Che fare, dunque?
I russi pensano bene di far pagare all’Ucraina quello che paghiamo noi. In fondo, non sono piu’ nello stesso stato, non sono neppure un paese fratello ed ormai neppure un alleato. Perche’ fare sconti, dunque? Apriti cielo! Serrata di scudi in Occidente: Putin vuol lasciare al freddo l’Ucraina proprio a Gennaio! I russi puniscono l’Ucraina per la rivoluzione arancione!
Certo, non e’ del tutto falso: probabilmente, se l’Ucraina non cercasse di avviare le pratiche per entrare nella Nato, il gas lo comprerebbe ancora a prezzo ribassato. Risulta pero’ sgradevole la furia occidentale su Mosca: prima si chiede ai russi di pagare prezzo intero per il gas che e’ loro, poi pero’ si dice che agli altri bisogna fare sconti. Un’idea di mercato un po’ bizzarra. Per giustificarla si raccontano anche un po’ di sane balle, tanto nessuno la legge poi, la verita’. Per esempio: ma perche’ allora i Baltici e la Bielorussia continuano a pagare meno? Ci si fosse informati prima di scrivere queste cose, ci si sarebbe accorti che le tre Repubbliche Baltiche pagano si un prezzo minore, ma hanno gia’ siglato accordi per portare le tariffe su livelli internazionali entro 2 anni. La Bielorussia, da parte sua, ha ceduto la gestione delle pipe-lines direttamente alla Gazprom in cambio del prezzo di favore. Cosa che l’Ucraina si e’ rifiutata di fare.

I conti in sospeso della Rivoluzione Arancione

Ucraina che comincia a fare ora i conti con la Rivoluzione Arancione. Avevamo scritto su Carta un anno fa che i conti non erano ancora chiusi e che la vittoria di Viktor Yuschenko avrebbe destabilizzato il paese, invece di migliorarne le condizioni di vita. Non era un pensiero di grande successo allora: i media celebravano la vittoria della democrazia, L’Ucraina entrava finalmente nel consesso civile con 15 anni di ritardo. Si vede ora come vanno le cose. La pasionaria (mai termine fu peggio usato) della liberta’ Yulia Timoshenko e’ stata destituita da diversi mesi per la sua vicinanza con loschi affari. Cose gia’ dette un anno fa: una cricca di potere stava subentrando ad un’altra, a pagare sarebbero stati sempre i cittadini. Ora il governo di Kiev non vuole pagare il gas, un po’ come la Lituania nel 1991: si proclamo’ indipendente dall’Urss ed il giorno dopo a Mosca chiusero i rubinetti del petrolio. Scandalo internazionale. Ma le scelte politiche van fatte fino in fondo. Giustamente l’Ucraina persegue le sue alleanze, altrettanto giustamente non puo’ pensare di farsi sovvenzionare dalla Russia mentre tenta di portare i soldati americani ai suoi confini.

Politica, affari, o tutti e due?

L’accusa occidentale che la Gazprom fa politica e non affari sembra invece un po’ patetica: e’ sicuramente vero. Ma da che pulpito arriva tale accusa! Forse a Washington si sono dimenticati che la United Fruit organizzo’ un golpe in Guatemala e le sette sorelle fecero lo stesso in Iran. Forse, per stare piu’ vicini al presente basterebbe pensare alla guerra in Iraq. O forse, invece, in quei casi era lecito fare politica perche’ la si faceva per conto dello zio Sam.
La bufera mediatica si e’ scatenata anche su Schroeder, che ha pensato bene di vendere i suoi servigi ai miglior offerenti (i russi, appunto), giusto dopo aver in fretta e furia firmato un accordo per un gasdotto sottomarino che scavalca l’Ucraina (ma guarda un po’!). Evidentemente l’etica (che manca) e’ solo un dovere per i tedeschi. Che Cheaney sia passato dalla Casa Bianca alla Halliburton con biglietto di ritorno per Washington non scandalizza nessuno. Per non parlare del resto della cricca di petrolieri, dalla Rice in giu’, che compongono l’amministrazione americana.
Certo, fa torcere le budella vedere un supposto difensore dei lavoratori vendersi per il classico piatto di lenticchie (beh, qualcosa di piu’). Ma che Schroeder non difendesse piu’ i lavoratori tedeschi lo sapevamo gia’ prima, anzi, e’ proprio il motivo per cui ha perso le elezioni.
Non e’ nemmeno bello vedere un azienda-stato (e a Mosca si mormora che proprio da li’ Putin continuera’ ad esercitare il suo ruolo di zar) che strangola popolazioni vicine, impone i prezzi e minaccia il Grande Freddo. Sembra noioso doverlo sempre ripetere, ma questo e’ il capitalismo.

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