Cara Liberazione,
sono appena tornata da Reggio Emilia dove i ragazzi e le ragazze del Laboratorio Sociale Aq.16, che fanno parte del Social Forum, mi hanno regalato due giornate di grandi emozioni. La sera di mercoledì, insieme a Cgil e Anpi, tra il concerto di Almukawama e quello di Assalti Frontali, sono saliti sul palco di piazza della Vittoria i familiari delle vittime del 7 luglio ‘60 e con loro Adelmo Cervi: quando hanno chiamato me a parlare di Delfina Spaggiari, madre di Ovidio Franchi, il più giovane dei cinque, morto a 19 anni mentre difendeva la nostra Costituzione, il filo della memoria ha unito chi è stato ucciso dalla ferocia nazifascista, chi dalla repressione del governo Tambroni e il movimento del luglio ’01 a Genova. Ho invitato i moltissimi giovani presenti a cantare la bella canzone di Amodei “Per i morti di Reggio Emilia” che mi è stata sempre particolarmente cara, e oggi ancora di più. Poichè non ho quasi più voce né fiato, ho passato il microfono al giovane fisarmonicista dei Modena City Ramblers, che avevo per caso incontrato sul treno. E la piazza ha risposto.
Giovedì 8 i ragazzi mi hanno portato a Montecchio, dove si stanno svolgendo i Mondiali Antirazzisti. La sera, dopo le partite e prima del concerto, abbiamo parlato dei processi in corso a Genova, Napoli e Cosenza. Ti confesso che a me non è mai piaciuto il calcio, con il suo mercato miliardario e i brandelli violenti, aizzati per incrementare il giro di affari, che si annidano nelle tifoserie; ma girare per i 14 campi dove si disputano le partite tra squadre di tanti paesi e di tanti colori è stata una festa per gli occhi e per il cuore e mi sono fermata spesso a riabbracciare giovani e ragazze che ho conosciuto nei tre anni del mio pellegrinaggio. Le coppe saranno tutte uguali, mi ha spiegato uno degli organizzatori, due occhi azzurri e sorridenti di nordico tedesco; una di queste sarà per la squadra che viene da più lontano e quest’anno toccherà ai palestinesi, tutti ragazzi dai 14 ai 16 anni che prima d’ora non erano mai usciti dal loro campo. Sì, non riesco più a piangere, Carlo mi ha portato via tutte le lacrime, ma ieri dopo averli salutati ho dovuto allontanarmi in fretta perché avevo un singhiozzo conficcato in gola.
[Questo articolo uscirà su Liberazione]






