Diplomazia dal basso: con questa espressione si può riassumere l’operato delle amministrazioni e governi locali che fanno parte del Coordinamento degli Enti locali per la pace e i diritti umani, la cui presidenza si è riunita in assemblea il 2 febbraio scorso, ospitata nelle sale della Provincia di Bologna.
Un momento importante, che ha visto i quaranta componenti della presidenza nazionale discutere le proposte e le prospettive concrete per il 2006, anno in cui si celebra il ventennale del coordinamento.
“Una data significativo – ha detto Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della Pace – e si vede anche dall’impegno degli enti locali italiani: sono oltre seicento, infatti, i membri del coordinamento che hanno deciso di assumere l’impegno rigoroso di investire nelle politiche di pace”.
Per il 2006, il primo appuntamento importante è quello del 10 marzo, “Giornata nazionale per un’informazione e comunicazione di pace”, promossa dal Coordinamento insieme alla Federazione Nazionale della Stampa e all’Usigrai (e alla quale anche Carta ha aderito): un momento per riflettere sulla necessità di un’informazione responsabile che sia capace di diffondere una vera cultura di pace, ma anche un’occasione per rivendicare quella correttezza e trasparenza dell’informazione che troppo spesso nei media – specie quelli di casa nostra – viene a mancare.
Si è parlato poi di cooperazione decentrata, punto di forza degli Enti locali, che sono capaci di attivare più risorse di quanto non faccia attualmente il Governo, anche in virtù del fatto che la cooperazione decentrata riesce ad essere più veloce, ad avere un impatto più significativo e a ottenere risultati immediati e più visibili di quanto riescano interventi calati dall’alto o gestiti direttamente dagli stati nazionali.
Un esempio concreto, citato dall’assessore all’Ambiente del Comune di Padova Francesco Bocciato, è costituito dagli interventi successivi allo tsunami in Sri Lanka: quelli degli enti locali sono stati più rapidi rispetto alle iniziative della Protezione civile e dello stato italiano.
Sul tavolo dell’incontro non poteva mancare anche la situazione mediorientale: dal 1989 il Coordinamento è attivo nell’area e le possibilità di intervento da parte delle amministrazioni locali sono molteplici.
Il punto di partenza è sempre il lavoro con la società civile, per ricostruire (o creare dove non sono mai nate) quelle dinamiche positive che troppo spesso le politiche nazionali tendono invece ad emarginare, favorendo così l’insorgere di conflittualità ed estremismi.
Per questo sono importanti i momenti di incontro con le altre comunità, siano essi momenti di dialogo (come quelli tra ragazzi palestinesi e israeliani) o più istituzionali protocolli d’intesa
(come quello firmato dalla Provincia di Venezia e dalla municipalità di Betlemme per l’avvio del Progetto triennale "Sostegno al servizio di anatomia patologica nella West Bank”).
Molte le iniziative in campo dalle singole amministrazioni e da sottolineare che è in crescita il numero di quegli enti locali che al proprio interno individuano figure specifiche da dedicare alle problematiche della pace e dei diritti umani.






