Vibra l’atmosfera in contrada Pianette di Montalto Uffugo, sotto il traliccio dell’elettrodotto Laino-Rizziconi, che taglia in due la provincia di Cosenza, e non solo.
“E questo è niente. Di notte quel mostro fischia, frigge. È come se urlasse”, spiega la signora che abita a venti metri dal gigantesco serpente metallico.
Trasporta elettricità, nessuno lo vuole. Centinaia di famiglie, interi paesi, sindaci e coltivatori lo maledicono. Però quel “coso” è lassù e non si riesce ad individuare un’istituzione, un’autorità, un ente, che possa perlomeno convincere la Terna Spa ad interrarlo.
Sabato 25 febbraio le comunità si sono mobilitate: blocco stradale, corteo e assemblea popolare. Tanti cittadini, ma pochi i politici in piazza. I comitati spontanei montaltesi, Reteambiente, Forum Ambientalista e Wwf Calabria, l’associazione “Il Riccio” di Castrovillari, l’Isde, i Medici per l’Ambiente e il Cib Unicobas. Aldo Semeraro, portavoce dei comitati, non esita a definire “Attila” l’intero progetto. E in effetti, visto dalla vicina autostrada Salerno-Reggio Calabria, l’elettrodotto somiglia ad una scia desertica calata nel verde degli uliveti e dei vigneti. Ugo Gravina, sindaco di Montalto, lamenta “lo strano silenzio di Regione e Provincia”. Ricorda che c’è la relazione di un esperto, il professore Spadanuda, a favore dell’interramento “almeno nei tratti più antropizzati” e annuncia il ricorso alle vie legali.
Molto agguerrito anche Franco Pascale, del Comitato per la salvaguardia della valle del gruccione, un uccello migratore che arriva periodicamente dall’Africa. “Quest’uccello ha scelto di percorrere diecimila chilometri per venire a nidificare a Montalto. È un indicatore della salute dell’ambiente, perché nidifica in prossimità delle rive dei fiumi. Se l’habitat è inquinato, non si avvicina. Abbiamo scelto questo uccello come simbolo, per far capire a tutti che non era proprio il caso di far passare l’elettrodotto nei luoghi in cui è stato realizzato. Se lo hanno costruito vicino alle abitazioni ed alle strade, è solo per ridurre i costi di manutenzione, ma così aumentano pure i rischi di contrarre il cancro”.
Le responsabilità sono da attribuire anche ai sindaci che hanno amministrato questi paesi in passato. Pascale impugna le vignette disegnate a scuola dai bambini del luogo. Raffigurano scheletri e lampadine.
Stefania è una studentessa, abita qui e si dispera pensando ai genitori, che difficilmente si convinceranno a traslocare, e quindi sono destinati a subire danni alla salute. Marco, anch’egli studente, spiega che non si darà pace, finché l’elettrodotto non sarà cancellato dal cielo. “Se vogliono fare soldi con l’elettricità, sono liberi di farlo”. In dialetto, con il dito alzato e gli occhi sbarrati: “…Ma ara casa loru”.






