Un treno che all’incontrario va

Come molti di voi probabilmente già sapranno, dal 16 al 19 febbraio si è tenuto in Val di Susa il Forum Internazionale dal titolo Il Grande cortile, tutte le Valli di Susa d’Europa. Sono stati tre giorni ricchi di incontri, testimonianze, dibattiti oltre che sulle grandi opere anche su temi fondamentali per il futuro come la democrazia partecipata, le economie locali e solidali e i nuovi modelli di produzione e consumo energetico.
Nel corso dell‚affollato incontro finale, che si è tenuto a Torino nella sede del Gruppo Abele, il presidente della Comunità Montana Bassa Val Susa Antonio Ferrentino ha lanciato l’idea di rendere costituire un forum permanente, così da tenere in collegamento tutte le realtà che si sono radunate in questi mesi intorno alla lotta No Tav. Poi si è parlato di organizzare di una giornata di mobilitazione a favore del treno, con una serie di iniziative che coinvolgano più città in tutta Italia e anche una manifestazione nazionale a Roma, forse nel mese di giugno, per riunire tutte le Val Susa italiane. E ci sarà anche una marcia a piedi, a luglio, dalla Val Susa sino a Roma.

Come animatori della rete per la decrescita crediamo che quanto sta accadendo nell‚opposizione alla Tav sia davvero un “paradigma” di decrescita e che i ragionamenti, le scelte, la partecipazione dal basso che quella lotta sta concretizzando siano assolutamente importanti non solo per quella valle, ma per tutto il nostro paese. Qui di seguito pubblichiamo un appello che abbiamo scritto insieme a Luca Mercalli, che del Movimento No Tav è da tempo animatore e che vi pregheremmo di diffondere, quanto più possibile, nelle vostre realtà perché si crei in tutto il paese la massima sensibilità su quello che sta accadendo in Val Susa.

Appello. UN TRENO CHE ALL’INCONTRARIO VA!

Senza tunnel, verso una decrescita pacifica e serena.

Gli avvenimenti degli scorsi mesi, i presidi, lo sgombero violento di Venaus, la manifestazione popolare dell’8 dicembre che ha permesso di riconquistare il sito, la temporanea sospensione dei lavori: finalmente l‚opinione pubblica sembra interessarsi a quello che accade in Valle di Susa. Ci sembra fondamentale, oggi, riaffermare nel modo più chiaro possibile che non si tratta di un problema locale in cui contano gli egoismi di una piccola popolazione: no, in Valle di Susa viene respinto un modello di sviluppo che affida al mito della crescita economica senza fine, del progresso per il progresso, il benessere e il futuro della nostra società.

Ed è in gioco il concetto stesso di democrazia: stiamo infatti assistendo ad un‚arrogante gestione del potere, che si ammanta del diritto di decisione della maggioranza per coprire, nell‚indifferenza dei più, l’interesse di pochi. La Val Susa chiede al paese di riscoprire, nell’ascolto rispettoso delle ragioni di chi abita, vive e conosce un territorio, la vera democrazia, quella che chiede di informarsi per partecipare e partecipare informando.

Siamo convinti che il dibattito sulla costruzione della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lyon deve a questo punto affrontare il tema a monte di tutto: l’opera serve veramente? È “strategica”, “indispensabile” come proclamano i politici a capo delle truppe d‚occupazione? Davvero il Dio-Tav rilancerà le imprese, darà lavoro a milioni di disoccupati, eliminerà i camion dalle strade migliorando l’ambiente, cementerà i rapporti tra popoli, culture e religioni?
Studi scientifici e scenari economici mostrano come l’opera arriverà difficilmente a coprire il 15% dei propri costi, che cadranno dunque sullo Stato e sulle generazioni future: basta la razionalità economica per capire che la Tav serve essenzialmente a chi si intascherà, più o meno direttamente, i fondi destinati alla sua costruzione oltre che, naturalmente, agli apologeti della religione della crescita e dello sviluppo.

Sottrarci alla cieca fede nel Dio Tav ci spinge anche a una riflessione più ampia: gli abitanti della Valle di Susa sono stati sbrigativamente etichettati, e manganellati, come malati di sindrome “nimby” (not in my backyard, non nel mio cortile), affetti cioè da un estremo, miope, egoismo localista. Ma se guardiamo alla storia recente vediamo che in tutta Italia ci sono un’infinità di focolai di protesta, ognuno contro il proprio piccolo o grande tempio al dio del “di più a tutti i costi”: gallerie, ponti, inceneritori e termovalorizzatori, centrali elettriche, lottizzazioni residenziali e capannoni industriali, cittadelle commerciali e parchi produttivi.

La dilagante cementificazione del territorio è un vero, drammatico problema. In Italia, come ovunque nel mondo, c’è sempre meno spazio, le macchine e il denaro hanno più diritti degli umani e il consumo irreversibile di suolo agrario e di paesaggio sembra inarrestabile.

Ma oggi, grazie soprattutto alla decisione e all‚impegno degli abitanti Valle di Susa, in molti inziano ad intravedere un varco: oltre il proprio cortile e gli spazi angusti dell‚egoismo individuale, finalmente capaci ad immaginare un futuro diverso, più lento forse, ma più umano e davvero al passo e alla portata di tutti.

A cura della Rete Italiana per la Decrescita

Primi firmatari:
Serge Latouche–professore emerito all‚Università di Parigi-Sud.
Mauro Bonaiuti–docente di Economia presso l’Università di Modena e Reggio Emilia
Osvaldo Pieroni, Università della Calabria e movimento No Ponte
Gianni Tamino, docente di Biologia all’Università di Padova

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