A Sassuolo come Genova

“Fedeli” in ogni luogo; nei tanti luoghi degli impuniti soprusi travestiti di legalità e dell’abuso di potere che sempre più sembra essere la regola tra le forze dell’ordine. “Fedeli” agli eccessi di metodi repressivi, alla violenza gratuita, alla violazione di ogni diritto che comunque deve essere tutelato, anche nei confronti di un presunto delinquente, soprattutto se ammanettato o immobilizzato.

A Sassuolo come a Genova e a Napoli durante le manifestazioni contro i vertici mondiali, con la caccia all’uomo per le strade di quelle città, con agenti assetati di vendetta e manifestanti braccati e brutalmente picchiati. A Sassuolo la stessa impunità delle forze dell’ordine, come per le torture alle caserme Bolzaneto e Ranieri, come per le ritorsioni ingiustificate contro i manifestanti che dormivano nella scuola Diaz. A Sassuolo come nei Cpt e nelle carceri, come in Val di Susa. A Sassuolo come nelle mille situazioni dove, purtroppo lontano dalle telecamere, un cittadino diventa oggetto di angherie da parte di chi dovrebbe tutelare l’ordine nella legalità. A Sassuolo come a Guantanamo e ad Abu Ghraib; come nelle strade di Los Angeles o di New Orleans.

A Sassuolo il povero immigrato, sopravvissuto per fortuna, fatto oggetto di maltrattamento come i troppi che sono stati vittime di violenza da parte di agenti, come Giorgiana Masi, come Antonio Lo Russo, come Carlo Giuliani. E i carabinieri di Sassuolo aguzzini come le milizie di una qualsiasi dittatura.
A tanta brutalità non c’è giustificazione che tenga: i turni pesanti, lo stress, la mancanza di mezzi, gli stipendi bassi…quando si arriva alla barbarie, vuol dire che qualcosa non funziona più nella coscienza democratica delle nostre forze dell’ordine. Certo, è inutile dirlo, non tutti gli agenti sono violenti, anzi molti di essi subiscono gli insulti dei colleghi a causa della loro sana idea di democrazia e di legalità. Ma se i colpevoli di tali violenze non vengono mai puniti ma solo trasferiti, anzi, se i responsabili del macello di Genova hanno fatto carriera, se nei pochi processi che si riesce ad istruire contro carabinieri e poliziotti violenti, le indagini vengono immancabilmente insabbiate e gli agenti vengono sempre coperti e assolti, se le “mele marce” non sono mai isolate dai colleghi onesti, né dai superiori…vuol dire che la nostra democrazia sta toccando il fondo. E di questa crisi democratica e di civiltà è sintomo agghiacciante il complice atteggiamento di molti cittadini di Sassuolo, che difendendo gli agenti criminali – anzi dicendo che “hanno fatto bene” – e accusando la vittima fatta oggetto di tanto accanimento, fanno tornare il nostro Paese indietro di secoli e fanno rivoltare nella tomba il povero Cesare Beccaria.

Se questo è il nostro futuro c’è solo da vergognarsi di essere italiani!
Sassuolo, oltre ad essere il paese di Prodi, è anche quello del cardinal Camillo Ruini, che potrebbe approfittare di quello che succede tra i suoi concittadini, per riflettere e meditare su quanto cristianesimo sia ancora rimasto nella sua terra e nella nostra Italia, dove più che l’amore per il prossimo, addirittura per il nemico, che Gesù Cristo ha predicato e testimoniato, sembra tornata la “legge del taglione”. Sicuramente quei carabinieri si dicono “fedeli” cristiani e cattolici, come pure i loro superiori, e “fedeli” cristiani e cattolici certamente sono, almeno all’anagrafe parrocchiale, quei cittadini di Sassuolo che giustificano comportamenti tanto violenti, mentre butterebbero volentieri a mare gli immigrati.
Forse la “nuova evangelizzazione” del nostro popolo scristianizzato e disumanizzato potrebbe ripartire proprio da qui!

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