Lilliput è uno stato d’animo

Non era il congresso di un partito o di un sindacato e neanche quello di una grande associazione. Non c’era l’attesa per l’intervento conclusivo del segretario o del presidente di turno. Non c’erano neanche i giornalisti dei quotidiani e del resto nessun ufficio stampa li aveva invitati.
L’assemblea nazionale di Rete Lilliput [“Quale futuro per la Rete Lilliput?”], per alcuni doveva essere il momento giusto per capire cosa non ha funzionato nell’ultimo anno, soprattutto per quanto riguarda il coordinamento tra i nodi locali della Rete. I più ottimisti speravano in ottanta presenze.
Ma Roma, da venerdì 10 a domenica 12 marzo, si sono invece incontrati centotrenta persone. Il clima del non-congresso, sarà per il numero sorprendente di partecipanti o perché si è preso consapevolezza che i Nodi attivi localmente sono almeno quaranta, nonostante il freddo e nonostante l’incontro fosse ospitato in una scuola salesiana della periferia est di Roma e non in un lussuoso palacongressi, è stato molto “caldo”.

Non c’è stata nessuna “resa dei conti”. Tutt’altro: venerdì, ad aprire la tre giorni, è stato un interessante dibattito, nel quale sembrava inizialmente prevalere un certo pessimismo sullo status di salute della Rete e più in generale dei movimenti sociali. In realtà, alla fine di quel dibattito erano in molti a ripetere una frase prununciata durante l’incontro: “Lilliput non è un’organizzazione, è un stato d’animo”.
Sabato, tra un coffee break equosolidale e un pranzo biologico, è stata la giornata dei gruppi di lavoro, che avevano l’obiettivo di verificare ciò che è stato fatto negli ultimi mesi. Nel pomeriggio, l’intervento di Alex Zanotelli ha contribuito a eliminare gli ultimi residui di pessimismo. “Viviamo un momento delicatissimo a livello internazionale – ha detto Zanotelli–con la guerra all’Iran orma vicina. Mai l’umanità è stata così prossima a una guerra atomica. Eppure non deve prevalere il pessimismo. I movimenti sociali dal basso sono in grado di ottenere risultati importanti anche quando sembra meno visbile la loro capacità di mobilitare cittadini e pezzi di società: guadiamo cosa è accaduto in Campania per opporsi alla privatizzazione dell’acqua. Una vittoria impensabile: in un solo anno la società civile è riuscita a far rimangiare la decisione a 136 comuni”.
Rispetto al futuro di Lilliput, Zanotelli ha invitato a “non finire nella rete, ma farla. La Rete cioè ha senso essensialmente a livello locale. È nella città che deve essere operativa”.
Quanto al rapporto tra movimenti e politici, Zanotelli ha le idee chiare: “Non riconrriamoli. La speranza di un cambiamento sociale non è mai nata dai governi o dalle forme di poltica tradizionali, anche perché oggi le decisioni vengono prese dai grandi poteri transnazionali economici e finanziari. Come dicono gli zapatisti, ripartiamo dal basso, riorganizzando la società civile”. Zanotelli ha anche citato esempi da non prendere in considerazione: dal gruppo dirigente delle Acli a quello del Forum del Terzo settore.
L’assemblea di sabato pomeriggio è stata anche l’occasione per ricordare alcune delle campagne che più hanno coinvolto e coinvolgono la Rete. Tra le altre, meritano una segnalazione la proposta del Nodo di Messina [insieme a quello di Palermo tra i più vivaci, a conferma anche del clima nuovo che si respira in Sicilia intorno ai Cantieri per il programma e ai 250 comitati per Rita Borsellino]: boicottare Impregilo e Benetton, tra i grandi sostenitori del ponte, visti gli interessi che hanno in gioco, e la campagna per il consumo critico avviata a Palermo “Addio pizzo”. Infine, la più nota campagna per il disarmo Controlarms.

Domenica, dopo la festa di sabato sera, è stata infine la giornata delle sintesi dei gruppi di lavoro e delle decisioni sui cambiamenti dell’organizzazione della Rete. Un segnale interessante è giunto dai nodi che hanno proposto la nascita di un nuovo Gruppo di lavoro tematico sui “migranti”, che si affiancherebbe a quelli già esistenti: Grandi opere [gruppo che ha proposto i “Mille sì alle grandi opere, a cominciare dal rendere dignitosa e funzionanete la rete ferroviaria esistente…”], Nonviolenza [che, tra l’altro, ha confermato l’adesione alla gionata del 18 marzo], Acqua [molto interessante uno studio presentato dagli ambientalisti dell’Abruzzo su uno uso altro dell’acqua], Beni comuni/Commercio [molti hanno ricordato come la Rete sia nata proprio intorno alle proteste di Seattle e dunque sui temi della Wto] e Economia solidale [si tratta del gruppo di lavoro più anomalo perché in realtà è esteso a molte altre realtà esterne alla rete].
Quanto all’organizzazione interna, l’assemblea ha approvato la nascita di un “Gruppo di coordinamento/collegamento” che avrà soprattutto l’obiettivo di collegare i nodi tra loro, rappresentare la Rete [ma senza alcuna struttura piramidale o delega “speciale”] e di favorire una cultura della partecipazione e della facilitazione delle relazioni all’interno e all’esterno della Rete.
Insomma, una cosa è certa: la Rete non ci pensa proprio a gettare la sua fionda. Golia è avvisato.

http://www.retelilliput.org/

Lilliput, una svolta senza piramidi
http://ww2.carta.org/articoli/articles/art_6150.html

Mail_long
dello stesso autore
20 ottobre 8 luglio 8 marzo abbonamenti abiti puliti aborigeni acqua Afghanistan africa agricoltura agricoltura biologica agricoltura biologica. decrescita agricoltura. decrescita Aiab Aids altra economia altra politica Amazzonia ambiente America latina animalisti Annapolis antifascismo antimafia antirazzimso antirazzismo antirzzismo anziani api Argentina Armenia armi atomiche Australia auto autoproduzione aziende Balcani Bali Banca mondiale Bangladesh banlieues basi militari Basilicata bene comune beni comuni bilanci partecipativo biocarburanti biologico Birmania bitch Bolivia Bolkestein Bologna Brasile brimania Britel Calabria calcio cambiamenti climatici cambiamento climatico Campania cantautore cantieri cantieri sociali carbone carcere Casa catania Caucaso cemento censura centri sociali cgil Chavez chiapas Ciad ciampino cibo Cile Cina cinema Cipro città clandestino clima Colombia commercio equo commercio equo. decrescita comunicazione conoscenza consumi consumo critico contadini cooperazione cornelio cornelio bizzarro cosa rossa cpt crisi alimentare critical mass Cuba De Gennaro Deavos decrescita decrescita. agricoltura biologica democrazia detenuti detenzione diritti diritti globali diritti umani disarmo documentario donne droghe ecologia ecomafia economia Ecuador editoria Egitto elezioni emissioni Enel energia Epa Eritrea espulsioni Etiopia