Elezioni, una modesta proposta

Pubblichiamo un interesssante lettera/documento degli Amici del Chiapas di Trento, dedicato alle prossime elezioni.

Care sorelle e fratelli, compagni e compagne,
in occasione delle elezioni politiche 2006 il cuore ci spinge a manifestare il nostro piccolo noi con lo sguardo che potete incontrare, se avete pazienza, nella nostra piccola storia.
Interrogato dalle nostre domande, il cuore, che sta a sinistra, ha incominciato a battere tra il sud e il nord, che il suo pulsare fa molto vicini. Presto accaldati da tutto quel battere, ci siamo buttati a mare, non per disperazione ma per rinfrescarci le idee. E proprio lì abbiamo incontrato banchi di piccoli pesci saputi come vecchietti. Abbiamo chiesto consiglio e con danze accurate di guizzi argentei ci hanno mostrato la loro visione. Ritornati con i piedi per terra, ci siamo resi conto di non essere esattamente dei pesci ma abbiamo pensato che, siccome era così adatto quello che ci avevano detto, avremmo fatto come se fossimo ornitorinchi.

Un abbraccio
Amici del Chiapas di Trento

Elezioni politiche 2006 in Italia

Una modesta proposta

Liberismo fascista: la dittatura del denaro e l’incubo Berlusconi

Gli ultimi 5 anni di governo del nostro paese hanno visto il dispiegarsi dell’incubo Berlusconi. La sua maggioranza ha aderito e aderisce in modo convinto e attivo al modello neoliberista. Il neoliberismo considera qualsiasi luogo uno spazio da colonizzare e saccheggiare, costi quel che costi. Parla di democrazia mentre sfrutta, aggredisce e massacra uomini, donne, vecchi e bambini nei più disparati angoli del pianeta. Con l’ausilio di quasi tutti i grandi mezzi di comunicazione impone le sue priorità e i suoi valori secondo i quali la guerra è chiamata pace, il campo di concentramento Centro di Permanenza Temporaneo, la precarietà del lavoro flessibilità, il neocolonialismo democrazia. È la suprema barbarie della dittatura del denaro e della politica fatta sistema di dominio e di controllo. La mistificazione del linguaggio ne è uno dei sintomi e noi sappiamo che la violenza che essi fanno alle parole non è altro che lo specchio della violenza che fanno sugli uomini e sulla natura.

In Italia, la valanga neoliberista berlusconiana, un incubo per milioni di esseri umani, ha provocato crisi economica, impoverimento del paese, arricchimento illecito e selvaggio di pochi, insicurezza, paura e ansia sociale, corruzione, irresponsabilità, ulteriore precarizzazione del lavoro, guerra … e barzellette brutte e raccontate male.

Abbiamo sofferto per la violenza di un’ideologia che tutto subordina alla centralità assoluta del profitto di impresa, con il lavoratore ridotto ad affiliato precario, fedele, grato, riconoscente e … licenziabile in ogni momento; per l’aggressione allo stato sociale, con scuola, sanità e pensioni sempre più privatizzate; per l’approvazione di leggi e norme “ad personam”, atte a garantire totale impunità ad una casta di potere arrogante e spregiudicata nonché immorale e corrotta; per una legge persecutoria che demonizza piante innocenti e benefiche e che vuole criminalizzare milioni di consumatori; per la recente legge elettorale che consegna la formazione del nuovo parlamento nelle esclusive mani dei partiti, togliendo agli elettori la libertà di scelta dei candidati.

Sappiamo che 5 nuovi anni di governo Berlusconi permetterebbero il compimento di un progetto autoritario già in divenire, basato sulla concentrazione dell’informazione e sul controllo politico della magistratura. Facile pre/vedere rinnovata e completa impunità per i potenti ricchi, umiliazione e persecuzione per quelli che stanno sotto, repressione diffusa di ogni dissenso, di ogni opposizione sociale e di ogni irriverenza e una democrazia svuotata di senso, ridotta a puro e manipolato rito elettoralistico.

La vergogna di questa legislatura, iniziata con la furia fascista dei giorni di Genova e con l’assassinio di Carlo Giuliani, trova la sua ultima espressione in ordine di tempo nell’indegno discorso tenuto da Berlusconi al Congresso USA. Il passaggio “tutto l’Occidente deve diventare una Grande America” esprime lucidamente la pericolosissima strategia di un progetto politico-sociale che non concepisce e non ammette altro fuori da sè. Suo architrave fondamentale è la guerra, suo unico ideale il profitto. Il governo italiano ne è complice a tutti gli effetti. La sua partecipazione politica e poi militare alla colonizzazione dell’Iraq, le sue indicibili ma conosciute motivazioni per essere lì presenti (giacimenti da sfruttare, cfr. rapporto ENI), lo rendono pienamente corresponsabile del massacro quotidiano.

La guerra in Iraq, costruita sulla menzogna e condotta nella menzogna, continua a produrre migliaia di vittime innocenti, violenze umilianti, esecuzioni a freddo di feriti, torture diffusissime e pianificate, bombardamenti con armi chimiche, devastazione ambientale, sociale, culturale. E’ uno dei volti della guerra del neoliberismo contro l’umanità.

L’opposizione di centrosinistra

Chi si candida in alternativa al governo del paese continuerà con ogni probabilità a impostare e adottare politiche nel solco neoliberista. Prima dell’invasione dell’Afghanistan e dell’Iraq ci fu la guerra contro l’ex Jugoslavia, prima della legge Biagi ci fu il pacchetto Treu, i Centri di Permanenza Temporanea per migranti li costruì il centrosinistra (poi li riempì il centrodestra!). Prima della caccia all’uomo di Genova ci fu la repressione di Napoli. Prima della riforma Moratti e dell’ulteriore svilimento della scuola pubblica, dell’università e della ricerca ci fu la riforma Berlinguer, anticamera alla scuola-azienda e con il dichiarato e anticostituzionale sostegno economico alla scuola privata. Al centro del programma di chi ora sta all’opposizione stanno devastanti grandi opere come la TAV, sull’onda di una idea di progresso che, a dispetto di ogni celebrazione, ovunque nel mondo mostra tutti i suoi fallimenti, aggredendo territori e salute, espropriando aria, terra, acqua e sogni.

L’informazione e la democrazia

Rispetto ai partiti politici diciamo che non ci sentiamo rappresentati da nessuno di essi. Per noi, la democrazia è molto più che la contesa elettorale o l’alternanza al potere. E’ anche disputa elettorale qualora questa sia pulita, equa, onesta e pluralista. Niente a che vedere con un sistema mediatico che propone e veicola modelli culturali, politici e sociali tutti interni al neoliberismo, in cui attraverso l’utilizzo dello scandalo, dell’infamia, della manipolazione o del banale pettegolezzo si afferma il modello politico dell’arroganza, della prepotenza, dell’autoritarismo…e del servilismo.

Durante questa campagna elettorale si evidenzia come il ruolo di elettore del cittadino non sia rispettato. L’uso indiscriminato di sondaggi, molti di questi realizzati senza il minimo rigore scientifico, deviano il voto dell’elettore. Adesso non è importante disputare le elezioni alle urne, bensì vincerle o perderle attraverso i titoli di testa della stampa scritta e dei notiziari della radio e della televisione. Il cittadino non prende la sua decisione sulla base delle diverse opzioni politiche, ma attraverso i mezzi di comunicazione, cioè, attraverso l’immagine che questi offrono delle proposte politiche. L’esercizio del potere politico non è passato dalla classe politica ai cittadini, ma a tutti i pubblicitari, i capi redattori, i mezzibusti e i commentatori. La sostituzione del cittadino con la radio e la TV, non è democrazia, è governo virtuale, è cambiamento virtuale di governo. I palazzi del governo, gli spazi legislativi e i seggi elettorali non si trovano più nei loro luoghi reali, ma nella programmazione delle notizie. Ed è molto frequente che il cronista diventi giudice di chi comunica e ‘decida’ che cosa e come informare, privando il cittadino del suo fondamentale diritto all’informazione (vera, opportuna e completa) e alla cultura.

Noi non siamo anti-elettorali. Diciamo che la democrazia elettorale non esaurisce la democrazia, ma è parte importante di questa. Tuttavia riteniamo che la democrazia sia soprattutto luogo che si definisce e si alimenta nella lotta anticapitalista contro ogni fascismo, contro ogni razzismo e sopruso, contro ogni sfruttamento dell’uomo sull’uomo, contro ogni concezione del territorio sulla base di sangue, religione e/o di censo, contro ogni commistione di potere tra gerarchie religiose e gerarchie neoliberiste, entrambe inconciliabili a ogni pluralismo, contro ogni fondamentalismo, ogni corruzione, ogni oscena e immorale guerra neocoloniale mascherata a turno da umanitaria, chirurgica, giusta, preventiva, esportatrice della democrazia occidentale targata Gott mit uns.

La democrazia per noi è tutela, conservazione e approfondimento della memoria e della parte migliore della nostra storia. Si definisce per il grado di tutela e conservazione dell’ambiente, e quindi siamo contro grandi opere devastanti come l’alta velocità, il ponte sullo stretto o gli inceneritori per i rifiuti, utili soltanto per gli immensi profitti di pochi e nocivi da ogni altro punto di vista.

Per noi democrazia è’ lotta in basso a sinistra, insieme a tutti coloro che con mille altri colori stanno nel medesimo luogo, in basso appunto e a sinistra.

Elezioni e voto

Oggi, di fronte alle attuali elezioni, pensiamo che esse possano rappresentare, per milioni di persone, uno spazio di lotta degno e rispettabile.

Il momento elettorale non è il momento nostro, anche e soprattutto per il nostro affanno nel trovare una nuova forma di fare politica che poco o niente ha a che vedere con quella attuale, una politica nella quale “comandare obbedendo” sia più di uno slogan e il potere non sia l’obiettivo. Rispetto ai partiti politici, lo ripetiamo, pur apprezzandone diversità e differenze, non ci sentiamo rappresentati da nessuno tra quelli che costituiscono il blocco dei due schieramenti. Non per astratta ideologia, ma perché il loro riferimento primario è il permissivismo rapace del mercato e non le necessità, le sofferenze e la dignità di chi sta in basso.

Riconosciamo nel contempo dignità ad una pratica di voto che sia espressione di lotta e di partecipazione politica, prima, durante e dopo il processo elettorale.

Trento 15 marzo 2006 Amici del Chiapas

Ps: Se lo guardi dall’alto, il mondo è piccolo e di color verde dollaro. Sta perfettamente nell’indice di prezzi e nelle quotazioni della borsa valori, nel tasso dei guadagni di una multinazionale, nella calcolatrice cosmopolita che somma capitali e sottrae vite, monti, fiumi, mari, sorgenti, storie, civiltà intere, nel piccolissimo cervello di George W. Bush e dei suoi associati in ferocia, nella breve portata delle mire del capitalismo selvaggio malvestito da neoliberalista. Guardato dall’alto, il mondo è molto piccolo perché prescinde dalle persone ed al loro posto, c’è un numero di un conto bancario senza altri movimenti che quello delle entrate.

Visto dall’alto, il mondo si rimpicciolisce e non ci sta altro che l’ingiustizia. Visto dal basso, il mondo è tanto grande come il cuore che prima gli fa male e dopo lotta, insieme a tutti quelli in basso e a sinistra. Tanto grande come il delirio di volerlo “altro”, come l’ascolto che è necessario per abbracciare tutte le voci in basso, come l’affanno collettivo di camminare controcorrente unendo in basso ribellioni, mentre in alto separano solitudini.

Durito

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