La Cina si proietta sul Pacifico

Troppo impegnati nelle nostre odissee elettorali per cogliere l’attivismo frenetico della Cina che nel volgere di due o tre settimane ha letteralmente sconvolto l’agenda diplomatica di mezzo mondo.
Certo l’incontro del vice premier cinese, la signora di ferro Wu Yi con il sindaco di Los Angeles è di quelli epocali, non solo perché simboleggia la nuova centralità del Pacifico rispetto all’era atlantica ma soprattutto perché simboleggia una nuova alleanza delle lingue che potrebbe incutere timore al potere cinquecentenario “dell’anglobiosfera”.
Il sindaco di Los Angeles si chiama, infatti, ispanicamente Antonio Villaraigosa ed è dunque il primo incontro ufficiale che ratifica ufficiosamente la presenza dominante, la possibile alleanza tra gli ispanici e i chinese-oversea proprio a Los Angeles che insieme a San Francisco vede l’emergere dello spagnolo come lingua quotidiana e riconosciuta.
A quando una California trilingue?
Lasciamo a Gibson il compito di tracciare una storia di fantapolitica linguistica e seguiamo più pedestremente i volteggi della diplomazia cinese in piena attività “marina”, infatti, mentre la Wu Yi toccava il Pacifico a Los Angeles, il primo ministro Wen Jiabao era impegnato nella stessa settimana a navigare fra Australia, Nuova Zelanda e Papua Nuova Guinea, Vanautu e Kiribati per affermare piuttosto perentoriamente anche se in tono soft il ruolo di potenza asiatica ed in particolare come attore politico e militare verso il Sud Pacific.

Infatti Wen ha annullato il debito delle isole minori come Kiribati e Vanautu sottolineando come la Cina non sia ricca ma capace di sostenere i suoi nuovi alleati, chiaro messaggio anti Taiwan e non solo.
Inoltre mentre il premier veleggiava al sud tra Australia e Vanautu il ministro della difesa, Cao Gangchuan con chiaro simbolo tattico incontrava il numero due della Nord Corea, che noi sovente dimentichiamo, impegnati nelle dichiarazioni decisive di La Russa, ma che ha un ruolo militare importante nello scacchiere nord Pacifico.
Chiaramente il compito più importante era quello di Wen Jiabao che dall’incontro con John Howard, premier conservatore australiano ha riscosso prestigio e soprattutto uranio, materia utilissima per vari usi.
Tutti quando si tratta di uranio, non si capisce perché, sottolineano sempre il suo esclusivo uso civile, rito che si è consumato anche in questo caso, infatti mentre Wen e Howard si stringono la mano visibilmente soddisfatti inneggiano all’uso pacifico dell’uranio che l’Australia si è impegnata a vendere in grande quantità al potente e ingombrante vicino.

Ma nell’un caso o nell’altro sempre di energia si tratta quindi in questa fase del tema più critico a livello mondiale quello degli approvvigionamenti energetici attorno al quale si stanno giocando gli equilibri presenti e futuri e non si guarda tanto per il sottile mentre si stabiliscono gli spazi della propria sopravvivenza energetica.
Per finire il presidente della Chinese People Political consultative conference Jia Qinglin incontra il presidente indonesiano Susilo Bambang Yudhoyono e tanto per giocare sempre finemente il presidente cinese Hu Jintao incontra l’ex primo ministro giapponese Ryutaro Hashimoto, come dire la scacchiera “pacifica” non lo è poi tanto.
Il gigante economico sta aprendo la partita del suo gioco, per ora politico. Taiwan ed il suo potente alleato sono avvisati.

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