Il Carnevale a tempo determinato

Quanto dev’essere lungo un fischio per spostare una persona (e guardie del corpo annesse) fuori da un corteo? Fra 15 e 20 minuti, approssimativamente. Tanto almeno ha camminato Letizia Moratti ieri per le vie di Milano prima che gli altri manifestanti (non anarchici, non ‘no global’, ma bensì quelli del gruppo ReteScuole) riuscissero a farla andare altrove. Lontana da quelle basse provocazioni e da quel Primo Maggio che, come ha ribadito anche il candidato sindaco di Milano Ferrante, “non è fatto per i padroni, per i datori di lavoro”.

Ed è stato proprio così. Soprattutto ieri pomeriggio, durante la Mayday Parade 2006. Anche quest’anno il Carnevale “a tempo determinato” ha riunito migliaia di persone da tutt’Italia per manifestare, tra un canto e un ballo, contro la precarietà del lavoro, della fine del mese, della vita stessa. Un po’ meno precario è stato invece il fisico: ogni carro, rappresentante una categoria lavorativa differente, ha saputo rappresentare la propria condizione con ironia e simpatia, senza abbattersi insomma, almeno per un giorno.
L’album delle figurine degli Imbattibili 2005 (“supereorici e supereroiche per resistere la precarietà”), fra i quali anche San Precario e Serpica Naro, quest’anno è stato sostituiti da kit di sopravvivenza: caramelline di zucchero colorato per far piacere l’omossesualità ai tuoi colleghi, il gioco della precariOca (“casella numero 1: la firma, prima giorno di contratto e forse anche l’ultimo”), la Lotteria MayDay “perchè la precarietà trasforma la nostra esistenza in una lotteria, fatta di continui–ritenta sarai più fortunato-”, e profilattici “per quando abbiamo ancora un po’ di energie dopo 12 ore di lavoro” (è stato assicurato che almeno i condom non sono precari).
Ma il clou della MayDay è stata la ruota della fortuna: con tanto di sigla da quiz televisivo. L’improvvisato presentatore richiamava così le folle: “Precari! Venghino, venghino! Hai più probabilità di vincere al Superenalotto che trovare un posto all’asilo per tuo figlio? Vieni a giocare con noi!”. Il precario di turno, salito sul carro, deve scegliere fra tre possibilità l’opzione (spesso tristemente) giusta, aiutato anche dall’aiuto del “pubblico”. Giocare e scherzare sulle proprie disgrazie, almeno quando non si è soli, è sempre un buon metodo per non crollare ma anzi, andare avanti. Ed è proprio questo il segreto della MayDay e ciò che ne ha fatto un successo: diffondere informazioni e fare critica utilizzando una comunicazione viva, attiva, brillante.
Dai ragazzi di Locri alle strade di Torino, dall’Euro MayDay di Milano alle piazze di Los Angeles, New York e Parigi, il primo maggio 2006 è stato un irrefrenabile grido d’aiuto. Diritti a chi ha contratti ad ore, diritti agli sfruttati, diritto a lottare contro la mafia, diritto a lottare contro ciò che non funziona.

Mail_long
dello stesso autore
20 ottobre 8 luglio 8 marzo abbonamenti abiti puliti aborigeni acqua Afghanistan africa agricoltura agricoltura biologica agricoltura biologica. decrescita agricoltura. decrescita Aiab Aids altra economia altra politica Amazzonia ambiente America latina animalisti Annapolis antifascismo antimafia antirazzimso antirazzismo antirzzismo anziani api Argentina Armenia armi atomiche Australia auto autoproduzione aziende Balcani Bali Banca mondiale Bangladesh banlieues basi militari Basilicata bene comune beni comuni bilanci partecipativo biocarburanti biologico Birmania bitch Bolivia Bolkestein Bologna Brasile brimania Britel Calabria calcio cambiamenti climatici cambiamento climatico Campania cantautore cantieri cantieri sociali carbone carcere Casa catania Caucaso cemento censura centri sociali cgil Chavez chiapas Ciad ciampino cibo Cile Cina cinema Cipro città clandestino clima Colombia commercio equo commercio equo. decrescita comunicazione conoscenza consumi consumo critico contadini cooperazione cornelio cornelio bizzarro cosa rossa cpt crisi alimentare critical mass Cuba De Gennaro Deavos decrescita decrescita. agricoltura biologica democrazia detenuti detenzione diritti diritti globali diritti umani disarmo documentario donne droghe ecologia ecomafia economia Ecuador editoria Egitto elezioni emissioni Enel energia Epa Eritrea espulsioni Etiopia