La Mayday migrante negli Usa

Da cento anni non succedeva una mobilitazione di questa portata. L’area della baia di San Francisco – come un lago salato delimitato dai ponti – si è trasformata in un calderone ribollente. Il tipo di chiamata non ha precedenti nella storia: per la prima volta nel Mayday statunitense si coniugano sciopero generale dei lavoratori, agitazione degli studenti, no-shopping day, serrata dei negozianti e mobilitazione nazionale dei migranti da costa a costa. Mentre nel vicino Messico – cortile di casa per le scorribande finanziarie del grande fratello – verranno boicottati tutti i prodotti targati Usa.
La protesta è coordinata da più di 500 organizzazioni tra quelle di attivisti di base e di immigrati; la Grassroots Global Justice Alliance (GGJ) prevede l’adesione di milioni di persone: basta guardare I punti di concentramento delle iniziative per farsi un’idea (http://www.actionla.org/Campaigns/NoHR4437/events.html)

I gruppi chiedono piena amnisitia e cittadinanza per tutti gli immigrati, a prescindere dal loro status lavorativo e legale. Gli organizzatori chiedono anche la fine del Nafta e di tutti gli altri accordi neoliberisti che hanno creato le condizioni di questo flusso costante di gente di colore verso nord: una migrazione economica forzata in cerca di lavoro.
Negli Usa i più «rumorosi» sono i lavoratori messicani, ma si sono unite anche altri popoli sudamericani e le organizzazioni musulmane hanno lanciato appelli per una massiccia partecipazione al Mayday a partire dall’assunto che “Il messaggio dell’Islam è quello della giustizia sociale, dell’equità economica, dell’onesto trattamento nei posti di lavoro”. Le chiese, i sindacati, perfino le associazioni di commercio hanno aderito alla chiamata per il Mayday. Ma la cosa più incredibile è che anche grossi squali come la Tyson Foods Inc. (le macellerie industriali più grandi del mondo) e la Cargill (contro cui si sono mobilitati i contadini dell’India) hanno deciso di dare il giorno libero ai propri lavoratori “È per far vedere che I datori di lavoro sono in solidarietà con le maestranze” – ben sapendo che per la prima volta durante questo Mayday nessuno sarebbe andato a lavorare.

Mentre alcuni membri democratici hanno attivamente appoggiato l’agenda, la maggioranza del partito si mantiene a distanza di sicurezza dai migranti. Solo in California questa settimana il senato dello stato ha pienamente appoggiato lo sciopero adottatndo una risoluzione che dice che sarà educativo per gli Stati Uniti capire il ruolo degli immigrati – mentre i Repubblicani hanno opposto la risoluzione sostenendo che incoraggia l’infrazione delle leggi
I Verdi del GreenParty hanno parlato ed agito in maniera forte contro la proposta di legge Sensenbrenner e la repressione anti-immigrati. «All persons should have the rights and opportunity to benefit equally from the resources afforded us,» … «We must confront barriers such as racism, class, sexism, ageism and disability which add to denying fair treatment and equal justice»– recita una risoluzione.

La scintilla

Non si può guardare la foto del congressman repubblicano Sensenbrenner–grande sostenitore del Patriot Act (la legge che dopo 11 settembre restringe le libertà democratiche negli Usa) senza pensare che sembra un personaggio uscito dal film “Mississipi Burning”: la sua faccia da bull-dog fa sembrare i nostri Calderoli turisti del razzismo
Le cose che dicono sono le stesse: non sono razzista ma voglio che le leggi vengano rispettate, gli immigrati devono adattarsi eccetera. Alla loro destra ci sono solo organizzazioni paramilitari come i Minutemen – versione anti-latini del Ku Klux Klan, che si è diffusa dai confine messicani della Californi ad altre parti del paese. È chiaro che possono contare su apppoggi economici, questi « volontari » che – accusando il governo di attendismo–hanno già cominciato a costruire il muro della vergogna previsto dalla legge Sensenbrenner sul confinte tra Usa e Messico.
Il senatore Sensenbrenner, erede della Kimberly-Clark (gigante che include la Scottex e la Kleenex), ha proposto una legge – la Hr4437, passata alla camera e ora in discussione al senato – che ha acceso la scintilla della mobilitazione tra i migranti. Questi nelle scorse settimane sono scesi in piazza numerosi: il fuoco ha presto incendiato la prateria, da Los Angeles alle altre città statunitensi, dai barrios – i quartieri latini, alle fabbriche, dai campi alle università. Persino la conservatrice Stanford si è mobilitata e il 21 aprile ha impedito al Presidente Bush di parlare.
Il Bill Hr 4437 ha come punto centrale la criminalizzazione di chi assume la persona “illegalmente immigrata” ma anche chi la aiuta ospitandola o offrendo cure mediche anziché denunciarla (cfr allegato 2)
Oggi ci sono circa 12 milioni di lavoratori illegali negli Usa, lavorano in tutti i settori per meno soldi e orari più lunghi.

Inoltre, la proposta di legge di Sensenbrenner vuole espandere il muro di frontiera tra Usa e Messico – costruire una vera cortina di ferro – permeabile ai capitali e dalle merci ma non agli esseri umani. Nel segno della lotta tra imperi commerciali, la costruzione della Fortaleza América, significa per Washington assicurare alla propria frontiera una rete di republichette mesoamericane – in particolare un Messico bantustanizzato che funzioni come la homeland de los bantúes (negroides) nel Sudáfrica dei boeri o la Palestina occupata dal colonialismo israeliano, cioè come uno pseudostato che garantisce mano d’opera a basso costo ed un governo satellite degli Stati uniti .

Estamos Unidos

All’Embarcadero di San Francisco, 11 di mattina l’atmosfera è già quella di una grande festa : “El Gran Paro” tutti vestiti di bianco, un mare di persone che ondeggia instancabile. Tutti cantano, saltano, urlano slogan, mentre i mediattivisti si arrampicano nei posti più impensati per scattare fotografie. Ma non c’è immagine che possa dar conto di questa musica – di queste tante musiche diverse che scorrono una dopo l’altra–di questo muoversi tutti insieme. Conosco San Francisco da più di 15 anni e non ho mai visto le strade, queste larghe strade americane, straripare di popolo come oggi – e il corteo non finisce mai. È emozionante quardare la gente che arriva dalle scale mobili delle metro : tutti con la maglietta bianca, tutti con una bandiera o un cartello, anche le carrozzine portano messaggi. Intere scolaresche con le maestre, striscioni di lavoratori e di sindacati, studenti e donne, arabi e musulmani contro il razzismo e la guerra, ambientalisti e cicloattivisti che distribuiscono gratuitamente barrette energetiche per dissuadere chi sta pensando di entrare in un bar ed ordinarsi un panino – mentre da uno dei carri vengono lanciate arance in continuazione. Gli induisti spingono un Gandhi gigante che partecipa alla manifestazione con un cartello « dobbiamo essere il cambiamento che vogliamo vedere attuato», i buddisti con la loro girandola di preghiere, persone disabili e teatranti di strada – oggi anche i black bloc con i loro tamburi sono vestiti di bianco e si coprono il volto con un candido fazzoletto. I filippini hanno il miglior sound system – non so che muscia sia ma ti entra nella carne e non puoi evitare di ballare – poi arrivano i giamaicani, i salvadoregni, i palestinesi, i brasiliani ed è samba, che trascina la folla.
Ci sono i vari gruppi nativi americani – con le piume del combattimento–gli attivisti afroamericani con il loro rap politico, le immigrate asiatiche a volto coperto ma ombelico ben in vista. Passano persino le magliette degli irlandesi – i primi nigger della storia, i primi pellerossa del regno britannico in cerca di colonie. E molte persone bianche venute per solidarietà, perché non vogliono vivere in un paese che diventa ogni giorno meno libero, ogni giorno più aggressivo.
Alcuni immigrati portano una finta frontiera di lamiera con una porta ed un welcome – chicanas giovanissime brandiscono il cartello « si comincia a morire quando si smette di lottare » tantissime bandiere di Che guevara e delle nazioni centro e sudamericane, «No Trabajo, No Escuela, No Ventas, No Compras! Hacia un mundo sin fronteras, donde nadie es "ilegal»! La mobilitazione è stata un successo al di là di ogni aspettativa. Quando decido di andare via, vinta dal sole e dalla stanchezza, ancora la coda del corteo deve arrivare al Civic Center. Aqui estamos y no nos vamos. Qui siamo e non ce ne andiamo.

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