Le ultime elezioni amministrative in Inghilterra hanno visto il Labour Party crollare un po’ ovunque nel paese, arrivando addirittura terzo dietro i Conservatori, in forte crescita, e i Liberal-Democratici, delusi invece per il limitato guadagno in termini di seggi conquistati. Certo, le elezioni locali in Gran Bretagna fan storia a sé e alle ultime politiche, l’anno scorso, il Labour ha vinto per la terza volta, pur calando drammaticamente rispetto alle ultime consultazioni. Ma la fine di Blair sembra molto vicina e non pare davvero destinata ad essere gloriosa.
Lontani sono ormai i tempi in cui l’inquilino di Downing Street era la stella della sinistra europea, diffondendo tra tutti i partiti socialdemocratici il fascino discreto della borghesia e del liberismo. La terza via, la chiamarono. Davvero non si capisce alternativa rispetto a cosa: semplicemente, una politica di destra fatta da un partito tradizionalmente di sinistra, cosi’ da ottenere i consensi moderati (cosi’ tanto cercati e cosi’ poco trovati anche in Italia) mantenendo il voto dello zoccolo duro laburista, ancora troppo scioccato dal thatcherismo per votare a destra e senza nessuna alternativa credibile a sinistra a causa del sistema maggioritario.
Blair seguiva in realta’ una politica non nuova nel socialismo europeo, anticipato di una quindicina d’anni da Bettino Craxi: addio alla rappresentazione dei lavoratori, degli emarginati, della classe operaia e delle sue lotte (era pur sempre il Partito del Lavoro), la politica inglese e’ diventata una copia sbiadita di quella americana. Chiunque vinca, il capitale vince. Capitale, infatti, che dopo aver incoronato la Thatcher ha fatto lo stesso con Blair, vero beniamino della City londinese. Come nel caso di Craxi, pero’, il potere ha preso la mano a molti leaders laburisti. Le scene sono quelle tipiche dell’arroganza di fine impero. Amanti che saltano fuori da ogni armadio, come nel caso del potentissimo Prescott, aiuti ad amici e lauti contratti per ministri dimissionari come nel caso di Blunkett, milioni e milioni di sterline entrati nelle casse del Partito di nascosto, lasciando allibiti gli iscritti. Per non parlare del “capo” e del suo amore per le vacanze, spesso scroccate (Blair e’ conosciuto in Inghilterra con il soprannome di “sponger” – scroccone, appunto): dalla Toscana alla Sardegna con Berlusconi in bandana, ma quelle che han fatto piu’ discutere sono state a Sharm-el-Sheik durante lo Tsunami, in piena emergenza nazionale, senza neppure pensare di interrompere il tanto meritato riposo. Ugualmente, la scorsa estate, alla morte di Robin Cook, una figura storica del Labour anche se recentemente entrata in aperto conflitto con Blair sulla guerra in Iraq, il Premier non ha ritenuto di partecipare al funerale in quanto godersi le vacanze era decisamente piu’ importante.
Politicamente le cose sono anche peggiori. Il punto di svolta, naturalmente, e’ stato la guerra in Iraq, fatta contro la volonta’ del Paese, ingannando la popolazione con menzogne vergognose poi coperte in ogni maniera. Il giuri’ speciale ha condannato la BBC che lo aveva dipinto come un bugiardo ma non ha certo convinto l’opinione pubblica. La scorsa estate, dopo le bombe sulla metro, un innocente cittadino brasiliano e’ stato ucciso subito dopo che il governo aveva richiesto alla polizia di adottare la sempre ottima strategia di marca americana del “spara poi chiedi”. Il fatto che la polizia abbia mentito per una settimana, sostenendo che il povero innocente fosse un terrorista non ha fatto muovere un sopracciglio in casa laburista, anzi Blair ha sempre continuato a dichiare la sua fiducia per il capo della Scotlan Yard londinese (Blair anche lui, scherzi del destino). Pochi mesi fa il progetto di sostanziale privatizzazione dell’istruzione (l’istruzione pubblica era sempre stato uno dei pilastri del programma laburista) e’ passato in Parlamento solo grazie al voto dei Conservatori. Una sconfitta politica umiliante nel resto del mondo, non per Blair che ha semplicemente gioito perche’ il suo programma e’ stato fatto proprio dai nipotini di Margaret Thatcher (anche se l’unico legittimo erede rimane lui). Intanto, la sanita’ parzialmente privatizzata dai laburisti sta cadendo a pezzi.
Gli elettori hanno cominciato ad abbandonare il Labour. I verdi hanno conquistato significative posizioni in tutto il paese ed a Londra Respect, il partito pacifista di George Galloway ha strappato molti seggi ai laburisti. Ma l’emergenza sociale in cui vive buona parte del Paese, povero, abbandonato a se stesso, senza prospettive future, ha fatto anche crescere in maniera preoccupante il British National Party, di chiara matrice fascista e razzista. Nulla di sorprendente: Carta aveva gia’ raccontato dell’emergenza-razzismo delle periferie inglesi. Il fenomeno, pero’, si sta allargando a vista d’occhio. Emblematico il caso di una citta’ progressista come Oxford: i soli partiti presenti nel consiglio comunale sono quelli di centro-sinistra e i Verdi (il partito decisamente piu’ a sinistra) hanno qui la loro roccaforte; eppure gli episodi di razzismo continuano a crescere, con aggressioni in pieno centro alla luce del sole. Il Labour ha lasciato le periferie a se stesse, decidendo di curare gli interessi della sola middle-class. Gli strati socialmente piu’ emarginati non sono rappresentati nella politica bi-polare inglese, il tasso di astensionismo sta diventando drammatico e chiaramente la destra piu’ becera ne approfitta. Sono i frutti avvelenati del sistema anglosassone, ancora tanto amato da parte della sinistra (?) italiana, che produce stabilita’ politica ma nega la rappresentanza, curando gli interessi di una parte sempre piu’ ristretta della popolazione tanto da tendere verso l’oligarchia.
Tony Blair, dunque, se ne andra’, ma il vero problema e’ l’eredita’ politica che lascia. Il New Labour si e’ dimostrato una perfetta macchina elettorale, ma nel migliore dei casi un insipiente attore politico, succube del liberismo economico, ormai neanche tanto mascherato. La sinistra tradizionale, non solo in Gran Bretagna, e’ finita nel tritacarne dell’egemonia del Capitale, neppure tanto nuovo in fondo. Blair, meglio di chiunque altro, e’ stato l’emblema della disintegrazione sociale dei tradizionali partiti socialisti. Il suo troppo rimandato tramonto non sembra poter portare ad una nuova alba, mentre le tenebre delle barbarie si fanno sempre piu’ dense.






