INCONTRO NAZIONALE SEMINARIALE DEI LAVORATORI DELLA CONOSCENZA, DELL’
INFORMAZIONE E DELLA CULTURA
PRECARI/E CRE-ATTIVE/I
Giornalisti, ricercatori, artisti ai tempi della flessibilità
Milano, 30 maggio ’06, ore 14.30, Università Bicocca
Chi si nasconde dietro la maggior parte delle notizie pubblicate sui
giornali, chi sta seduto, invisibile, al desk dei settimanali, a
sistemare al computer il numero delle battute? Chi porta avanti, tre
per due, la complicata macchina della ricerca, chi c’è nelle aule
universitarie a fare lezione oggi (domani chissà)? Chi sale,
fragilmente, con il proprio talento, la propria immaginazione sopra
un palcoscenico, dentro un teatro a cui si tagliano inesorabilmente,
anno dopo anno, fondi? Chi, quotidianamente, produce saperi,
linguaggi, conoscenza, non più solo forza-lavoro in formazione ma
lavoratore a tutti gli effetti? Sono il giornalista, il ricercatore,
l’artista, lo studente ai tempi delle vite precarie. Tipi anticipi.
Felicità a momenti e il futuro, incerto. Precari, come precarie sono
tutte le figure del lavoro contemporaneo, laddove la prestazione
cognitiva costituisce un paradigma generale. .
E’ la classe creativa di un Paese che non la riconosce. Un Paese che
ha visto la precarietà farsi legge. Un’Italia priva, almeno fino a
ora, di una classe politica e imprenditoriale capaci di leggere e
valorizzare il senso profondo di formazione e cultura. Alla classe
creativa si succhia l’anima, ma al minor prezzo possibile.
Il lavoro di produzione comunicativa, il lavoro di produzione
culturale e di formazione, il lavoro di produzione artistica
costituiscono tre campi fortemente significativi, nella modernità. La
creatività oggi è lavoro immateriale, ed essa si trova al centro del
paradigma produttivo attuale. E’ il cuore stesso del capitalismo
informazionale che estrae profitti e valore dal sapere umano in senso
lato. I fattori che l’industria flessibile contemporanea mette in
produzione sono, infatti, proprio la cultura e la creatività, le
singole emozioni, la capacità di stare in relazione, di cooperare, di
pensare, di comunicare. E la produzione di denaro a mezzo di
conoscenza porta con sé, di per sé, una mutazione antropologica della
prestazione lavorativa cognitiva stessa, rispetto al modo in cui si
era abituati a intenderla in passato. Si produce denaro per un
sistema economico in declino sfruttando le esistenze, le competenze,
le esperienze, idee, sentimenti, passioni. Questa mercificazione
esasperata del sapere induce una progressiva frantumazione del
rapporto che è esistito, in altri momenti, tra capitale e knowledge
workers. Si genera così una sfasatura tra le aspettative del lavoro
concreto, che si credeva direttamente collegato a un alto profilo
professionale, con conseguente riconoscimento del proprio sapere,
della propria specializzazione e della propria autonomia, e la realtà
a cui la classe creativa viene piegata. I brand si valorizzano, il
know how delle aziende si valorizza, nel mentre i knowledge workers
circolano, ruotano, vengono messi in concorrenza tra loro e con i più
giovani, la loro professionalità si impoverisce, dominano
l’autosfruttamento e la violenza psicologica, sulla quale
l’organizzazione del lavoro attuale tende a fondarsi.
Se tutto questo è vero, è più che mai necessario impegnarci sul piano
dell’analisi come sul piano dell’organizzazione e della
rappresentanza – tema centrale e disperatamente bisognoso di
aggiornamenti – come sul piano simbolico (creazione di immaginari e
obiettivi alternativi per la classe creativa).
Per questo abbiamo pensato di organizzare un seminario assembleare a
Milano il 30 maggio a partire dalle 14.30 presso la Facoltà di
Sociologia dell’Università Bicocca. Palazzo U7, II° piano, sala tesi
della Facoltà di Sociologia. Un seminario allargato agli studenti,
oltre che alle categorie di lavoratori immateriali che abbiamo
individuato e che vogliamo chiamare a un confronto tra loro.
Le principali questioni da discutere:
1. Peculiarità implicite nel lavoro immateriale (sei tu il soggetto,
sei tu l’attore), che per sé generano difficoltà a creare connessioni
e relazioni conflittuali. Nuove forme di tutela e di welfare (diritto
alla continuità di reddito, diritto alla scelta del lavoro, diritto
alla mobilità, al sapere, alla formazione…).
2. Irrapresentabilità, al momento, del soggetto precario, causa
frammentazione sul territorio e individualizzazione dei rapporti di
lavoro. Pensare a forme nuove di rappresent/azione.
3. Nuove forme di conflitto. Nuovi linguaggi, nuovi immaginari.
Relatori:
- Peppe Allegri, ricercatore precario, Università di Roma – Franco
Berardi (Bifo), scrittore, filosofo, agitatore culturale – Guido
Besana, segretario generale aggiunto della Federazione nazionale
della stampa italiana – Sergio Bologna, ricercatore, saggista,
esperto di postfordismo, lavoro autonomo, knowledge workers – Alberto
Giasanti, docente di sociologia del diritto, Università di
Milano-Bicocca
Introduce e coordina, Cristina Morini, giornalista e ricercatrice sociale
Interverranno all’incontro, tra gli altri: Gabriele Ballarino, Roberto
Ciccarelli, Andrea Di Stefano, Alex Foti, Andrea Fumagalli, Stefano
Lucarelli, Chiara Martucci, Adriana Nannicini, Gabriele Porro, Francesca
Pozzi, Benedetto Vecchi, Tiziana Villani
Gli interventi avranno una durata massima di 10 minuti.
Promuovono l’incontro:
FNSI, UNIVERSITA’ NOMADE, RETE PRECAT, MILLEPIANI, GRUPPO SCONVEGNO, RETE
PREC@S.






