Nel 2006 in Italia non è tollerato essere antiproibizionisti

Il 25 maggio si celebra il processo contro il webmaster di mariuana.it, il primo sito italiano sulla canapa.
Sono passati circa dieci mesi da quando la polizia si è presa la briga di andare a Riva del Garda ad arrestare Matteo Filla, incensurato, e di andare a svegliare 52 utenti del forum, ufficialmente con l’intento di sventare una vasta organizzazione dedita allo spaccio on-line. Peccato che di tutta questa droga non sia stata trovata l’ombra né presso il Filla, né presso gli utenti. Non erano bastati dieci (10) mesi di indagini ai nostri agenti della polizia postale (con 2 agenti infiltrati nel forum) per arrivare a capire che il presunto sito di malavitosi altro non sia che una combriccola di estimatori ed entusiasti della cannabis.

Invece a quanto pare la giustizia va per sentieri che si distaccano dal senso comune… il 28 luglio il Filla viene arrestato e tenuto in carcere 5 giorni. Il sito mariuana.it rimane chiuso 2 mesi, così come altri 2 siti semini.it e shop.mariuana.it, insieme al magazzino e a tutta la merce sequestrata, ispezionata e analizzata. Eh sì, forse vale la pena ricordare che i giornali uscirono tutti con titoli roboanti e diffamatori, allineati con il comunicato della polizia: si parla di spaccio on-line e di vendita di droga, mentre (se ancora non fosse chiaro) il negozio on-line si limita a vendere merce assolutamente legale e rigorosamente priva di principio attivo (le caramelle alla cannabis – ahimé – sono solo e semplicemente aromatizzate…), così come fanno centinaia di altri esercizi commerciali sparsi in tutta Italia e per la rete informatica.
Chiunque normalmente crederebbe che, a distanza di mesi, la causa sia stata archiviata perché di reato non vi era traccia.

Buona parte dei conoscenti di Matteo in effetti crede che il 25 maggio ’06 il nostro si presenti a Rovereto per concludere la causa di risarcimento danni e diffamazione. Eppure non solo nessuno ha risarcito i danni provocati da 2 mesi di interruzione commerciale, nessuno ha porto scuse o ripagato le spese legali, né ci si aspetta che avvenga in futuro una riparazione.

Invece in realtà chi dovrebbe amministrare la giustizia nel nostro Paese pare prediligere le apparenze, e va a punire chi gestisce con ONESTÀ un’attività economica lecita ma scomoda agli occhi dei benpensanti… Meglio accontentarsi delle apparenze e tutelare corrotti e malavitosi, mentre si sparge un gran polverone nel mezzo della canicola mediatica, pur di far credere che la Polizia ci difenda dagli spacciatori di droga! Intanto, mentre per 10 mesi i nostri cari agenti perdevano tempo chattando sul sito più verde della Rete, la vera criminalità restava come sempre impunita. Come diceva Pirandello, cambiare tutto per non cambiare niente… basta fare un po’ di baccano per far credere che si stia facendo chissà che. Come tutti possiamo constatare, la cocaina dilaga in tutto il paese e non mi stupirei se fra 20 anni ci cascasse addosso una bomba di problemi di salute pubblica derivanti dal suo uso associato agli alcolici e alle sigarette, che continuano ad andare alla grande. Ma è meglio conservare le apparenze e fare ogni tanto un lifting all’immagine dell’ordine pubblico, piuttosto che riconoscere la non dannosità dell’erba e andare a caccia dei criminali veri e delle vere piaghe sociali che ci paralizzano.

L’intera vicenda non sarebbe giustificata nemmeno se si svolgesse in un Paese in cui tutto sembra andare alla perfezione, senza i tanti problemi di cui le forze dell’ordine farebbero bene ad occuparsi… Insomma non si tratta solamente di antiproibizionismo: la vicenda di mariuana.it è emblematica di un modo inefficace di affrontare certe tematiche. Se si reprime ciò che non piace, pur non essendo vietato da alcuna disposizione legale (vendere i semi è consentito dalla legge, così come vendere libri, magliette e adesivi) senza aprire un dibattito non è ammissibile in una società civile e rasenta piuttosto un modo di agire fascista. Per questo il 25 maggio saremo presenti al processo presso il tribunale di Rovereto: per dare il nostro sostegno alla libertà di espressione e per dire basta all’arbitrarietà di cui si avvale la malagiustizia che ha dichiarato guerra a una pianta che non ha mai fatto male a nessuno.

Il proibizionismo è una linea obsoleta e fallita, frutto di un’idea fascista del mondo. Serve solamente a imbellettare l’immagine di poliziotti e magistrati che vogliono fare carriera in modo comodo e facile. E’ di pochi giorni fa la notizia di un’altra maxioperazione in Trentino: 800 liceali perquisiti alla stazione delle corriere, con cani antidroga. Ancora una volta un nulla di fatto e grandi titoli sui giornali.

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