Pochi ricordano che più di un anno or sono scoppiò una furiosa polemica tra le Ong umanitarie che volevano sottoscrivere una lettera di avvallo a una maggiore presenza delle truppe Nato in Afghanistan, in nome di una presunta sicurezza, e quelle assolutamente contrarie. Tra queste ultime i nomi più significativi, e praticamente gli unici di livello internazionale, risultarono essere Medecin sans frontiers [Msf] e Terre des hommes.
Le nostre motivazioni, oggi riprese giustamente tra quelle che vedono Msf abbandonare il terreno dopo un quarto di secolo di aiuti umanitari, erano e restano al centro di questa vicenda, che illustra quanto oramai la commistione tra aiuti umanitari e forze d’occupazione militari abbia portato a degenerazioni non più sostenibili per nessun’organizzazione indipendente. La denuncia di Msf è identica a quella che più volte abbiamo levato per quanto concerne l’Iraq e forse domani il Darfur: la strumentalizzazione a fini puramente militari degli aiuti alle popolazioni civili.
La nostra posizione è chiara: tutto quello che ha a che fare con le truppe d’occupazione o meno di un paese in crisi umanitaria, diventa subalterno alla logica bellica, un’arma di guerra, inclusi gli aiuti che spesso servono solo ad ottenere la fiducia di quelle stesse popolazioni che, com’è avvenuto in molti casi, saranno poi bombardate se lo richiede la circostanza, come a Nassirya.
L’Afghanistan è stato il capostipite di questa commistione inaccettabile, tutti ricordiamo che gli aerei della coalizione distribuivano con la stessa tecnica bombe e razioni alimentari, causando migliaia di vittime tra quanti saltavano sulle mine antipersona credendo di recuperare il cibo. Fu proprio l’ineffabile new labour Tony Blair, tanto corteggiato dalla nostra sinistra di governo, ad affermare che la compresenza dei tre tasselli, umanitario, militare e diplomatico era ciò che aveva permesso il successo della guerra in Afghanistan. Poi venne l’Iraq con la sua missione umanitaria gestita dai Carabinieri, ma è bene ricordare anche la Clintoniana guerra umanitaria in Kosovo che aprì quella breccia nel diritto internazionale mai più riparata. Oggi, di fronte alla denuncia di Msf, ma anche alla situazione che le nostre organizzazioni vivono quotidianamente in tante arre del mondo, schiacciate sempre più dal sospetto popolare che anche le Ong umanitarie rappresentino una sorta di quarta colonna per le operazioni militari, non ci resta che chiedere una risoluzione delle Nazioni unite che dichiari apertamente l’impossibilità, per ogni missione militare, di fregiarsi del titolo di umanitarie e di lasciare chiaramente l’opera di distribuzione degli aiuti a che ha il dovere ma anche il titolo di farlo seguendo le regole dell’indipendenza e dell’‘imparzialità, sostenuto dalla necessità di poter accedere a chi ne ha bisogno senza nessun impedimento dettato dalle situazioni di guerra. Il pieno ripristino del Diritto umanitario insomma, pietra angolare per un nuovo multilateralismo, passa anche da questa denuncia e dalla forza che avremo, come Ong indipendenti, per far passare la nostra richiesta. In caso contrario il destino degli aiuti umanitari farà la fine dei profughi della Cap Anamur: scomparsi nel nulla.
Raffaele K. Salinari, Presidente Terre des hommes International






