Rete!

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La notizia è di quelle buone, a noi pare. Tiscali, fino a qualche anno fa mostro sacro della new economy all’italiana, ha deciso di chiudere il suo servizio di vendita on line di canzoni.
Come ha mostrato nel suo corposo saggio, “Dalla schiavitù al lavoro salariato” [edito in Italia da manifestolibri], il ricercatore francese Yann Moulier Boutang, osservando la storia del rapporto tra attività umana ed economia emerge una costante: che la cooperazione sociale detta il passo e il comando del mercato cerca di recintarla nelle sue regole. Così, ogni trasformazione cerca sempre di ricomporre una rottura.
Usando questo metodo di analisi proviamo a guardare alle vicende della diffusione della musica in rete. Alla fine degli anni novanta è esploso il caso di Napster. Grazie a questo software, chiunque ha cominciato scambiare files e brani musicali. Qualcuno, addirittura sostenne che stava ritornando “il comunismo”.
Nel 2000, dalle colonne del New York Times Magazine, Andrew Sullivan annunciò che uno spettro tornava ad aggirarsi per il mondo globale. Scriveva Sullivan: “Stavo felicemente scaricando un brano dei Pet Shop Boys dal computer di un altro utente Napster quando mi sono chiesto: ‘Sto commettendo un furto?’ Chi stavo danneggiando copiando una stupida canzonetta? Certo, ho evitato di pagare una royalty a una casa discografica, ma queste sono già sufficientemente ricche per conto loro. Lo stesso per gli autori del pezzo. E non era neppure come se stessi rubando un compact disc da un qualche Tower Records. Il pezzo che scaricavo non diventava, in senso proprio, ‘mio’, dal momento che altri utenti Napster avrebbero potuto di lì in poi prenderlo dal mio pc senza che neppure me ne accorgessi. Né, a ben vedere, era originariamente ‘loro’ poiché essi stessi avevano convenuto di metterlo a disposizione di tutti gli altri membri della comunità”L’antica contrapposizione ‘mio-tuo’ è dissolta – scriveva ancora Sullivan–Una volta c’era la parabola della moltiplicazione dei pani e dei pesci, adesso c’è quella del copia e incolla”. Paradossalmente, proseguiva Sullivan, tutto ciò avviene mentre, «viviamo in un’epoca in cui il ‘mercato’ è la religione. I soldi sono stati raramente così importanti nel determinare prospettive di vita, e le disuguaglianze economiche stanno crescendo». Poi qualcuno ha pensato prima a spegnere Napster a coli di carte bollate e poi a comprarsi a colpi di banconote fruscianti, il software e a metterci su un bel copyright. Ancora una volta, le imprese inseguono col fiatone le intelligenze diffuse. Ma dopo Napster sono spuntate decine di sistemi di condivisione dei software, ancora più raffinati, senza un’autorità centrale e impossibili da chiudere.
Adesso, Tiscali ha deciso di spegnere il servizio «Juke box», lanciato il 26 aprile in Italia e Regno Unito. Forniva agli utenti col peer-to-peer milioni di brani, selezionandoli per autore, genere o scegliendo playlist già definite. «Le major discografiche hanno giudicato il servizio ‘troppo interattivo’–sottolinea l’azienda fondata da Renato Soru – Ciò per il solo fatto che permette agli utenti di Internet, mezzo interattivo per antonomasia, di effettuare ricerche per ‘autore’, oltre che per genere».
Tiscali ricorda poi che i diritti musicali online si differenziano in due categorie: diritti non interattivi, che possono essere negoziati con le collecting society, e diritti interattivi che sono essere negoziati con le singole case di produzione. Dopo aver siglato un accordo sperimentale della durata di un anno basato su una gestione di diritti non interattivi, ha ricevuto dalle case discografiche la richiesta di modificare il servizio togliendo la modalità di ricerca per artista o, in alternativa, di negoziare con le singole case i diritti ritenuti interattivi. «È importante sottolineare–conclude la nota di Tiscali–che tutta la vicenda non impatta solo sul Tiscali Juke box, ma sull’intero mercato della distribuzione di musica legale online perché l’atteggiamento conservativo assunto dall’industria rende difficile qualsiasi collaborazione volta a commercializzare efficacemente qualsiasi servizio legale innovativo. È purtroppo, l’ennesima dimostrazione della completa chiusura da ogni ipotesi di utilizzo legale della musica in rete su sistemi aperti, a tutto vantaggio del proliferare dei servizi di pirateria musicale».
Condivisione 5 – Affaristi 0. Palla al centro, la partita riprende.

Ps
Leggiamo sui giornali di oggi che il disco solista di Tom Yorke, cantante dei Radiohead, annunciato ieri, è già disponibile on line. 6 a O. Piove sul bagnato, come dicono i radiocronisti.

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