Messico: la campagna del Peje conquista il Zocalo

Città del Messico, 28 giugno.

Si è conclusa ufficialmente la campagna elettorale per le presidenziali del 2 luglio.
A partire da sabato, fino a domenica sera, nel rispetto della cosiddetta ley seca, è vietato vendere e consumare alcol nei locali pubblici, per cercare di far arrivare gli elettori al voto più sobri possibile. La corsa agli approvvigionamenti nei supermercati di tutto il paese comincerà domani e probabilmente il divieto di vendere alcol non impedirà a molti cittadini messicani di prepararsi adeguatamente al tanto atteso appuntamento elettorale.

Per la chiusura di questa estenuante campagna elettorale, Andrés Manuel López Obrador, candidato del Partido de la revolucion democratica [Prd], ha convocato oggi pomeriggio i suoi elettori nell’enorme e suggestiva piazza del Zocalo, teatro di molti eventi fondamentali per la storia del Messico.

Di fronte a una folla in festa di più di 200mila persone (secondo le stime più attendibili), Amlo, in un discorso durato poco più di quaranta minuti, ha presentato per l’ultima volta i punti più significativi del suo programma di governo.
Il progetto di López Obrador si è fondato fin dall’inizio sul sostegno alle fasce più deboli della popolazione: gli anziani, le ragazze madri e i bambini. Durante il suo mandato di governatore del Distretto Federale ha tenuto fede agli impegni presi e i cittadini della capitale glielo riconoscono, anche molti di coloro che non lo voteranno.
L’obiettivo principale della coalizione di centro-sinistra è il raggiungimento di una vera uguaglianza sociale.

Durante il discorso però AMLO ha affrontato temi che non aveva toccato prima e che fanno ben sperare gli osservatori più critici di questo processo elettorale.
Una delle dichiarazioni più interessanti riguarda la rinegoziazione del TLC, che nel 2008 dovrà essere sottoscritto nuovamente da Canada, Stati Uniti e Messico. Il candidato del PRD ha promesso che si impegnerà a rinegoziare gli accordi che riguardano la produzione di mais e fagioli, due dei prodotti base dell’economia e soprattutto della dieta messicana. Attualmente il paese è costretto a importare questi beni dagli Usa per le clausole proprio del TLC.

Stesso discorso per il petrolio: il Messico produce petrolio grezzo, lo esporta negli Usa e lo ricompra raffinato.
La proposta di AMLO è di investire in maniera importante nel paese, in tecnologia, agricoltura ed educazione, per risollevare l’economia e rafforzare il potere contrattuale e di negoziazione nei confronti degli Stati Uniti.

Sulle facce di molte delle persone venute ad assistere al comizio, nonostante la pioggerella fastidiosa, si legge un pizzico di ironia e di disincanto per le tante delusioni avute da troppi politici in passato. Nonostante questo tra la gente c’è una buona dose di fiducia nell’uomo Andrés Manuel “che ha sofferto la fame e comincia a lavorare alle 5 tutte le mattine”.

La pioggia insiste e il Zocalo si riveste di ombrelli multicolori che nascondono il giallo brillante del PRD. Il Peje lagarto, o semplicemente Peje, come lo chiamano tutti qui a causa di uno strano pesce che vive nelle acque dello stato di Tabasco da dove AMLO proviene, continua a elencare “gli impegni presi con il popolo messicano”.

Da subito dichiara che adotterà una politica di austerità tagliando ad esempio i compensi stellari degli ex presidenti della repubblica, come quello di 35mila dollari al mese di Carlos Salinas de Gortari (probabilmente l’uomo politico più influente e odiato, per il suo cinismo politico, degli ultimi 25 anni) e dei vertici del governo e dell’apparato statale. Solo questo piano dovrebbe far risparmiare allo stato già dal primo anno 100mila milioni di pesos.

Altro grande impegno è quello di eliminare alla radice corruzione e nepotismo, due delle piaghe più profonde e difficili da estirpare di questo paese, a tutti i livelli della società. Lo sanno tutti che sarà un’impresa titanica, se non impossibile, ma è tempo di sognare, e tra un elote e un chicharrón nella piazza si vedono molti sorrisi, più speranzosi e divertiti che disillusi, ad accompagnare le parole del Peje.

È passata mezz’ora. La piazza e il candidato si cominciano ad animare e la passione si fa strada nel discorso di AMLO, finora abbastanza pacato. Il culmine dell’emozione arriva quando Andrés Manuel rende omaggio alle “figure sacre” della Revolución, Francisco Villa ed Emiliano Zapata, all’indimenticato presidente Lázaro Cárdenas, il generale che tra le altre cose nel ’38 nazionalizzò il petrolio messicano. L’atmosfera si riscalda, AMLO rende omaggio ai giovani dei movimenti studenteschi del ’68, ai movimenti indigeni del Chiapas, di Oaxaca, di Guerrero, “che con la loro resistenza hanno insegnato e continuano a insegnare molto a questo paese”. Dichiara inoltre che il nuovo governo si adopererà da subito per far entrare in vigore gli accordi di San Andrés Larráinzar.

Non manca il riferimento alle recenti vergognose repressioni operate dalle forze dell’ordine: “Fatti come quelli di Atenco, Lázaro Cárdenas e Oaxaca non si ripeteranno più. Lo stato non dovrà più essere identificato con la repressione e la violenza”.

E all’improvviso il colpo di teatro, la dichiarazione che fa esplodere la piazza: “Faremo rivivere l’Indipendenza del 1810 e la Rivoluzione del 1910, ma in modo pacifico e con gli strumenti della democrazia!” Boato di urla e applausi di 400mila mani, escluse quelle che reggono gli ombrelli. Fuochi d’artificio e bande di mariachi che intonano canti di festa.

Il Peje saluta e ringrazia. E prima di lasciare il palco ripete lo slogan che si legge ovunque nella città: Sonrie, vamos a ganar! Sorridi, vinceremo.

Il comizio finisce e la piazza molto lentamente si svuota. È stato un bello spettacolo. Una iniezione di ottimismo in un momento storico, nel quale molti hanno deciso di ricominciare a credere nella possibilità di un cambiamento con gli strumenti della democrazia. Si sente nell’aria la voglia di alzare la testa e contare davvero qualcosa.
Il bello però deve ancora venire. Da lunedì, comunque vada, sarà un altro paese quello che uscirà dalle urne. Il PRD è sicuro della vittoria ed è altrettanto sicuro di dare vita ad una vera Rivoluzione Democratica.

Intanto fino a venerdì si fa scorta di birra e tequila, giusto per non arrivare inutilmente sobri ad un appuntamento tanto importante.

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