Città del Messico. 7 luglio.
Dopo una lunga notte di incertezza e nervosismo, il conteggio degli atti dei seggi ha portato ad un vantaggio del candidato di destra del PAN, Felipe Calderón, ad un vantaggio di mezzo punto su Andrés Manuel López Obrador, candidato del PRD. La distanza è di 235mila voti. La battaglia elettorale però non vede ancora un termine, dato che ieri mattina alle 8.30 in conferenza stampa López Obrador non ha riconosciuto la vittoria del suo avversario, anzi, ha affermato che si è trattato di un conteggio “numericamente senza possibilità di una decisione”. Quindi ha comunicato di aver impugnato il processo elettorale di fronte al Tribunale Elettorale della federazione, per un conteggio voto per voto. Questa è l’unica istituzione che può esprimere una parola definitiva sull’elezione presidenziale.
Contrariamente a quello che sostengono quasi tutti i mezzi di comunicazione il Messico non ha un nuovo presidente. Calderón, che per tutti è il nuovo presidente, non può essere nominato finché il tribunale non abbia deciso in suo favore, o finché AMLO stesso gli riconosca la vittoria, e per il momento non si è verificata nessuna delle due ipotesi.
Quello che si è svolto mercoledì è stato un conteggio per atti, vale a dire un controllo dei risultati di ogni seggio elettorale, ma non sono state aperte le urne tranne che in pochi casi e la posizione di AMLO è che vi siano state delle irregolarità nel conteggio dei voti. Per questo, ha affermato, “per il bene di tutti e per il corretto funzionamento democratico, è necessario garantire la certezza dei risultati, soprattutto di fronte a un margine così ristretto.”
Nessuno ha ancora parlato di brogli elettorali, ma nell’aria aleggia lo spettro del 1988, quando l’allora candidato di centrosinistra Cuahutemoc Cárdenas si vide “rubare” da sotto il naso la presidenza della repubblica da parte del PRI, capeggiato da Carlos Salinas de Gortari. In quell’occasione furono letteralmente bruciate molte schede elettorali per non consentire un conteggio che avrebbe portato la sinistra al governo per la prima volta nella storia postrivoluzionaria messicana.
In questo clima di caos e incertezza si percepisce tutta la difficoltà di un universo politico che da una parte cerca di diventare davvero democratico e dall’altra è ancora ancorato e strozzato da pratiche autoritarie e corrotte che lo hanno caratterizzato per decenni.
López Obrador nel suo discorso ha invitato i suoi sostenitori a difendere il proprio voto e li ha convocati ad un’assemblea informativa al Zocalo sabato alle 17, dove verranno presentate le prove delle “numerose irregolarità, per usare un eufemismo”.
La novità di queste elezioni, la forte speranza diffusa nella possibilità di un cambio democratico pacifico, è l’unico elemento che risulta chiaro, a prescindere da quello che sarà il risultato del controllo dei voti.
López Obrador, in conseguenza di questa forza popolare, non ha intenzione di cedere di fronte alla poderosa offensiva mediatica che spinge per la vittoria di Felipe Calderón.
Il PAN si oppone al conteggio dei voti, sostenendo che la sinistra vuole annullare le elezioni, ma lo stratega del PRD, Manuel Camacho Solís, ha rassicurato ieri che il suo partito “non vuole annullare l’elezione, ma che si contino tutti i voti, per raggiungere una certezza giuridica”, cosa che addirittura potrebbe assegnare meno voti al PRD. Si tratta di un esercizio istituzionale inedito. È la prima volta che in Messico si usano tutte le risorse legali per garantire la legittimità dell’esercizio democratico, in un contesto di vera sperimentazione.
È vero comunque che in ambienti perredisti si comincia a ventilare l’ipotesi di un governo ad interim, nel caso in cui effettivamente il Tribunale elettorale invalidi le elezioni, e a quanto pare l’uomo che potrebbe traghettare il Messico verso nuove elezioni potrebbe essere Cuahutemoc Cárdenas, figura di garanzia per entrambe le coalizioni in campo. Ma per il momento si tratta solo di fantapolitica.
La lotta è quindi ancora aperta e non si prevedono tempi brevi. È da vedere se il Messico riuscirà a trovare gli strumenti democratici che gli consentano di sopportare questa attesa pacificamente e di rispettare la volontà popolare.






