Più marmotte meno marmitte

E’ il titolo di una marcia “festosa” che si è svolta sabato 22 luglio a Bardonecchia per chiedere il contingentamento dei tir in Valle di Susa in analogia a quanto avviene in Valle d’Aosta. E per chiedere una politica dei trasporti attraverso le Alpi, che prenda in considerazione in un quadro d’insieme l’intero territorio e non porzioni o valli separate le une dalle altre, e che sia accompagnata da seri studi sulle esigenze trasportistiche e piani di monitoraggio ambientali.

Operatori turistici, maestri di sci, addetti agli impianti di risalita, insieme al popolo no tav hanno sfilato insieme manifestando il loro amore e la loro preoccupazione per l’ambiente in cui abitano e su cui è fondata anche l’economia del turismo montano. Alla marcia hanno dati l’adesione diversi movimenti e associazioni tra cui il comitato per la difesa del Monte Bianco. 3.000 persone: è stata la più grande manifestazione dell’Alta Valle. E già perché la Valle di Susa, che somiglia sempre più al piccolo villaggio di Asterix è “una e bina”. Una valle unica divisa in due parti:la parte bassa da sempre piemontese, con un’economia prevalentemente industriale e agricola e la parte alta fino al trattato di Utrecht, 1713, di dominio francese, che ha visto nel ‘900 crescere il fenomeno del turismo invernale. Quando scoppiavano i fermenti del caldo autunno no tav, la parte alta della valle fremeva per l’imminente arrivo delle olimpiadi invernali. Ma sulla difesa dell’ambiente e su progetti di valorizzazione del patrimonio di beni culturali, si stanno intensificando scambi e relazioni che fanno ben sperare per il futuro del territorio.

Lo spunto per la manifestazione è stato dato dal progetto di costruire un tunnel di sicurezza proposto dalla società concessionaria del traforo del Frejus. Tale opera inserita nella legge obiettivo, con l’esclusione dalla decisione dei comuni, prevedeva fino al progetto preliminare una larghezza di 5 metri. Ma da subito la società concessionaria aveva comunicato che il problema della sicurezza si risolveva in maniera compiuta costruendo una tunnel destinato al vero e proprio scorrimento dei veicoli. E così il progetto definitivo presenta un tunnel di 8,5 metri di larghezza, ufficialmente per esigenze legate alla protezione civile. Il tunnel del Monte Bianco è largo 7,5 metri. Molti consigli comunali prendono posizione temendo che il tunnel si sicurezza possa in realtà costituire un “cavallo di Troia” per un vero e proprio raddoppio del traforo del Frejus.

I sindaci valsusini sostengono che il tema della sicurezza di chi attraversa il traforo sia importante, ma che sia altrettanto importante la sicurezza di chi abita e lavora fuori dal traforo, lungo la Valle. E allora il fissare un tetto massimo di passaggi per i tir migliorerà la sicurezza per chi transita nel tunnel e anche la sicurezza ambientale per chi vive. Fuori dal tunnel. Tenendo conto che un terzo dei tir viaggia vuoto e che si stanno concludendo i lavori di miglioramento della linea ferroviaria storica, il contingentamento pare un obiettivo realistico. Alla conclusione della marcia, che ha visto anche una presenza simbolica dei manifestanti sull’autostrada del Frejus, il Sindaco di Bardonecchia, Francesco Avato ha sintetizzato i temi della giornata “Volere meno tir per noi significa più sicurezza, più turismo e più felicità”. Sentir parlare un amministratore pubblico di felicità, quando al massimo si parla di qualità della vita, è stata una degna conclusione di una giornata di partecipazione festosa. Roberto Canu Assessore al comune di Bardonecchia

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