«Madame Ba»: la doppia impresa di Orsenna, l’africano

Brutta abitudine [vizio tipicamente italiano?] quella di recensire solo le novità, cioè la prima edizione. Sarebbe utile e sicuramente meno classista se ogni volta che un libro esce in economica almeno a sinistra si facesse una nuova segnalazione, condita magari da alleluja… visto che alcuni volumi magari passano da 30 euro a 4,50 cioè passano dall’orizzonte quasi dei soli ricchi a quello di redditi più normali. Una rubrica «per tutte le tasche» potrebbe essere un’idea per Carta o magari per Fahrenheit che è ormai il vangelo di chi nel pomeriggio può ascoltare Raitre [non sempre facile da “acchiappare”] cercando di libri belli e capaci di dribblare mode e voleri dell’editoria presunta grande. Per esempio entrano nell’economica due straordinari libri di uno dei maggiori scrittori africani, Ahmadou Koourouma. Il primo–da Feltrinelli – è « Monnè, oltraggi e provocazioni » [8,50 comunque, non pochissimo]; il secondo, più noto, è « Aspettando il voto delle bestie selvagge » da E/O. Restando nel continente, ci sono anche – ben pochi purtroppo – africani «a honorem». I reportage di Ryszard Kapuscinski [ancora Feltrinelli] e il da noi quasi ignoto Erik Orsenna con l’insolito ma trascinante « Madame Ba ». Orsenna riesce in due imprese difficili: si re-inventa donna ma è anche un europeo che racconta l’Africa come vi appartenesse da sempre. Vi sono precedenti per entrambe le sfide [l’io narrante femminile in Nuruddin Farah tanto per fare un esempio] ma sembrava troppo ambizioso tentarle insieme… e riuscirci. E’ grande dunque il merito di Erik Orsenna che si cala nei panni di « Madame Ba » o meglio di Marguerite Dyumasi, coniugata Ba, «umilmente, africanamente vedova», nata il 10 agosto 1947 [toh, è coetanea di Orsenna] a Médine, circoscrizione di Kayes in quello Stato che oggi chiamiamo Mali. La cinquantasienne Ba, insegnante e cervello frizzante, scrive una lunga, appassionata, sarcastica lettera al «signor Presidente della repubblica francese delle armi, delle leggi e degli aeroporti». Il romanzo uscì due anni fa, da Ponte alle grazie, ma solo ora arriva [da Tea] in economica: 426 pagine per 5 euro e 90. Filo conduttore, pretesto, elemento unificante di questa lunga lettera è lo “smontaggio”di uno dei documenti più cretini–e insieme macabri–dei nostri tempi: il 13-0021 ovvero «formulario di richiesta di visto di breve durata-transito». Si parte da nomi e cognomi. Chissà se i soprannomi inventati nel villaggio o da Madame Ba [«Povero me» o «dottor tempo gratuito»] sarebbero di interesse nel modulo 13-0021. Si chiede poi del sesso. Ma «un coccodrillo invisibile»–una mutilazione genitale–«ha portato via un pezzo di inguine» a madame Ba. Cosa dovrebbe scrivere allora? « F al 50% dato che da quel giorno, in mezzo alle mie cosce, il mio sesso si è ritrovato dimezzato?». Poi data e luogo di nascita. Paese. Ma «qual è il confine tra Paese e nazione?» si domanda lei: «Quanti Paesi ha in sé un essere umano? (…) Due, tre, cinque? E’ colpa mia se la vita è ricca? O il formulario francese non serve a niente o dovrebbe tenerne conto». Ancora, con dolore misto a sarcasmo: «Ho il passaporto del Mali. E’ un vero Paese, quello che tutti gli abitanti vogliono abbandonare al più presto alla sua triste sorte?». Davvero ci si scorda che l’autore di queste pagine è un uomo leggendo scomode frasi come: «Eccettuate quelle delle loro mogli, agli uomini piacciono le tristezze delle donne» oppure questa realistica litania: «allattare, pestare, camminare, portare, lavare, asciugare, allattare, fiutare, sospirare, contrattare, accendere, spezzettare, grattare, mondare, bollire, cuocere a fuoco lento, soffiare nasi, pulire, curare, consolare, allattare, raccontare, cullare, far addormentare […] migliaia di doveri che, da prima dell’alba a mezzanotte, si accaniscono a rodere fino all’osso il più piccolo istante di una madre africana». E quando racconta la «Francia orco […], bianca […], grigia […], sordomuta» o ironizza sul sorriso forzato della Gioconda che rimpiange di non essere un’africana sexi» si dimentica che a scrivere è un intellettuale parigino. Anni fa titolava [e ammoniva] « Non siamo soli al mondo », un gran libro–purtroppo in italiano a un prezzo quasi stellare – di Tobie Nathan, etno-psichiatria ormai celebre. Bisogna dunque, anche nel romanzo di Orsenna, fare i conti con i ginn – spiriti, genietti–o con «un udito così fine da cogliere, a centinaia di chilometri, ciò che un padre mormora alla figlia, di notte, lungo il fiume Senegal. In Africa questo tipo di impossibile è moneta corrente». Animali e odori, acque e leggende, religioni vecchie e nuove [il football è una messa che ormai si officia più volte a settimana]. La protagonista chiede al racconto di prestarle orecchio – «janti-janti! Hedanam fa» – e poi [come nella tradizione peul ] può rimettere la sua storia «nel tesoro generale di tutti i racconti». Molte le pagine di storia rimossa sullo sfondo del romanzo. Come «i 30 mila morti di cui ventimila africani» il 16 aprile del 1917 a nord-est di Parigi con gli eroi dei Paesi d’Oltremre che però ricevono la Legion d‘onore solo l’11 novembre 1998: cioè «81 anni + 6 mesi + 24 giorni (…) 715.008 ore» più tardi, denuncia Madame Ba, parafrasando in un solo caso quella che è una scandalosa vicenda collettiva. O più lontano ancora la resistenza di El Hadj Omar Tall [1795-1864] «contro gli artigli rapaci dei tuoi amati francesi» come spiega un personaggio. Oppure la breve, strana indipendenza del Mali-Senegal quel 20 luglio 1960. Quando il ritmo delle storie si fa più frenetico, Ba-Orsenna cerca di frenarlo: «Racconto calmati. Smetti di galoppare». Ma chi legge, fino all’ultima riga, prega che accada il contrario. Facci salire in groppa, strana creatura metà Orsenna e metà Ba, galoppa forte, attingi al «tesoro generale di tutti i racconti», vogliamo smarrirci ancora. Ah, le ultime righe di Marguerite sono per avvisare il «signor Presidente» che ogni lotta è stata inutile: «costretta a cedere, come tutti, tutti gli altri, coloro che sono già arrivati e gli altri, tutti gli altri che verranno: arrivo». Sarà una fortuna incontrarla – lei che è vera, alla pari di tante madame Ba rese invisibili–se… sapremo riconoscerla. Cerchiamola anche nelle nostre strade non solo su queste belle pagine

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