Colpo di Stato tecnico

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Il 2 luglio in Messico si è votato per eleggere il nuovo presidente. In un voto su cui pesano molte ombre, ha prevalso per circa 500 mila voti [su oltre 35 milioni di voti] il candidato della destra Felipe Calderón, contro quello del centrosinistra Andrés Manuel López Obrador, che per altro contesta il risultato. Questo articolo di Luis Hernández Navarro, del quotidiano La Jornada e collaboratore di Carta, fornisce una analisi di quel che è successo. Compresa la domanda: gli zapatisti e l’Altra campagna hanno una responsabilità, nella vittoria della destra? A questa domanda ha risposto senza alcun dubbio Roberto Zanini, inviato del manifesto in Messico, dicendo che l’Altra campagna è un fallimento. La conclusione del suo articolo di martedì è: “Non è la prima sommessa mortale del subcomandante Marcos. Ma forse è l’ultima”. Questa interpretazione [e cattivo augurio] ha provocato una protesta da parte di molte associazioni italiane di appoggio allo zapatismo: il testo di questa lettera è allegato all’articolo di Hernández Navarro.

1) I risultati elettorali premiano Felipe Calderón [candidato del Partido de acciòn nacional, Pan, di destra, ndt.]. Dalla postazione del potere, la destra ha fatto un colpo di Stato tecnico. Le campagne elettorali non solo sono state inique, ma ingannevoli. Tutte le risorse del governo federale, lecite ed illecite, sono state utilizzate per favorire il candidato del Pan. Si è messo mano a quasi tutti i trucchi del vecchio Partito rivoluzionario istituzionale [Pri, al potere per settant’anni, ndt.] per far vincere il candidato del governo. Si sono messi in pratica, inoltre, gli artifici che le nuove tecnologie informatiche consentono.

2) Si tratta di un colpo di Stato perché sulla decisione sovrana dei cittadini di darsi un governo si sono imposte con la forza altre autorità. È un fatto tecnico perché invece di ricorrere all’uso delle forze armate si è messo mano ad un insieme di risorse informatiche per presentare come vincitore della contesa chi non lo è. Da destra, perché la pretesa di imporre Felipe Calderón a capo dell’esecutivo vuole dare continuità agli interessi conservatori che sono prevalsi nel governo di Vicente Fox [il presidente uscente, anch’egli del Pan, ndt.].

3) La lista delle anomalie è enorme: creazione di un clima di timore per favorire il voto della paura, utilizzo di risorse pubbliche destinate allo sviluppo sociale per influenzare il voto (secondo il quotidiano Reforma, il 41 per cento dei beneficiari del programma Oportunidades e il 44 per cento di chi gode dell’Assicurazione Popolare ha votato per il partito bianco-azzurro, i colori del Pan, ndt.], voti comperati, simpatizzanti del Partito della rivoluzione democratica [Prd] eliminati dall’anagrafe elettorale, utilizzo indebito di informazioni dello Stato ad uso della campagna elettorale panista, manipolazione dei risultati preliminari della votazione.

4) Il colpo di Stato tecnico del 2 luglio non è che l’ultimo anello di una lunga catena di azioni extralegali ed illegali perpetrate dall’esecutivo per tentare di impedire che Andrés Manuel López Obrador [il candidato del Prd, ndt.] arrivi al governo. Il tentativo di esautoramento politico di un anno fa, la campagna mediatica che lo presentava come un trasgressore della legge e la diffusione di annunci in televisione in cui viene mostrato come una minaccia per il Messico sono solo alcuni episodi di questa offensiva contro.

5) Spina dorsale di questo colpo di Stato è stato l’Istituto federale elettorale [Ife]. L’arbitro non imparziale. Si è reso evidente durante la campagna elettorale e si è dimostrato il giorno delle elezioni. I suoi nove membri sono stati scelti sulla base di una negoziazione tra Elba Esther Gordillo e Germán Martínez. Cinque per La Maestra [del Pri, ndt.] e quattro per il “panista”. A loro rispondono. Il Prd è stato escluso.

6) Il 2 luglio mostra un Messico chiaramente diviso e fortemente contrapposto. La maggior parte del nord ha votato per Calderón, quasi tutto il sud per López Obrador. I ricchi hanno votato in maggioranza per il Pan, i poveri l’hanno fatto per la coalizione “Por el Bien de Todos” [quella di Lòpez Obrador, ndt.].

7) Hanno votato per il panista la maggioranza di chi vive nel nord del paese (43 per cento) ed il Bajío (47), hanno entrate superiori a 9 mila 200 pesos (50 per cento) e dei professionisti (48). Hanno votato per El Peje [il pesce, nomignolo di Lòpez Obrador, chiamato anche Amlo, dalle sue iniziali, ndt.] la maggioranza degli elettori del centro (44 per cento), e del sud (40), che percepiscono entrate inferiori a 2 mila e 4 mila pesos (34 e 39 per cento, rispettivamente) con titolo di studio di secondaria e preparatoria all’università (38 per cento).

8) Il Pri è collassato. I governatori degli stati del nord di quel partito, nemici di Roberto Madrazo [candidato del Pri, ndt.], l’hanno tradito. In Coahuila, Chihuahua, Durango, Puebla, Sinaloa, Sonora e Tamaulipas hanno promosso il voto per Felipe Calderón, e dove i candidati non appartenevano al loro gruppo hanno favorito il Partito Nuova Alleanza (Panal). Secondo il sondaggio de El Universal, ha votato per Madrazo solo il 77 per cento dei priisti.

9) L’artefice di questa alleanza tra governatori tricolori ed il candidato presidenziale biancoazzurro è Elba Esther Gordillo. Lei è la grande, seconda vincitrice di queste elezioni. Il suo partito otterrà una rappresentanza parlamentare per nulla disprezzabile, inusuale per una formazione politica di recente formazione. I suoi protetti nelle liste del Pan e del Pri hanno ottenuto poltrone legislative. Le sue milizie saranno la chiave nella formazione di una maggioranza nel Congresso.

10) Nonostante il suo crollo, il Pri è riuscito a collocarsi come grande elettore. Possiede la maggiore quantità di atti elettorali. Aprirà negoziazioni col Prd ed il Pan per vendersi a caro prezzo.

11) Il voto della paura ha dato i suoi frutti al Pan ed ai suoi alleati del Congresso Coordinatore Imprenditoriale (Cce, la Confindustria messicana, ndt.). Presentare López Obrador come “un pericolo per il Messico”, spaventare la popolazione col pericolo di perdere la casa, l’automobile e le proprietà, ha permesso loro di raccogliere voti oltre alla loro base sociale tradizionale. I colpi di artiglieria contro El Peje sparati dalle truppe eredi della tradizione cristera [i “cristeros” erano i cattolici tradizionalisti, ndt.] hanno fatto centro. La moltitudine di messaggi sms inviati sui telefoni cellulari per scuotere la coscienza dei fedeli sembra aver sortito effetto. “Messico – avvertiva uno di questi -: sei sicuro che LUI permetterà la nostra religione cattolica? Santa Maria di Guadalupe: salva la nostra Patria e conserva la nostra Fede. Vota. Motiva”. Non è stato troppo tardi per i miracoli.

12) Ha responsabilità l’Ezln per questi risultati? Avrebbero dovuto appoggiare López Obrador? Un ipotetico appoggio dello zapatismo ad Amlo non avrebbe fatto altro che rafforzare la campagna di paura panista e spaventare possibili elettori.

13) Il Messico vive oggi un nuovo 1988. A quel tempo la “caduta del sistema” [un improssivo black out del sistema informatico elettorale, ndt.] strappò la vittoria a Cuauhtémoc Cárdenas. Il 2 luglio il colpo di Stato tecnico della destra vuole strappare la vittoria a López Obrador. Ma il paese del 2006 non è quello del 1998. Ora conta su un’esperienza organizzativa e di resistenza che allora non esisteva. La nazione è seduta su una polveriera sul punto di esplodere e la presa in giro della volontà popolare potrebbe accendere la miccia. Che nessuno si illuda su quanto potrà accadere nei prossimi giorni.

(Traduzione Comitato Chiapas “Maribel” di Bergamo)

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