L'etica e la politica

070308pace02

Paolo Cacciari è, oltre che deputato di Rifondazione comunista, uno degli undici soci della cooperativa Carta. Lo è da quando Carta esiste. Non fosse che per questa ragione, il suo no nel voto con cui la Camera dei deputati ha approvato il rifinanziamento alle missioni militari all’estero, tra le quali quella in Afghanistan, ci riguarda da vicino. Paolo è uno di noi, con lui ci siamo inerpicati per i sentieri della non violenza e della decrescita [il suo libro sull’argomento, pubblicato da Carta e Intra Moenia, ha quasi esaurito la prima edizione], dell’indagine sul fenomeno leghista e sul modello produttivo del nord est, tra molte altre cose. Ora il suo no alla guerra è per noi, e pensiamo per molta altra gente, il segnale che qualcosa sta cambiando, molto in profondo, nel rapporto tra il sistema politico e la società civile.
Insieme a Paolo ha votato no a quel decreto anche Salvatore Cannavò, della corrente di Sinistra critica di Rifondazione, un altro amico con il quale abbiamo condiviso il primo Forum sociale mondiale di Porto Alegre e le giornate di Genova, nel 2001. Ma le loro ragioni sono diverse. Quelle di Paolo si fondano sul rifiuto della guerra e sulla scelta non violenta: non esistono guerre giuste, il mondo che dovremmo cercare di costruire deve liberarsi della violenza in ogni sua forma. Questo comportamento non può piegarsi alle esigenze della tattica politica, ad esempio quella di tenere compatta una maggioranza: non è lecito–dice Paolo–dicidere di mandare qualcuno ad uccidere o a farsi uccidere. Qualcuno sostiene che questa è una scelta antipolitica, solitaria e improduttiva. Eppure, è stato Fausto Bertinotti ad aprire, dentro e attorno a Rifondazione, una breccia nella cultura politica della sinistra, adottando appunto gli argomenti della non violenza. Quel dibattito nacque grazie a una lettera aperta, a Bertinotti, di Marco Revelli che fu pubblicata da Carta, e trovò il suo compimento in un convegno di Rifondazione organizzato a Venezia da Paolo Cacciari, Bertinotti ha scritto, nel suo ultimo libro, “La città degli uomini”: “La questione etica nella politica può affermarsi solo in quanto si mantenga una relazione dialogica tra l’etica e la politica, in quanto la prima non si trasformi in un corpo separato, con la pretesa di dominare la seconda, né, al contrario, si dissolva, uscendo di scena”. La domanda è: nel caso di un voto parlamentare che sancisce la partecipazione del nostro paese a quella che è indubbiamente una guerra, come tenere insieme etica [non violenta] e politica? Non è per caso la seconda a dominare la prima? La risposta di Paolo [nel suo intervento alla camera, che Carta pubblica nel settimanale in uscita sabato] si affida a una citazione di Hannah Arendt, da “La disubbidienza civile”: “La coscienza è apolitica, ma non c’è dubbio che una obiezione fondata sulla coscienza possa assumere un significato politico quando i suoi scrupoli si trovino in un certo numero di coscienze e quando questi obiettori decidano di farsi ascoltare sulla pubblica piazza”.
Negli ultimi anni, e fino alla manifestazione di Vicenza, il mese scorso, abbiamo ascoltato non un certo numero, ma milioni di coscienze, sulle pubbliche piazze. A noi pare che il rifiuto della guerra in ogni sua forma, che fra molte altre cose si fonda sull’articolo 11 della Costituzione, non sia un atteggiamento isolato ma all’opposto–come raccontiamo da anni–una delle molle più potenti tra quelle che hanno dato vita all’onda dei nuovi movimenti sociali, all’esordio di questo secolo. I movimenti da cui Rifondazione ha ricavato i tratti di una sua nuova fisionomia, oltre il modello e la cultura dei partiti comunisti novecenteschi. Si potrebbe dire, con apparente paradosso, che il voto di Paolo Cacciari rappresenta questi lineamenti del suo partito. Se si mettessero sui piatti di una bilancia la sopravvivenza del governo Prodi e il rifiuto della guerra sarebbero molti, nella società civile attiva e nella stessa sinistra, in grande imbarazzo.
Ma nel voto sull’Afghanistan non era nemmeno in questione la vita del governo. Lo stesso Cacciari ha qualche giorno fa votato sì alla fiducia, giudicando l’intervento di Prodi in aula più promettente dei “dodici punti” ormai celebri. E ancora oggi sostiene di condividere con i suoi compagni sia il giudizio negativo sulla partecipazione alla guerra afghana, sia di considerare tutto sommato promettente il modo in cui il ministro D’Alema ha tratteggiato la politica estera italiana. Allora, dov’è il problema? Il problema è il caso Turigliatto, il senatore messo alla berlina da tutti i grandi media come il responsabile del voto da cui è nata, qualche settimana fa, la crisi di governo. Non era vero, gli autori erano altri. Ma la pressione è stata tale da spingere Rifondazione a un atto del tutto inedito, nella sua storia: “allontanare”, cioè espellere il “dissidente”. Con il corredo di accuse, a Turigliatto, di individualismo sfrenato, di violazione del patto tra lui e “la comunità del partito” [la parola comunità è qui del tutto impropria, basta leggere l’introduzione al libro di Rifondazione su questo tema curato da Paolo Cacciari e introdotto da Fausto Bertinotti].
“Allontanare” Turgliatto è stato un atto grave, anche perché rischia di costituire precedente, una regola da cui non si può più derogare, una sanzione che non può ora non colpire anche Cacciari. Ed errore dopo errore, Rifondazione e i suoi dirigenti potrebbero sancire la definitiva separazione tra politica [quale essa è] ed etica [ossia l’altra possibile politica dei movimenti sociali e delle comunità che resistono], la scissione tra quel che si fa perché è opportuno farlo e quel che si fa semplicemente perché è giusto.
Noi, in ogni caso, saremo al fianco del nostro amico, del nostro compagno Paolo.

Mail_long
20 ottobre 8 luglio 8 marzo abbonamenti abiti puliti aborigeni acqua Afghanistan africa agricoltura agricoltura biologica agricoltura biologica. decrescita agricoltura. decrescita Aiab Aids altra economia altra politica Amazzonia ambiente America latina animalisti Annapolis antifascismo antimafia antirazzimso antirazzismo antirzzismo anziani api Argentina Armenia armi atomiche Australia auto autoproduzione aziende Balcani Bali Banca mondiale Bangladesh banlieues basi militari Basilicata bene comune beni comuni bilanci partecipativo biocarburanti biologico Birmania bitch Bolivia Bolkestein Bologna Brasile brimania Britel Calabria calcio cambiamenti climatici cambiamento climatico Campania cantautore cantieri cantieri sociali carbone carcere Casa catania Caucaso cemento censura centri sociali cgil Chavez chiapas Ciad ciampino cibo Cile Cina cinema Cipro città clandestino clima Colombia commercio equo commercio equo. decrescita comunicazione conoscenza consumi consumo critico contadini cooperazione cornelio cornelio bizzarro cosa rossa cpt crisi alimentare critical mass Cuba De Gennaro Deavos decrescita decrescita. agricoltura biologica democrazia detenuti detenzione diritti diritti globali diritti umani disarmo documentario donne droghe ecologia ecomafia economia Ecuador editoria Egitto elezioni emissioni Enel energia Epa Eritrea espulsioni Etiopia