I custodi del Sele

ESCI DALLA SALERNO–REGGIO Calabria, in direzione di Campagna e segui i cartelli per l’Oasi di Persano». È così che Monica spiega la strada per arrivare a Serre, piccolo paese del salernitano. L’identità dell’Oasi del Wwf di Serre-Persano si sovrappone a quella del paese, specialmente adesso che entrambe sono minacciate dalla costruzione di una megadiscarica di rifiuti.

Imboccata la strada, un piccolo tornante porta verso la valle e, tra una curva e l’altra, la vista si apre su un grande serpente d’acqua. È il fiume Sele che scorre lento e placido tra i salici e fornisce vita, oltre che un nome, a tutta la vallata. Ed ecco i cartelli che indicano l’Oasi, e poco oltre il presidio della gente di Serre. Tre capanni improvvisati sul ciglio della strada che conduce all’oasi e, poco prima, alla cava d’argilla scelta per essere riempita di «monnezza»: l’immondizia qui si chiama così.

Davanti ai capanni nella zona della Valle della Masseria, in circolo, ci sono le donne. Sono lì da tre mesi a presidiare la zona, dandosi il cambio, notte e giorno. Preparano da mangiare, qualche dolce, «per dare l’illusione che ci sia qualche momento di festa» dicono, mandano avanti la casa, vanno a lavorare, si occupano dei figli. Loro, come gli altri cittadini, fanno parte del Comitato «Serre per la vita» ed erano in prima fila mercoledì 14 marzo quando 400 tra carabinieri e poliziotti hanno caricato il presidio, duemila persone, nel tentativo di far posto alle ruspe.

Il racconto dei serresi inizia da qui. «La violenza contro chi? Io mi chiedo contro chi… – dice amareggiata Silvana – Abbiamo visto il nostro sindaco picchiato, hanno tentato di togliergli la fascia tricolore. E per non permettergli di passare siamo rimaste lì, piangendo, ma non ci siamo mosse. Sono una donna abituata a vivere in un paese in cui la sera ci si riunisce con le amiche, dove si ha paura se non si è pagata una tassa. Facciamo una vita semplice. Ai miei figli ho insegnato il rispetto e l’educazione. Ma dopo che hanno assistito a quelle scene cosa posso dirgli? Mi trovo in difficoltà perché tutti i valori che gli ho trasmesso, tutto quello in cui credevo, è stato calpestato. Qui siamo quasi tutti contadini, una volta che ci hanno levato anche la terra da coltivare come faremo?».

«Sai che fino a poco tempo fa l’acqua del fiume si poteva bere?», dice Geraldina, che ci legge alcuni passi delle poesie che ha scritto in questi mesi, dedicate alla Valle. Ora sono appese ai teloni del presidio: «Se vinceremo questa guerra noi ti faremo bella / Se ce la faremo ogni anno da te festeggeremo / E a te Sele mio, nessuno ti ama come ti amo io». E ancora: «Ma che ne sanno di te terra mia / che ne sanno della tua gente che sta soffrendo / La cava, ex cava, così ti chiamano. Ma quale cava? / Così ti hanno ridotto per farci dei soldi, ma tu non eri così / Tu eri bella, eri la mia terra / Quella splendida collinetta / dove si andava per lavorare e ammirare. «Che ne sanno–dice Geraldina–del grano, dei fiordalisi e dei papaveri? E dell’odore del fieno all’imbrunire, quando tutto taceva e si sentiva solo il rumore del fiume. O nel mese di luglio, quando c’erano le more, o dell’acqua fresca del nostro amatissimo fiume. Tutto questo deve finire? No, noi non lo permettiamo, non lo possiamo accettare».
Nella Valle del Sele ci sono distese di ulivi da cui si ricava un pregiato olio extravergine. Si producono anche le mozzarelle di bufala dop, «che arrivano fino a New York», dice orgoglioso Carmine, e tanti ortaggi. Tutti hanno l’orto, qui, «facciamo ancora tutto in casa: le conserve di pomodori, i pelati», racconta Lucia.

L’ex cava d’argilla dove Guido Bertolaso, Commissario straordinario per l’emergenza rifiuti in Campania, ha pensato di dislocare [«momentaneamente », dice, ma nessuno ci crede] 700 mila metri cubi di rifiuti che provengono da Napoli, è proprio lì dietro. Una immensa distesa di verde e di giunchi tra l’argilla. C’è anche un lago che si è formato naturalmente.

Bertolaso continua a negarlo, ma la cava si trova in una vasta area protetta di 3.400 ettari, 2.100 dei quali appartengono ad un’oasi regionale di protezione della fauna e 1.300 fanno parte di una zona di ripopolamento per gli uccelli. Questa zona è protetta da una serie infinita di vincoli. È una Zps, una Zona a protezione speciale, istituita dalla Regione Campania nel 1977; è sottoposta a vincolo paesaggistico [decreto Ronchey]; è un territorio d’interesse comunitario [Sic]; è protetta dal trattato di Ramsar, la Convenzione internazionale sulle zone umide d’importanza internazionale; per finire, è un importante corridoio per le rotte migratorie degli uccelli che passano da qui per andare a svernare in Africa. L’Oasi del Wwf, istituita nel 1981, con i suoi 110 ettari–settanta dei quali occupati da una diga che porta l’acqua ai terreni della piana–copre solo una piccola ma importante parte di questo territorio.

All’imbocco della strada che porta alla cava c’è una roulotte, un altro pezzo del presidio, ma i camion della spazzatura che arriva da Napoli non passeranno da qui. Per farli arrivare nella cava è stata progettata una bretella che dall’autostrada scenderà direttamente fino alla discarica, tagliando per i campi e passando sopra il fiume. Alla «monnezza», quindi, si aggiunge l’asfalto. «Questa guerra ce la dobbiamo combattere, una guerra tra italiani, tra fratelli – dice Mariarosaria–La spazzatura la produciamo tutti e nessuno la vuole. E la raccolta differenziata? Perché non si inizia da qui? ‘La monnezza è ricchezza’, si dice dalle nostre parti. Fare una passeggiata qui dentro, per chi viene dalla città, è uno spettacolo e noi, che questo lo abbiamo davanti tutti i giorni, ce lo dobbiamo far distruggere? Qui ci veniamo a fare le gite la domenica, vicino al fiume e con tanto di rispetto. Abbandonare il posto in cui siamo nati non è facile».

Scendiamo nella cava accompagnati da Giovanni, un cittadino di Serre, che dice: «L’altro giorno la democrazia è uscita con le ossa rotte. Lo Stato non può imporre una decisione che sicuramente distruggerà questa zona. La polizia ha aggredito le persone. Ho visto le donne piangere, coprirsi il viso per la paura. Noi stiamo difendendo la nostra terra e il futuro dei nostri figli. Qui intorno ci sono molte cave sequestrate alla camorra, potrebbero mettere lì i rifiuti ma nessuno ha interesse a farlo. Dicono che faranno una discarica a norma di legge, ma ci sono le lontre, le folaghe, le gru, e una volta che ci sarà l’immondizia i ratti attaccheranno tutto».

«La zona è interessata da un ruscellamento superficiale, come dimostrano i giunchi che crescono qui attorno, ma l’acqua è anche sotterranea – continua Giovanni–Quindi evidentemente non c’è tutta quell’argilla che si pensa ci sia. Il professor Ortolani [docente di geologia all’università Federico II di Napoli, ndr.] sostiene che qualche milione di anni fa il fiume era molto più esteso di com’è adesso, e sotto l’argilla c’è il ciottolame, che ha una funzione drenante. Tutto quel che la terra non riuscirà a drenare andrà a finire nel fiume che irriga tutta la Piana del Sele, da Agropoli a Salerno: 44 mila ettari di terreno fertilissimo».

Mariarosaria e Giovanni indicano un caseificio che si trova proprio sul ciglio della cava: è uno degli otto caseifici della Valle della Masseria e ci lavorano trenta persone. «Se mettono la discarica qui si sfasceranno le famiglie – dice Mariarosaria–andranno tutti in mezzo ad una strada». «Se si farà la discarica – continua Giovanni – la democrazia dimostrerà di essere peggiore della dittatura. Mussolini bonificò il territorio paludoso nel ventennio e oggi la democrazia vuole distruggerlo ». Giovanni mostra con la mano un punto verde chiaro su una collina lontana. È un’altra discarica ormai colma e chiusa, a pochi chilometri da qui, a Basso dell’Olmo, nel comune di Campagna. È stata istituita nel 2005 dall’ex Commissario di governo per l’emergenza rifiuti in Campania, Corrado Catenacci, nonostante il sito non fosse idoneo.

Di discarica c’è anche quella di Macchia Soprana, anch’essa chiusa, dove il percolato va a finire nel fiume, e c’è poi la discarica abusiva sequestrata dalla magistratura in località Pagliarone. «Se parti da Pontecagnano e arrivi qui – dice Giovanni – le montagne sono piene d’immondizia. Abbiamo un incremento dei tumori del 35 per cento. Non possono condannarci se ora combattiamo per salvarci». «Oggi è l’ottantacinquesimo giorno che siamo qui – dice Carmine – Noi la discarica non la vogliamo e stiamo qui notte e giorno per dimostrarlo».

Dopo la carica del 14 marzo, si aspetta il consiglio comunale aperto a cui ha parteciperà anche il senatore Tommaso Sodano, di Rifondazione, presidente della Commissione ambiente del Senato. La palestra comunale è affollata, forse più di duemila persone sulle cinquemila che popolano il paese. Vogliono sapere cosa si è deciso a Roma nella riunione tra i sindaci della piana e Bertolaso, il pomeriggio del 14. Appena arriva il sindaco di Serre, Palmiro Cornetta, la gente si alza in piedi e applaude. «Quello che è accaduto l’altra mattina è deplorevole, non è degno di un paese democratico – dice il sindaco – soprattutto per chi difende i propri diritti. Ho dibattuto, in senato, forse anche con veemenza, ribadendo la nostra assoluta contrarietà». A Roma si è deciso di istituire una Commissione paritetica, formata da tecnici sia del governo che delle comunità locali, per avviare gli studi geognostici sul terreno [i famosi carotaggi, come in Val di Susa] e anche, e questo è un punto su cui il Comitato dei cittadini di Serre insistono, gli studi di impatto ambientale ed economico sul territorio. Sodano prende la parola per dire che in Commissione ambiente «siamo passati da una sconfitta alla possibilità di mettere in discussione la decisione». E assicura l’impegno a spingere le istituzioni ad ascoltare i cittadini di Serre e della Valle. C’è molta preoccupazione per i carotaggi. I cittadini temono che se passerà molto tempo, con il caldo alle porte, la carta dell’emergenza rifiuti [che in Campania dura da almeno quindici anni e che nessuna giunta regionale è riuscita a sanare] potrà essere giocata come ricatto. Il portavoce del Comitato di Serre, Baldassarre Chiavello, parla di difesa dell’identità «che ha radici in quella terra, in quella civiltà contadina da cui proveniamo tutti: l’altro giorno abbiamo difeso non solo la nostra terra ma la nostra dignità e la nostra nonviolenza». Baldassarre annuncia l’assemblea nazionale della Rete rifiuti zero che si incontrerà a Serre il 24 marzo per discutere della gestione dei rifiuti. «Oramai gli inceneritori e le discariche fanno parte dell’archeologia nella gestione dei rifiuti – aggiunge Baldassarre – Gli strumenti per gestire in modo meno invasivo i rifiuti sono tanti. La politica e le istituzioni dovrebbero usarli».

Per il momento, un punto d’accordo è stato trovato ed è appunto la Commissione paritetica che dovrà esaminare tutti gli aspetti della questione: geologico, ambientale ed economico. Forse la neonata legge approvata dal Consiglio regionale venerdì 16, che punterebbe sulla riduzione dei rifiuti, sulla raccolta differenziata e sull’uso sia di nuove tecnologie che di una nuova organizzazione, potrà essere utile.
Intanto i lavori della Commissione, iniziati questa settimana, vanno avanti. Dureranno ancora per una decina di giorni, poi si prenderà una decisione sul futuro non solo della valle ma, come recita il rapporto Brundtland sull’ambiente–il primo a distinguere tra «ambiente» e «sviluppo »–sul «futuro di tutti noi».

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