Il tesoro e l’informazione

Il viceministro Vincenzo Visco è uomo che suscita sentimenti accesi e contrastanti. Tra le qualità che amici e nemici gli riconoscono, c’è certamente la capacità di usare un linguaggio molto diretto, una dote quasi sconosciuta ai professionisti della politica. Giovedì sera, alla vigilia dell’atteso consiglio dei ministri che deve approvare il decreto legge collegato alla Finanziaria, ai delegati della Conferenza delle regioni che chiedevano qualche intervento in extremis, Visco ha risposto tagliando corto: «Faremo il possibile, l’impossibile no. I soldi non si stampano».
Quel decreto ha un titolo semplice, piuttosto affine al linguaggio del viceministro. Si chiama «Misure urgenti di finanza pubblica, di sviluppo e di equità sociale», e infatti prevede l’impiego di oltre 7 miliardi di euro, parte della somma derivante dalle maggiori entrate fiscali. Per quel che sappiamo finora, uno dei pochissimi tagli che prevede il decreto è quello sui contributi diretti che lo stato destina a garantire il pluralismo dell’informazione, un bene fondamentale della democrazia che la Costituzione italiana non ritiene di poter affidare esclusivamente alle leggi di mercato.

Dopo diversi anni di più o meno interessato silenzio, negli ultimi tempi la discussione sui contributi pubblici alla carta stampata si è accesa più volte. Sono venuti alla luce diversi casi di appropriazione indebita e, ultimamente, non mancano i colpi di sciabola tra chi cavalca folate di indignazione contro la «casta» politica e i suoi giornali e chi finalmente denuncia i colossi editoriali che usano i contributi dello stato per quotarsi in borsa.

Il governo ha preparato un discutibile disegno di legge per la riforma del settore che potrebbe vedere la luce nel corso del 2008. E’ un disegno di legge molto ambizioso, che tuttavia lascia sostanzialmente inalterati gli squilibri dei capitoli che regolano il sostegno pubblico. Ci potrebbe essere, tuttavia, tempo e modo per migliorarlo nel corso del suo iter. Anche per questo, la notizia di nuovi tagli indiscriminati sui contributi diretti, quelli destinati alle cooperative di giornalisti e ai giornali «politici», appare sconcertante.
Se il taglio deciso dal ministero del tesoro (quello di Visco) verrà confermato dal governo, e se Prodi blinderà la Finanziaria impedendo modifiche al parlamento, le conseguenze saranno «drammatiche». L’aggettivo è stato usato oggi da Paolo Serventi Longhi, il segretario della Federazione nazionale della stampa, che ha poi aggiunto: «Vogliono chiudere i giornali di idee e di opinione». La Fnsi afferma di essere pronta a proclamare uno sciopero dell’intera categoria.

Per dirla con il linguaggio diretto caro a Vincenzo Visco, al di là delle «catastrofiche ricadute occupazionali», il taglio previsto minaccia la stessa esistenza dei pochissimi giornali indipendenti di questo paese che affrontano il selvaggio mondo delle edicole. Stiamo parlando di testate come «il manifesto» e «Carta», tanto per fare qualche esempio, giornali che per resistere alla giungla del mercato, come direbbe Visco, possono fare il possibile ma l’impossibile no. La stessa minaccia peserebbe poi probabilmente su molti altri quotidiani e periodici locali e nazionali, da «Rassegna sindacale», il settimanale della Cgil, a «Il Salvagente», da «Left» ad «Avvenire», e perfino sui giornali di partito, dall’«Unità» al «Secolo», da «Liberazione» ad «Europa».

Certo, con la chiusura di tante e diverse testate, una riforma dell’editoria volta a garantire il pluralismo nell’informazione risulterebbe necessariamente più agile. Forse non ci sarebbe neanche la necessità di limare il contributo di 15 milioni di euro che lo stato concede con i contributi indiretti per le spedizioni postali al «Sole 24 Ore».
Si possono rivolgere molte critiche a Vincenzo Visco, non quella di non essere persona seria. Il viceministro difficilmente parla senza pensare, nei mesi scorsi è stato oggetto di accuse infondate e pretestuose e deve aver maturato una certa antipatia per buona parte della carta stampata. Se sostiene che i soldi non si stampano, potrebbe aver deciso che anche le notizie sarebbe meglio diffonderle in forma metallica, quelle importanti con monete da uno o due euro, per le altre basterebbro gli spiccioli.

Tags assegnati a questo articolo: informazione

Mail_long
20 ottobre 8 marzo abbonamenti abiti puliti aborigeni acqua Afghanistan africa agricoltura agricoltura biologica agricoltura. decrescita Aiab Aids altra economia altra politica Amazzonia ambiente America latina animalisti Annapolis antimafia api Argentina Armenia armi atomiche Australia auto autoproduzione aziende Balcani Bali Banca mondiale Bangladesh banlieues Basilicata beni comuni bilanci partecipativo biocarburanti biologico Birmania bitch Bolivia Bolkestein Bologna Brasile brimania Britel Calabria calcio cambiamenti climatici cambiamento climatico Campania cantautore cantieri cantieri sociali carbone carcere Casa catania cemento censura cgil Chavez chiapas Ciad ciampino cibo Cile Cina cinema Cipro città clima Colombia commercio equo commercio equo. decrescita conoscenza consumi consumo critico contadini cooperazione cornelio cornelio bizzarro cosa rossa cpt crisi alimentare critical mass Cuba De Gennaro Deavos decrescita decrescita. agricoltura biologica democrazia detenuti detenzione diritti disarmo documentario donne droghe ecologia ecomafia economia Ecuador editoria Egitto elezioni emissioni energia Epa Eritrea espulsioni Etiopia Europa expo fame fantascienza festival finanza finanza critica finanza etica finanziaria fiom forum forum sociale Forum sociale mondiale 2008 Francia fumetto G8